Brenno Sambri (Nome di battaglia Bill)


Nasce il 17 marzo 1923 a Bologna. Presta servizio militare nei bersaglieri a Bologna dal 1942 allʼ8 settembre 1943. Combatte nel battaglione Pinardi della 1.a brigata Irma Bandiera Garibaldi a Bologna. Richiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana, viene arruolato nei bersaglieri e diserta nella primavera 1944. Catturato,viene portato alle Caserme rosse, da dove riusce a evadere. Nuovamente catturato è internato nel forte S. Leonardo di Verona e condannato a 17 anni di reclusione per diserzione. Riusce a evadere e torna a Bologna. La sera del 18 dicembre 1944 viene catturato a Corticella insiema a Vittorio Cavazza, Giuseppe Veronesi e altri partigiani.

Il camion che trasporta i prigionieri viene fermato nei pressi di Castenaso, dove sono uccisi Cavazza e Veronesi. Dopo una lunga detenzione nei locali della facoltà di Ingegneria (Bologna), dove è sottoposto a un duro maltrattamento, viene internato in un campo nei pressi di Brescia. Da qui riusce a evadere il 19 aprile 1945 e raggiungere Bologna a piedi.

Le sue memorie

L’8 settembre 1943 ero militare nel 6° Reggimento bersaglieri. Quando, nelle prime ore del pomeriggio, ci giunse l’ordine di partire immediatamente per il fronte, dalla caserma Magarotti di Bologna ci dirigemmo autotrasportati alla stazione di Lavino di Mezzo. Io ero sopra il camion alla testa della colonna e quando giungemmo all’altezza dello stabilimento Ducati, a Borgo Panigale, la colonna rallentò la marcia, causa il pessimo fondo stradale, pieno di buche, causate dai bombardamenti aerei degli anglo-americani. Gli operai uscivano dall’officina: un soldato del nostro camion issò un drappo rosso sulla baionetta del fucile, lo sollevò al vento, intonò Bandiera rossa e tutti noi facemmo coro. La folla dei lavoratori cominciò applaudire e cantare assieme a noi. Giunti alla stazione di Lavino fummo immediatamente disarmati e messi tutti agli arresti per essere immediatamente processati. La mattina del nove settembre, al giungere dei tedeschi, vedemmo il comando che si arrendeva e allora noi fuggimmo a casa, lasciando il posto a quelli che ci avevano arrestati.

A Corticella io andavo a giocare al bigliardo all’Osteria della Pesa. Il fratello del proprietario, un vecchio antifascista che era stato carcerato dal fascismo, sempre mi parlava di politica e dopo lunghe discussioni mi convinse ad entrare fra i partigiani che già operavano nel quartiere. Dopo un lavoro di distribuzione di manifestini e la partecipazione ad azioni di disarmo, entrai a far parte di un gruppo di partigiani della 7a brigata GAP.

Il mese di luglio 1944, assieme al sarto, avemmo un appuntamento al passo dei Gatti, sul fiume Reno, in località Argelato. Ci diedero la metà di due lire, l’altra metà la tenevano i partigiani che avremmo dovuto incontrare. Mi raggiravo fra le mani le due mezze lire, come se fosse un tesoro e pensavo all’incontro cogli altri partigiani. Alla mattina partimmo in bicicletta, armati di rivoltelle, seguendo la strada tortuosa che fiancheggiava il Reno lungo il suo corso.

Alla sinistra avevamo l’alto argine del fiume, alla destra i campi di canapa. Quando giungemmo nei pressi del Boschetto (una borgata di Castel Maggiore) d’improvviso ci trovammo di fronte un gruppo di tedeschi che eseguivano dei rastrellamenti di partigiani del luogo. Ci diedero l’alt e il mani in alto; nell’istante demmo una brusca frenata alla ruota posteriore, appoggiammo un piede a terra ed alzando la ruota anteriore facemmo dietrofront e via di corsa senza fermarci. Il sarto mi precedeva nella fuga, mentre una selva di spari c’inseguiva. Quando lo vidi stramazzare al suolo urlante, mi fermai a soccorrerlo tuffandomi nel fosso dove era caduto lui e impugnai le due rivoltelle che tenevo con me e sparai contro i nazi-fascisti. Questi si tuffarono a terra riparandosi. Il sarto si gettò in mezzo alla canapa e io lasciai la bicicletta nel fosso e di corsa attraversai il campo di canapa per raggiungerlo. Ma non lo trovai e allora mi addentrai nel centro di un altro campo di canapa, mi scavai con le mani un piccolo solco e mi sdraiai dentro.

I nazi-fascisti sparavano in continuazione dentro ai campi, lanciavano bombe a mano dentro. Sentii delle voci, mi sembrò che il sarto l’avessero trovato. Io rimasi nascosto per un po’ di tempo, attraversai altri campi di canapa, mi gettai dentro un ruscello e di corsa raggiunsi la casa di un contadino, mi levai la divisa da bersagliere e mi feci prestare un vestito da civile ed una bicicletta per ritornare a Corticella.

In un rastrellamento fui preso ed internato alle Caserme Rosse, ma riuscii subito a fuggire. Qualche giorno dopo mi ero recato a vidimare i documenti della Todt nella sede del comando a Granarolo Emilia e mentre uscivo col documento già vidimato mi imbattei nel sergente tedesco che mi aveva in consegna alle Caserme Rosse; mi riconobbe e mi arrestò denunciandomi come partigiano già fuggito ai tedeschi.

Fui portato dal suo comandante e torturato a sangue. Mi volevano fucilare subito; io continuai a negare. Passavano i giorni senza mangiare, bevevo acqua. Mi condussero al forte San Leonardo, a Verona, in attesa del processo. Le celle di questa prigione-fortezza sono adatte per l’allevamento dei topi, sono buie, tanto che accendendo un fiammifero non si illumina niente e si vede solo la mano di chi lo regge. Se il vitto fosse stato quello dei porci saremmo stati dei privilegiati. Per quindici giorni mi diedero solo da bere acqua.

Dopo questo periodo in attesa della sentenza di morte, o della fucilazione senza processo, mi comunicarono che era sopravvenuta un’amnistia ed ero stato condannato a 17 anni di carcere duro da scontare in Germania. Fui trasferito ai forti di Santa Sofia dove trascorsi sei mesi di segregazione e ebbi percosse in abbondanza. Mi trasferirono poi alla Scuole-Caserma della brigata nera di Verona per essere poi trasportato in Germania. Come fui rinchiuso dentro alla cella al contatto della luce e dell’aria respirabile, sebbene mi reggessi a malapena, pensai alla libertà, a Bologna. A occhi chiusi vedevo le tagliatelle fumanti. Ci diedero da mangiare e il giorno dopo ci fecero passeggiare nel cortile, cinto di reticolati e di là di questi, scavalcando una mura alta più di due metri con dei vetri alla sommità, forse si sarebbe guadagnato la campagna e la libertà.

Al calare della sera parlai ad un detenuto che, mentre passeggiavo, l’avevo sorpreso ad osservare un cumulo che dava oltre il reticolato. La guardia che ci sorvegliava si era allontanata a parlare con una donna. Uscimmo dal finestrino del gabinetto, nel cortile, a carponi passammo dentro il cunicolo e ci portammo oltre.

Attraversammo l’altro cortile di corsa e come se facessimo il percorso di guerra saltammo sulla mura. Sentii la mano destra lacerarsi sulle punte di vetro, strinsi i denti e mi buttai dall’altra parte. Camminammo tutta la notte su e giù per le colline del veronese. Sfiniti ci sedemmo appoggiati colla schiena contro un albero.

All’alba osservai il panorama, guardai in basso per orientarmi e vidi che eravamo a due passi di fronte alle scuole da dove eravamo fuggiti.

Ci allontanammo, demoralizzati e sfiniti, bussammo alla prima casa che incontrammo, fummo accolti da un signore che ci pulì e sfamò: gli raccontammo la nostra odissea, ci inviò ad un recapito per andare coi partigiani di Giustizia e Libertà.

Due giorni dopo giungemmo sul posto assegnatoci, ma la brigata GL aveva subito un rastrellamento e si era trasferita oltre Belluno. Decisi di ritornare a Bologna. Dopo giorni di marcia giunsi nella casa di un mugnaio che aveva un mulino sul Po. Attraversammo il fiume nella stiva della barca, sotto un carico di sacchi di farina. Il mio amico di fuga e di viaggio mi lasciò, andò a casa sua a Poggio Renatico. Io prosegui per Bologna.

In città rimasi nascosto qualche giorno in casa di Secondo Montanari e il pomeriggio del 18 dicembre 1944 andai a casa mia, a Corticella, dove trovai i compagni partigiani Mario Cavazza, (Vittorio) e Giuseppe Veronesi. Andai a dormire con loro nel rifugio preparato nel solaio del palazzo.

Non sapevo che la Vienna e la Renata facevano le spie. Verso le ore 22 giunse il tenente Pifferi, che comandava la brigata nera: perquisirono tutto il fabbricato, ma non ci trovarono, ritornarono a perquisire il solaio ci scovarono e fummo condotti al comando tedesco di Granarolo. Uno alla volta ci interrogarono.

Mi chiesero chi ero, cosa facevo e io risposi che lavoravo coi tedeschi al fronte e che ero ritornato a casa quella sera. Avevo letto dei volantini trovati per strada, ma io di partigiani non sapevo niente. Si vede che di me nessuno aveva detto niente. Fui portato davanti alla spia che aveva il volto coperto con una specie di pelliccia. Quando le passai accanto la bestiaccia fece di sì col capo. Fui caricato di nuovo sul camion e qui vi trovai anche l’Ines, assieme ai compagni di rifugio e qualche altro.

La brigata nera faceva buona guardia, il camion si mise in moto, percorse qualche chilometro poi si fermò. Pifferi fece scendere Veronesi e Cavazza dal camion. Come Veronesi fu a terra, il tenente Pifferi colla rivoltella puntatagli alla nuca gli sparò un colpo a bruciapelo e Veronesi stramazzò al suolo, Cavazza spiccò un salto e tentò la fuga ma una raffica di mitra lo falciò, cadde a terra. Io e l’Ines Malossi ci abbracciammo, piangendo. Al povero Veronesi e Cavazza spararono un colpo di grazia.

Mi rinchiusero nelle celle della Facoltà di Ingegneria dove mi servirono abbondanti razioni di legnate. Dopo una quindicina di giorni, una sera, assieme ad altri detenuti, mi caricarono sopra un camion. Venni trasportato nella provincia di Brescia e rinchiuso dentro una caserma di repubblichini, dove mi sputtacchiarono abbondantemente in faccia, mi prelevarono e accompagnarono alla caserma di Rovato per essere rieducato in mezzo ai rottami dell’esercito repubblichino. A metà aprile riuscii a trovare una bicicletta e fuggii. Giunsi a Bologna il 20 aprile e il 21 ero libero.

Advertisements

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...