Giuliano Gaggiani


Nasce il 20 febbraio 1923 ad Argenta ( FE). Dopo la caduta di Mussolini viene contattato da Elio Stegnani, che sta organizzando la resistenza nella zona di Argenta, partecipa alle riunioni organizzative e alle prime azioni del movimento partigiano ferrarese. 

Nel novembre 1943 viene incaricato dal CLN di Ferrara di riorganizzare il movimento sbandatosi dopo l’eccidio di Castello Estense. Arrestato dai fascisti il 7 dicembre 1944 venne torturato. Il 16 dicembre 1944 riusce ad evadere e si rifugia a Molinella.

Ha militato nella 5a brigata Bonvicini Matteotti e combattendo a Molinella, Medicina e Castel Guelfo di Bologna. Il 17 aprile 1945 partecipa alla liberazione di Molinella.

I suoi ricordi

Il 25 luglio 1943 mi trovavo in convalescenza militare nel mio paese, cioè a Santa Maria Codifiume. Lo scoppio di gioia popolare che si ebbe alla notizia dell’abbattimento della dittatura fascista mi colpì profondamente facendomi capire quanto fossero diventati insopportabili per tutti il fascismo e la guerra. La voce dei vecchi antifascisti del 1920, di quelli che fino al giorno prima erano presentati a noi giovani come nemici del popolo, parlò e si fece intendere da tutto il popolo. Anch’io che allora avevo vent’anni e facevo il pescatore nelle valli, compresi subito quella lezione.

Ricordo il vecchio sindacalista Giulio Tubertini, il compagno Gnudi, Eligio Giordani, ora scomparsi, che urlarono sulla piazza a tutto il popolo le sofferenze e le violenze subite; ricordarono gli incendi, il carcere, le umiliazioni, la miseria e la guerra. Questo era il fascismo.

In quei giorni ci sentimmo ottimisti, anche se la guerra continuava, perchè tutti credevano che presto sarebbe finita. In tutti c’era una grande speranza. Ma l’8 settembre si ritornò al pessimismo. I fascisti tornarono più feroci che mai e con loro tornarono i tedeschi. Ma non cancellarono le frasi dette ed ancor meno riuscirono ad eliminare gli antifascisti che le avevano dette. Da loro nacque la Resistenza.

Fui avvicinato da Elio Stegani (Marco) organizzatore dei partigiani locali, e aderii subito alla Resistenza. Riunioni organizzative, disarmi di numerosi fascisti, compiti di collegamento fra i vari paesi e azioni di sabotaggio furono le prime attività. Poi, nel novembre del 1943, quando avvenne il massacro del Castello Estense e lo sbandamento del CLN di Ferrara, mi fu affidato il compito dal CLN locale di riorganizzare i superstiti ed assisterli.

Per me questo incarico fu un compito grave e mi addossai una alta responsabilità umana e politica. Mi furono affidati uomini come Vincenzo Cavallari, Adriano Piccolomini, Michele Tortora, il prof. Bertelli, l’ing. Manfredini e altri. Da paese a paese, da Codifiume ad Argenta, da Marmorta a Lavezzola, da Molinella a Ferrara, attraverso posti di blocco, di giorno di notte portavo armi, ordini militari, documenti ai vari CLN. Era la voce della fede che giungeva da un luogo all’altro.

Questa attività continuò fin che fui arrestato dalle brigate nere del famigerato Borgatti, capo fascista dell’Argentano.

Mi rinchiusero nella caserma di Argenta insieme ad altri sette partigiani.

Cominciarono subito a bastonarci: poi mi spaccarono due costole e il naso poi mi misero con la testa dentro al cesso. Ma la notte dopo decisi di fuggire e vi riuscii sebbene mi sparassero dietro con le armi automatiche. Fui aiutato dai contadini (ricordo in particolare la famiglia Gazzotti che mi assistette e mi curò le ferite) e riuscii a salvarmi e a passare il Reno. Anche gli altri si salvarono fuggendo nei giorni seguenti.

Appena libero mi aggregai alla 5a Brigata (che poi fu chiamata Bonvicini), che operava in una vasta zona da Molinella a Medicina e Castel Guelfo. La Brigata era comandata da Bruno Marchesi e il battaglione di Molinella da Alfredo Calzolari, noto come il Falco e commissario era Anselmo Martoni, detto Lampo. Io operavo solo col gruppo di Molinella che spesso interveniva anche nel centro della città. Avevamo sede nella tenuta Bosco, nella frazione di Marmorta, dove c’erano quindici case e in ognuna di esse v’era una base partigiana.

All’inizio del 1945 fu presa la decisione di fare un’azione nella piazza centrale di Molinella; Romagna ed io avemmo l’incarico di eliminare il federale del fascio repubblichino di Molinella, Billi, che era responsabile, insieme ad altri gerarchi locali, del terrore e dei rastrellamenti che erano stati fatti nella zona.

Entrammo nella sua casa senza esitazione, sebbene nella piazza vi fossero i tedeschi che stavano addirittura facendo un’esercitazione. Bussammo alla porta e ci presentammo come fascisti. Ma il federale non c’era. Era nella casa del fascio e noi lo aspettammo fino alle 12,10, cioè per più di tre ore. In casa frattanto, erano entrate cinque persone. Ricordo che la madre del federale ci diceva che suo figlio e sua figlia erano bravi fascisti perchè, assieme a Zucchini, Sarti e Radames Pini, facevano eliminare gli antifascisti vecchi e giovani.

Alle 12,10 arrivò; la piazza si era già sfoltita, ma vi erano ancora molti tedeschi. Io aprii la porta con la pistola in mano e gli dissi di entrare. Lui si girò di scatto e si buttò nel vuoto delle scale, ma Romagna e io lo raggiungemmo con due colpi di pistola. Noi scendemmo la scala, lo scavalcammo senza però colpirlo e di corsa attraversammo la piazza di Molinella, mentre la gente fuggiva da ogni parte. Il fatto suscitò molta impressione, molti fascisti se ne andarono via e l’antifascismo si incoraggiò e si giunse più tardi anche ad una manifestazione di donne in piazza.

Molte altre azioni armate le facemmo nelle campagne, contro i tedeschi: generalmente li catturavamo mentre si ritiravano dal fronte e li disarmavamo. Ricordo che la zona dove noi operavamo era stata evacuata dalla popolazione ed era proibito ai civili di entrarvi. I tedeschi avevano fatto saltare le case e avevano messo dei cartelli nei quali si diceva che la zona era infestata dai banditi.

La notte del 17 aprile la nostra Brigata liberò Marmorta, occupò tutto il paese, arrestò i fascisti e anche alcuni tedeschi e poi avanzammo attraverso la ferrovia dello zuccherificio verso Molinella. La popolazione ci accolse con grande entusiasmo e il prete di Marmorta, che era in un rifugio con molti cittadini, ci accolse con amicizia e ci offrì qualche fucile.

La marcia verso Molinella avvenne sotto il fuoco degli inglesi che avanzavano. A Molinella entrammo nel primo pomeriggio: c’erano ancora i tedeschi e noi li costringemmo ad arrendersi. Restarono sorpresi perché noi li prendemmo alle spalle. Non opposero resistenza. Facemmo prigionieri subito i fascisti locali e li rinchiudemmo nella caserma dei carabinieri e poi qualche giorno dopo li portammo a Bologna. La piazza si riempì di gente entusiasta e vi fu una accoglienza incredibile.

Noi presidiammo subito la città e mettemmo delle squadre di guardia alle porte.

Occupammo la stazione, il zuccherificio, gli edifici pubblici e poi presidiammo la città per tutta la notte e il giorno seguente. I tedeschi erano poco distanti e noi vedevamo le loro postazioni a San Pietro Capofiume. Purtroppo la liberazione di Molinella coincise con la morte del nostro comandante Alfredo Calzolari, colpito da una bomba a mano tedesca in una base di passo Morgone. Restammo a Molinella per quasi due mesi; gli alleati arrivarono infatti solo verso metà giugno quando noi avevamo già ricostruito la vita democratica e Martoni, come rappresentante della Brigata, aveva assunto i poteri a Molinella per designazione del CLN.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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