Diario della Brigata «Matteotti» di montagna


I primi gruppi della brigata «Matteotti» si costituivano, nel maggio-giugno 1944, nelle zone di Lizzano in Belvedere e di Granaglione, sul confine tosco emiliano. In quel periodo di costituzione venivano svolte diverse azioni di disarmo di militi fascisti e di soldati tedeschi.

1944

Giugno. Colpi di mano ai distaccamenti SS a Borgo Capanne, Granaglione, Molino del Pallone. Vengono ricuperati 10 moschetti italiani con munizioni, 2 pistole, 8 fucili mod. 91 con munizioni, 2 Mauser con munizioni.

27 giugno. Molino del Pallone. In un colpo di mano ad un distaccamento tedesco vengono catturati diversi moschetti e alcune rivoltelle, oltre a materiale di casermaggio.

In uno scontro con pattuglie SS, presso Lizzano (via Pianaccio), cade il partigiano Agostini Ivo.

Il partigiano Gubellini Ettore, catturato, viene impiccato a Lizzano.

Il 2 luglio, in un colpo di mano ad un distaccamento SS a Molino del Pallone, vengono asportati alcuni moschetti, rivoltelle, oltre materiale di casermaggio. Il partigiano Vivarelli Attilio, catturato, viene fucilato a Biagioni (Granaglione).

6 luglio. Il partigiano Taruffi Armando, catturato dalle SS, viene fucilato a Molino del Pallone.

10 luglio. Il nucleo base della brigata, acquistata una consistenza in uomini ed armi, si trasferisce a Orsigna, accampandosi a nord del paese, in collaborazione alla Brigata «Buozzi» toscana. Il capitano Toni prende il comando.

15 luglio. Puntata offensiva delle due Brigate contro le SS di stanza a Orsigna. 

Azione di Orsigna. Il 15 luglio u.s. alle ore 12 circa, si presentavano alla sentinella della formazione «Buozzi», in località Orsigna, quattro individui in borghese con fazzoletto rosso al collo, che si qualificavano per partigiani e chiedevano di essere aggregati alla formazione.

All’intimazione della sentinella di deporre le armi, uno di questi le sparava contro, ferendola al braccio sinistro. Immediatamente una seconda sentinella, appostata sullo stesso luogo, reagiva con una raffica di mitra stendendo al suolo i quattro agenti provocatori.

Verso le ore 18 dello stesso giorno, una formazione composta di circa 150 uomini, SS. italiane e tedesche, provenienti da Pracchia, iniziava una azione di rastrellamento nella zona occupata dalle formazioni Buozzi, Matteotti, Giustizia e Libertà. Le brigate già in allarme per l’episodio verificatosi alla mattina, al fine di non essere colte di sorpresa, si erano disposte a semicerchio per lasciare convergere verso il loro centro le SS.

Non appena esse furono a tiro si iniziò lo scontro, che, protrattosi per circa 4 ore, terminò con il ripiegamento delle forze nazifasciste che, protette dall’oscurità, riuscivano a ritirarsi portando seco 28 caduti e lasciando nelle mani dei nostri, tra l’altro due prigionieri ed un mortaio. I due prigionieri che risultavano essere due note spie, e che all’alba del mattino seguente tentavano di fuggire, venivano giustiziati.

A mezzogiorno si presentava alle formazioni il parroco di Orsigna, il quale incaricato dalle SS. tedesche, chiedeva la restituzione delle salme dei giustiziati. Il comandante dopo aver avuta la formale assicurazione che nessuna rappresaglia sarebbe stata intrapresa contro gli abitanti della zona, consegnava le due salme.

16 luglio. Tentativo tedesco di rastrellamento sventato con forti perdite nemiche (più di 30 morti e tre automezzi incendiati).

18 luglio. In seguito ad un forte attacco operato da soverchianti forze tedesche, dopo breve combattimento, i partigiani sono costretti ad operare lo sganciamento.

Lago Scaffaiolo. Nuovo attacco tedesco: nel combattimento che ne segue alcuni partigiani rimangono feriti. La formazione è costretta a sganciarsi.

Rocchetta. Fame e disagi ritardano la riorganizzazione. I tedeschi inviano nuovi contingenti nella zona. Ai partigiani vengono a mancare i collegamenti con le basi di rifornimento.

Montefiorino. Un nostro plotone, affiancato alla Garibaldi di Modena, sostengono un furioso combattimento contro ingenti forze tedesche, che determina il completo sbandamento dei patrioti.

Canevare. Un plotone affiancato alla brigata Giustizia e Libertà, in attesa di un lancio alleato. Decisi rastrellamenti tedeschi impongono lo sganciamento su nuove posizioni.

Al lago di Pratignana. I tedeschi continuano ad attaccare da tutte le parti, nell’intento di liberare l’importante crinale che divide l’Emilia dalla Toscana e la zona bolognese dal modenese. Causa crescente pressione tedesca, la brigata è costretta a dividersi in due nuclei, uno dei quali tenta di riparare alla Zocca.

L’altro  gruppo si sbanda completamente nella valle dell’alto Reno. Questo gruppo poi, di cui fanno parte Nans Marabini (Tom), il romagnolo catturato dai tedeschi al Morgone di Molinella e torturato a morte dalle brigate nere di Ferrara, Amilcare Biagi (Tempesta), Anselmo Martoni (Lampo), Giuliano Vincenti (Saetta), Guido Montanari (Gildo), Nevio Evangelisti, Arduino Neri (Fulmine), «il Topo», Ferrin ed altri in complesso una dozzina d’uomini, punta in un primo tempo in Romagna, nei pressi di Massalombarda, ove compie numerosi atti di sabotaggio, fa saltare infatti nei pressi del paese un discreto contingente dì materiale bellico, poi su Molinella ove, incorporato nella 5a. Bonvicini, compie altre numerose azioni tra cui la cattura di un maggiore tedesco, di un interprete e del loro autista con conseguente recupero di una automobile e di svariato materiale topografico. Pure altre azioni fanno parte del «curriculum» di questa frazione della Brigata Matteotti tra cui attentati nel centro del paese».

Vengono catturati e fucilati dalle SS i partigiani Agostini Angelo, Mezzani Amos, Sabbatini Germano. (12 agosto 1944).

A Cappel Buso. (Monti della Riva). Riorganizzazione della brigata che viene divisa in due formazioni: la formazione «Toni» si accampa sulla Riva sotto Cappel Buso; la formazione di Sambuca Pistoiese, composta di quasi tutti elementi locali, si accampa in posizioni dominanti il bacino di Pavana.

Azioni d’imboscata alle macchine tedesche sulla strada Lizzano-Silla; un colonnello e due ufficiali tedeschi uccisi.

Lavoro di molestia alle pattuglie tedesche che stanno minando i ponti e le strade, numerose imboscate a danno degli automezzi nemici.

Il 25 agosto venivano giustiziati, per ragioni di polizia e di sicurezza Patriottica, tre nemici dell’Italia:

1) Vessatore e stangatore fascista, spia e guida dei tedeschi nei rastrellamenti e nella reazione da questi compiuta a Molino del Pallone, ai quali additava dove si celavano i partigiani.

2) Eminenza grigia e onnipotente del fascismo della montagna bolognese. Delatore e confidente della questura, coreggente del fascio repubblicano. Negli ultimi tempi si adoperò per far venire le SS alle quali forniva informazioni sui patrioti.

3) Notissimo squadrista e stangatore. Fu tra i più aderenti promotori del P.F.R. e cooperava in unione agli altri due alla denuncia dei Patrioti e di tutti i giovani che si davano alla macchia per non servire i nazi-fascisti.

Dal 5 al 13-8 uomini specializzati (GAP) delle nostre formazioni hanno rilevato tutti i lavori e depositi di munizioni e carburante alla Masera, Rocca Cometa, Lizzano in Belvedere e Camugnano.

La formazione «Toni», per agire più in contatto con la formazione di Sambuca Pistoiese si trasferisce a Monte Cavallo accantonandosi nelle baracche delle guardie forestali. Pattuglie partigiane controllano i dintorni fino ai pressi di Molino del Pallone presidiato dai tedeschi. Una squadra di militari russi, guidata da Nicolai A. Trifonov, (prigionieri dì guerra a Charcow e inviati al lavoro in Italia), evade e raggiunge l’accantonamento di Monte Cavallo, aggregandosi ai partigiani.

Si giunge così al momento in cui le forze tedesche, pressate dalle forze anglo-americane ed alle spalle da quelle partigiane, arretrano fino alle prestabilite posizioni della Linea Verde.

In questo periodo l’attività della brigata diviene intensissima. Il piano del capitano Toni (Liberazione della zona compresa fra Monte Cavallo-Pracchia-Castel di Casio-Porretta) si effettua nei particolari seguenti:

Base (A). Formazione «Toni» operante ad ovest del Reno:

24 settembre. Una pattuglia, partente dalla base di Monte Cavallo, opera una puntata d’assaggio sulle forze tedesche presso Pracchia. 8 tedeschi uccisi, un automezzo, fusti di benzina ed altro materiale distrutti. Perdite partigiane: un uomo (nazionalità russa).

26 settembre. Un pattuglione partigiano, partendo dalla base, assale automezzi nemici sulla strada di Castelluccio gettando lo scompiglio fra le S.S.: Castelluccio viene occupata.

27-28 settembre. Occupazione di Boschi, Molino del Pallone, Granaglione, Lustrola, Borgo Capanne. I tedeschi battono in ritirata.

29 settembre. Da Castelluccio, le nostre pattuglie di avanguardia molestano le forze nemiche in Lizzano. Il crinale Castelluccio-Porretta è quasi totalmente in mano dei partigiani della «Matteotti». Giunge intanto a Castelluccio la «Garibaldi» della divisione Modena che si affianca alla nostra formazione «Toni».

1 ottobre. Presso Capugnano, un pattuglione tedesco, spintosi sul crinale, assale un nostro automezzo uccidendo due partigiani e ferendone quattro. Contrattacco immediato. Il nemico ripassa il Silla in disordine, trascinando a spalle due feriti.

2 ottobre. Una nostra pattuglia si scontra con un nucleo tedesco presso Porretta. Questo, aggredito di sorpresa, perde tre uomini e lascia sei prigionieri. Viene catturato un discreto bottino. Fra l’altro: un fucile mitraglia con munizioni, 9 Mauser e 5 pistole P.38.

Le avanguardie della formazione «Toni» prendono contatto in Porretta con le avanguardie della formazione di Sambuca Pistoiese.

3-4-5 ottobre: primi contatti con le pattuglie alleate e consegna dei prigionieri.

Base (B).

Formazione «Sambuca Pistoiese» operante ad est del Reno, dal crinale sopra a Pòsola.

26 settembre. La formazione partigiana prende deciso controllo della zona compresa fra S. Pellegrino e Taviano.

27 settembre. Scontro con forze tedesche presso Badi. Più di un’ora di combattimento. Un automezzo nemico distrutto. Due tedeschi catturati tre morti e due feriti. Bottino: cinque camions ed alcune armi.

All’imbrunire dello stesso giorno, forze nemiche contrattaccano su Taviano. Lo schieramento partigiano apre un violentissimo fuoco dividendo i tedeschi in due gruppi uno dei quali, quasi circondato, in tre ore di combattimento, riesce a sganciarsi lasciando sette morti e sei prigionieri.

Nella mattinata, un’altra squadra partigiana, presso Treppio, si scontra con una pattuglia tedesca. Dopo tre ore di fuoco, i tedeschi si ritirano, inseguiti dai partigiani fino a Badi e lasciano sul terreno tre morti. Alle ore 14 dello stesso giorno, forze nemiche puntano su Taviano. Lo schieramento partigiano apre violentissimo fuoco dividendo i tedeschi in due gruppi, uno dei quali, quasi circondato, in due ore di combattimento, riesce a sganciarsi lasciando cinque prigionieri, quattro morti e tre feriti.

Bottino: due fucili mitragliatori e diversi fucili. Nel rastrellamento della zona da parte dei partigiani vengono catturati altri quattro tedeschi.

Perdite partigiane: Gianni Cesare, Binacchi Amedeo, Bichecchi Paolo, e cinque feriti.

28 settembre. Un pattuglione tedesco con automezzi e autoblindo spintosi nella notte fino a Taviano, forse nell’intento di recuperare gli automezzi, viene senz’altro respinto. Nessuna perdita tedesca accertata.

29 settembre. Occupazione di Treppio, Pavana, Ponte della Venturina, Badi. I partigiani si spingono pattuglie verso Porretta. Il partigiano Guccini Etmo, inviato con un nucleo di avanguardia, viene catturato e fucilato nei pressi di Silla.

30 settembre. Occupazione di Suviana. I tedeschi lasciano cinque prigionieri. Perdite partigiane: Silvio Guidetti, Gino Guidetti, Cirillo Masotti fucilati dalle SS.

1 ottobre. Occupazione di Castel di Casio.

2 ottobre. Le avanguardie della formazione prendono contatto in Porretta con le avanguardie della formazione «Toni».

3-4-5 ottobre. Primi contatti con le pattuglie alleate e consegna dei prigionieri.

Entro la metà d’ottobre le forze armate anglo-americane prendono possesso di tutta la zona controllata dalla brigata «Matteotti » (pentagono Pracchia, S. Pellegrino, Treppio, Castel di Casio, Porretta, Monte Cavallo).

L’esercito alleato, avanzando, ha l’abitudine di disarmare e congedare i partigiani che incontra sul suo cammino. Questo avviene soltanto parzialmente per le brigate «Matteotti» di montagna, «Garibaldi» e «Giustizia e Libertà» stanziate sull’Appennino Tosco-Emiliano.

Trovando in questa parte dell’Appennino forze partigiane meglio organizzate, più numerose e più attive che altrove, il comando alleato credette opportuno utilizzarle come truppe di avanguardia. Condizione che volentieri accettarono, nella «Matteotti» gli elementi della formazione «Toni» (quasi tutti bolognesi e romagnoli) mentre la formazione di Sambuca Pistoiese, composta di elementi locali, smobilitò quasi subito.

Le truppe tedesche si sono ritirate sulla Lina Verde che vanno tuttora fortificando. La loro nuova linea difensiva possa sul crinale di Monte Belvedere e corre in questa zona da Bombiana a Gaggio, e Gabba, a Querciola, monti della Riva, Monte Spigolino e Corno alle Scale.

Con intensa attività di pattuglie volanti i tedeschi tentano di dare l’impressione di essere in forze considerevoli. Per quasi tutto il mese di ottobre la brigata «Matteotti», con il plotone «Toni» sgranato sul crinale Castelluccio-Porretta, svolge attività di pattuglie fino alla riva del Silla. Ora i tedeschi varcano più raramente il fiume soltanto per rastrellare il bestiame della zona.

Verso la fine del mese di ottobre i partigiani passano il Silla.

Le tre brigate «Garibaldi» (Div. Modena), «Matteotti» e «Giustizia e Libertà» (Div. Bologna) si attestano rispettivamente a Lizzano, Gabba, Gaggio Montano. I tedeschi ostacolano i nostri movimenti con intenso fuoco di mortaio.

Pattuglie partigiane della «Matteotti», in collegamento con le pattuglie di «Giustizia e Libertà», controllano la strada Gabba-Gaggio Montano.

Pattuglie partigiane della «Matteotti» toccano il villaggio di Grecchia e si spingono nella zona di Pianotti dove il nemico attende al lavoro di fortificazione.

Scontri di pattuglia nella zona di Pianotti, Calcinara e quota 896, sulla strada di Querciola-Corona. Nessuna perdita nemica accertata. Molti quintali di filo spinato ed altro materiale abbandonato dai tedeschi nella zona di Primarella viene recuperato e consegnato agli alleati.

Le località di Primarella, Casaccia, Cobogna rimangono saldamente sotto il controllo delle nostre pattuglie.

29 ottobre. Azione dimostrativa partigiana su tutto il settore, con l’ausilio dell’artiglieria americana. La brigata «Garibaldi», da Vidiciatico, avanza fino a Belvedere, occupando Querciola, Ca’ Buio, Calcinara, Pianotti.

La «Matteotti», da Gabba, avanza a destra di Pianotti e si congiunge a Ronchidos con la «Giustizia e Libertà» proveniente da Gaggio Montano. Vengono catturati alcuni tedeschi.

Frattanto i tedeschi si riorganizzano, ricevono rinforzi in uomini ed artiglieria. Ai partigiani mancano i servizi logistici e soprattutto il cambio. Le quote debbono essere abbandonate. Da questo momento i tedeschi intensificheranno i lavori di fortificazione fino al punto di costituire in questo settore una delle più munite linee del fronte italiano.

Il 4 novembre 1944, alcuni volontari della «Matteotti», in temporanea collaborazione con le forze armate americane, prendono parte all’occupazione di Affrico (Gaggio Montano). Ivi cade in combattimento il partigiano Alfiero Tomesani. Nella notte sull’8 novembre l’accantonamento di Raspadore s’incendia fortuitamente. Periscono i partigiani Abbona Angelo, Pozzi Elio, Torlaini Pietro. La brigata si trasferisce nella sottostante Cà di Palazzo.

Nel mese di novembre le forze americane preparano un’offensiva locale nell’intento di riconquistare l’importante piazzaforte di Monte Belvedere (quota 1140).

L’offensiva viene scatenata verso il 20 dello stesso mese, in collaborazione con le forze partigiane. Forze garibaldine e americane sfondano a Corona (quota 943) ad Ovest di Monte Belvedere: forze americane e della «Matteotti» (formazione «Toni») occupano Calcinara ad Est.

L’intento di accerchiare la piazzaforte viene frustrato da un violentissimo contrattacco tedesco scatenato simultaneamente contro i due punti avanzati, la sera del 27 novembre. Corona è ripresa dai tedeschi, dopo ripetuti e feroci assalti. Calcinara resiste sino a notte inoltrata.

Perdite rilevanti da parte dei tedeschi che lasciano 90 morti soltanto nella zona di Calcinara.

In seguito alla perdita della Corona, il Comando alleato modifica lo schieramento difensivo: gli appostamenti di Calcinara arretrano a Primarella ed a Querciola.

Le opposte prime linee rimangono tuttavia vicinissime e i tedeschi usufruiscono delle quote dominanti.

Il 29 novembre il capitano Toni esce personalmente con una pattuglia di nove partigiani e due americani. Si spinge fino alla zona di Montilocco ove si scontra con forze tedesche. Un maresciallo nemico ucciso e otto soldati prigionieri. Bottino: due fucili mitragliatori con munizioni, pistole e materiale vario. Per unire il settore, vengono inviate, frattanto, ulteriori forze corazzate americane. L’attività delle opposte artiglierie è incessante e particolarmente intensa dall’alba al tramonto. I partigiani effettuano, quasi ogni notte, pattuglie di copertura ai posamine. Alcune pattuglie miste toccano saltuariamente Piada e Cà Buio.

Il 12 dicembre, dopo un lungo periodo di ininterrotto servizio in prima linea, la formazione «Toni» partecipa ad una puntata offensiva contro la sempre più munita posizione tedesca di Corona.

Verso le cinque del mattino, le fanterie avanzano da Querciola e si attestano, con radio, sul fosso di Prà della Villa, mentre l’artiglieria concentra il fuoco su Polla, Corona, Belvedere. Mine tedesche sulla strada di Corona, impediscono l’impiego di mezzi corazzati. L’ala sinistra della fanteria americana punta in direzione di Polla. Il capitano Toni conduce personalmente l’ala destra ed espugna Corona. Alcuni tedeschi si arrendono, altri si danno alla fuga, lasciando alcuni morti. Il bottino appare ingente: tre carri armati, almeno cinque fucili mitragliatoti, munizioni, viveri e materiali di casermaggio in quantità enormi.

Ma i tedeschi si affacciano improvvisamente alle spalle di Corona e, da quote dominanti, aprono nutritissimo fuoco in direzione del valico. Dalle falde di Monte Belvedere e dal crinale di Polla, altre mitragliatrici aumentano il volume del fuoco nemico. Lo sganciamento si effettua sotto l’azione del contrattacco intensamente appoggiato dall’artiglieria. Nell’estremo tentativo di fronteggiare il nemico, per disciplinare la ritirata e non abbandonare i feriti, il capitano Toni trova eroica morte.

I partigiani reggono faticosamente due linee di fuoco effettuando il ricongiungimento con le forze americane verso le posizioni di Querciola. Fra i partigiani caduti: il comandante Antonio Giuriolo (Toni), Galiani Pierino, Venturi Nino ed alcuni feriti gravi.

Il governatore di Lizzano, comandante l’O.S.S. americano (Cap. Rouzer), eleva immediata proposta di decorazione al valore per il caduto Capitano Toni Giuriolo.

La brigata Matteotti, in riunione generale, decide di continuare la propria attività nel nome del capitano Toni, senza scegliere altro comandante.

Il 20 dicembre 1944, in missione segreta, due partigiani varcano clandestinamente le linee nemiche nei pressi di Rocca Corneta ed effettuano particolari rilevazioni concernenti le fortificazioni tedesche.

25 dicembre 1944-7 gennaio 1945. Dopo un breve periodo di riposo, la formazione «Toni» riprende servizio in prima linea agli appostamenti di Ca’ Rovina a nord del bivio della Masera, sulla strada Rocca Cometa (km. 22) in collaborazione con un distaccamento di americani.

Il fronte pressoché calmo. L’abbondantissima caduta di neve limita l’attività delle pattuglie.

Per ordine dell’O.S.S. di Lizzano, il cambio giunge agli appostamenti la sera del 7 gennaio 1945. La brigata viene trasferita a Pianaccio, con missione di controllo della zona d’alta montagna e dei passi compresi fra Monte Grande (quota 1531) ed il Corno alle Scale (quota 1945).

8 genaio-15 febbraio 1945. Ininterrotto servizio di presidio in Pianaccio, con pattugliamento ed esplorazione d’alta montagna di Monte Grande, Sbaccata dei Bagnadori, Balzi del Fabbuino, Nuda, Acero, Corno alle Scale.

Fino al 20 gennaio detto servizio viene svolto in collaborazione alle forze americane dislocate in Pianaccio (Distaccamento sciatori della X divisione fanteria americana da montagna, inviato dal Btg. del colonnello Hashion). Per il restante periodo l’intero servizio è a carico dei partigiani della «Matteotti».

Le pattuglie toccano la strada da Poggiolforato a Cà di Berna, Madonna dell’Acero e costeggiano il Dardania per alcuni chilometri.

Pattuglie straordinarie violano la sella della Nuda, esplorano il fosso dello Scavo e sì spingono fino ai pressi dei lago Scaffaiolo. In detta zona, rade pattuglie di sciatori tedeschi vengono segnalate. Altre pattuglie tentano il passo del Cancellino (via Porta Franca).

Verso la metà di febbraio, un pattuglione misto tenta il Passo del Lupo, fra i Monti della Riva tenuti dai tedeschi. Un altro pattuglione, passato il Dardania, scala il canale di Serrasiccia giungendo alle postazioni tedesche di detto monte (quota 1395).

Il 16 febbraio la brigata viene aggregata alla X divisione americana da montagna in Vidiciatico (Btg. del colonnello Hashion).

Ingenti forze specializzate americane sono concentrate in vista dell’offensiva nel settore Monte Spigolino, Monti della Riva, Monte Belvedere (ultimo settore della «Linea Verde» mantenuto dai tedeschi). Imponente lo schieramento dell’artiglieria.

I combattimenti della fanteria, più duri del previsto, iniziati il giorno 19, terminano alle ore 11,30 del giorno 20 febbraio con l’occupazione definitiva del crinale Belvedere, Corona, Polla e Monti della Riva.

I tedeschi avevano spostato forze considerevoli dal fronte Adriatico per munire questo settore.

Un gruppo di partigiani si distingue particolarmente nella presa d’assalto della quota 753, espugnando i fortini tedeschi a ovest di Cà Florio. Otto partigiani in pattuglia avanzata e in collegamento con la «F. Company» catturano da soli 35 tedeschi. Fra questi partigiani un caduto: Morganti Giuseppe.

Un altro gruppo di partigiani, in collegamento con la «F. Company», occupa il Pianello e le quote 576 e 617 a sud di Rocca Corneta. La strada che guida al paese rimane in tal modo bloccata dai partigiani. Molti tedeschi chiusi in una sacca sono costretti ad arrendersi.

La sera del 22 febbraio, su invito del comandante del Btg. Colonnello Hashion, i partigiani occupano da soli Rocca Cometa stabilendo così la continuità della nuova linea da Belvedere ai Monti della Riva.

Per tre notti consecutive i tedeschi contrattaccano nella zona di Moscheda, Valpiana, in direzione di Corona, infruttuosamente.

Dall’alba al tramonto i cacciabombardieri alleati martellano le forze nemiche in tutto il settore.

La notte del 26 febbraio, un pattuglione misto si spinge, lungo il Dardania, oltre la linea nemica, fino al Km. 27 e perlustra il bosco fra la strada e il torrente incontrando fuoco nemico nei pressi di Cà Vigoni. Un americano ferito. La pattuglia deve riparare nel Dardagna. La brigata torna a riposo in Lizzano il 27 febbraio.

Frattanto viene accolta la domanda di arruolamento di una formazione «Buozzi» già combattente con la formazione divisione «Arno» nella liberazione di Firenze. Detta formazione (circa la forza di un plotone) si accantona a Castiglione dei Pepoli.

La formazione «Toni» viene assunta in servizio speciale alle dirette dipendenze dell’O.S.S. di Lizzano.

Alcuni dettagli:

10-15 marzo. Esplorazione rifugi e ricerca di passaggi praticabili nella zona d’alta montagna Nuda, Corno alle Scale, Monte Gennaio.

16-20 marzo. Posto di esplorazione sulla Nuda con radio ricevente e trasmittente. Esplorazione dei passi e collegamento con presidio alleato di Orsigna. Appostamenti a Serra dei Baichetti, sui Monti della Riva. Segnalazioni di pattuglie nemiche nella vallata di Ospitale.

25 marzo-21 aprile. Pattuglie di ricognizione a Pian Castagnolo e Ospitale. Collegamenti con pattuglie brasiliane al Passo dei Ronchi. Appostamenti al Passo del Lupo e Gingio Semigliano.

La formazione «Buozzi» svolge attività di pattuglie nella zona di Vergato, Salvaro, Pioppe di Salvaro, per tutto il mese di marzo, in collegamento con la brigata «Giustizia e Libertà». Due partigiani restano gravemente feriti in pattuglia il 15 marzo 1945.

Un’azione di copertura alle forze americane che occupano facilmente il villaggio di Salvaro.

Il 19 aprile 1945. Missione segreta, attraverso le linee, di una pattuglia formata da sei partigiani destinata a toccare Bologna.

20 aprile 1945. Un pattuglione formato da 15 uomini in esplorazione sulla zona Pontecchio, Casalecchio, Bologna.

Le forze partigiane si ricompongono a Bologna il 21 aprile 1945.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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