Bartolomeo Dal Pozzo (Nome di battaglia Romeo)


Nasce il 26 aprile 1914 a Mordano. Dopo l’ 8 settembre 1943,abbandonato il servizio militare, rientra a Imola dove si mette in contatto con gli antifascisti. Il 4 ottobre 1943, arrestato dalle brigate nere, venne rinchiuso nel carcere di S. Giovanni in Monte (Bologna) fino al 9 dicembre 1943.

Il 22 giugno 1944 raggiunge sulla Bastia il fratello Luigi Tinti. Ha combattuto nella 36a brigata Bianconcini Garibaldi.

Viene assegnato al servizio sanitario della brigata diretto dal prof. Romeo Giordano. Dopo la battaglia di S.Maria di Purocielo, nel corso della quale la brigata viene decimata, aiuta un gruppo di feriti ad attraversare il fronte.

Raggiunto Marradi (FI), si unisce al battaglione autonomo di Libero Golinelli di stanza a Borgo Tossignano con il quale rimane fino alla liberazione di Imola.

I suoi ricordi

La mia vita partigiana è strettamente legata a quella di mio fratello Luigi Tinti, detto Bob, che fu il comandante della 36a brigata Garibaldi, dopo la morte di Lorenzini (Libero Lossanti). Bob era mio fratello da parte di madre ed era più giovane di me di quattro anni. Io lavoravo come infermiere all’ospedale Lolli di Imola, mentre mio fratello, all’epoca della guerra, era soldato paracadutista; uno strano soldato, però, nel senso che aveva un temperamento ribelle, accentuato dal suo permanente antifascismo.

L’8 settembre io ero soldato a Ravenna, Bob era prigioniero degli inglesi in Sicilia e altri tre miei fratelli erano prigionieri: uno nel Marocco francese, uno in Egitto e l’ultimo era nelle mani dei tedeschi in Grecia. I primi di ottobre, Bob fuggì dal campo di concentramento e mi raggiunse ad Imola, dove io mi ero di nuovo trasferito. Prendemmo subito contatto con gli antifascisti imolesi: io restai qualche tempo a Imola e fui anche arrestato dai fascisti e costretto a scontare quaranta giorni di carcere in San Giovanni in Monte, mentre Bob prese subito contatto con Giovanni Nardi (Caio), Guido Gualandi (Moro) e Mazzanti per l’organizzazione dei primi gruppi armati della Resistenza nell’Appennino tosco-emiliano

Le azioni svolte da mio fratello Bob prima della costituzione della brigata furono fra le più difficili della Resistenza. Malgrado fosse non alto di statura era però molto forte e dotato di un eccezionale carattere e di una spiccata intelligenza tattica, fatti questi che ben presto risalteranno e Bob diventerà un dirigente fra i più capaci e temuti della Resistenza emiliana. Le prime azioni le svolse nell’inverno, a Cortecchio, sul monte Faggiola, dove vi fu anche, il 23 febbraio, un primo rastrellamento nel quale i fascisti perdettero un capo terrorista imolese, che era anche comandante delle carceri. Poi Bob si trasferì al Falterona dove già si era formata l’8a brigata Garibaldi. Qui vi fu, nell’aprile 1944, un grande rastrellamento e la brigata fu costretta a dividersi e Bob raggiunse allora di nuovo la Faggiola, dove, a seguito dell’afflusso anche di gruppi di bolognesi, guidati da Lorenzini e Venzi, si potè formare — grazie soprattutto al contributo del Moro e di Caio — il primo nucleo di quella che poi, in primavera, diventerà la 36a brigata Garibaldi.

Alla costituzione della brigata, Lorenzini, che era un giovane capitano d’artiglieria bolognese, fu nominato comandante e Bob divenne vice comandante, mentre il Moro fu nominato commissario e Venzi vice commissario. In giugno, purtroppo Lorenzini, fu catturato in un’imboscata fascista sul Faggiola e Bob allora fu nominato comandante della brigata.

Io raggiunsi mio fratello il 22 giugno, quando la brigata — forte ormai di circa mille uomini — era sulla Bastia, nel cuore della linea Gotica. Trovai mio fratello affetto da febbre malarica e ciò lo infastidiva molto. Fui addetto all’infermeria, che aveva sede a Pian dell’Aiara e che, in poco tempo, si arricchì di otto medici e di un dirigente sanitario di brigata nella persona del dott. Romeo Giordano, allievo del prof. Businco, dell’Università di Bologna.

Fra la Bastia e il monte Carzolano, la brigata sostenne importanti scontri con le forze tedesche che la brigata bloccava e impegnava proprio nelle parte più delicata del fronte italiano. In luglio la brigata, divisa in venti compagnie e forte ormai di più di 1200 uomini armati, operò diversi attacchi in una vasta area del fronte.

Quando i nazisti, i primi di agosto, attaccarono la Bastia, Bob predispose un piano di contrattacco, guidando gli uomini personalmente dove era più difficile la battaglia, fino alla vittoria conclusiva, nel pieno della notte. I partigiani lo ricordano durante il vittorioso contrattacco che seguì l’assalto nazifascista a Castagno, nella Casolana, sebbene quel giorno fosse nelle peggiori condizioni di salute. E soprattutto durante le lunghe settimane della lotta finale in ottobre, nella morsa fra i tedeschi e gli alleati, nella zona di Ca’ di Malanca, Purocielo e Monte Calamello.

Dalle posizioni più avanzate Bob riusciva a dirigere anche le formazioni più periferiche con una visione d’insieme del fronte in movimento che era, al pari del suo coraggio, la sua dote eccezionale.

Io svolsi sempre la mia attività di infermiere e c’era un’immensità di lavoro da fare. Ricordo che spesso smistavamo dei feriti trasportandoli nella canonica di Rapezzo, da dove, a volte, partivano per raggiungere anche gli ospedali di Bologna, e in particolare il Putti. Il materiale sanitario non mancava, l’ambiente operatorio però non era sterilizzato e i casi chirurgici se ebbero esito felice lo si deve all’abilità dei nostri giovani e in particolare di Giordano che operava in tutte le condizioni.

Restai con la brigata fino all’incontro con gli alleati. Durante l’ultima marcia io assistetti un gruppo di feriti, alcuni dei quali assai gravi, e dopo essere riuscito a collocare tutti i feriti a me affidati in case sicure e alcuni anche nell’ospedale di Modigliana, passai da solo il fronte in prossimità di Marradi.

Rividi Bob a Firenze, mentre lui stava preparando l’ingresso dei partigiani nel l’esercito di liberazione. Io mi unii ai partigiani del battaglione autonomo costituito presso la divisione Folgore, comandato da Libero Golinelli e operante a Borgo Tossignano. Restai in linea col battaglione fino al giorno dell’avanzata e dell’ingresso in Imola.

Dopo la guerra, Bob non riuscì a liberarsi della malattia contratta in guerra, faticosamente trattenuta, con ferrea volontà, durante la lotta partigiana. Il suo fisico degradò rapidamente finché si spense a Imola l’1 ottobre 1954.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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