1° Maggio 1944 di lotta


Nel 1944 a fine aprile e inizio maggio un’ondata di scioperi attraversarono la regione.

A Bologna, venne diffuso un opuscolo clandestino in cui si leggeva: “Non più festa, non più commemorazione pacifica (…) una giornata di lotta contro il capitalismo (…) Tempo è venuto di cedere il governo della società alla classe operaia. Questo è il significato che assume in tutti i paesi la manifestazione del primo maggio (…) gli operai non supplicano, certo, i fascisti di diventare più miti, ma chiedono che se ne vadano. Anzi si preparano a cacciarli via con la violenza proletaria perché sanno benissimo che capitalisti e fascisti non se ne andranno se non il giorno in cui le baionette della classe lavoratrice li avranno brutalmente cacciati”. Lo stesso opuscolo sarà distribuito anche l’anno successivo.

Sempre a Bologna, scritte murali e volantini in alcuni quartieri cittadini e in molte località e della provincia: in via del Borgo, Corticella, Bolognina, Pescarola e in provincia a Pieve di Cento, Malalbergo, Ozzano, San Giorgio di Piano, Varignana, Pianoro, Tolara di Ozzano, Boschi di Baricella e lungo la strada che collega Imola con Massalombarda.

A Sesto Imolese (BO), la forza simbolica della ricorrenza porta anche ad episodi grotteschi come l’arresto – e conseguente condanna al confino – del colono Ernesto Gardelli. Già arrestato negli anni precedenti come “membro dell’organizzazione comunista imolese”, è colpevole di aver voluto sposarsi nel giorno della festa dei lavoratori.

A Scandiano (Re), sulla ciminiera dello stabilimento di calce e gesso di Ventoso, è issata una bandiera rossa.

A Coriano (Rimini), rinvenuti numerosi volantini inneggianti al 1° maggio.

Nel giornale clandestino La Comune nel n. 9 del 10 maggio (*) sono raccolte le testimonianze delle lotte dei lavoratori.

Un operaio della Cogne ci invia:

« Ho vissuto nella giornata del 1° Maggio momenti che non dimenticherò mai più nella mia vita. Ho visto gli operai e soprattutto i giovani, compatti e come un sol uomo, restare immobili con le braccia sul petto dinnanzi ai mitra degli aguzzini tedeschi e gridare in viso ai fascisti le loro giuste rivendicazioni.

Ho visto di quanto sia capace la donna romagnola quando è toccata sul vivo dei suoi sentimenti. Ecco una breve sintesi degli avvenimenti svoltisi nello stabilimento.

In un primo tempo il lavoro fu sospeso solo in qualche reparto, ma poi diffusasi immediatamente la voce, anche in quei reparti dove lavoravano, dopo poco il lavoro cessò completamente. La direzione chiese subito l’intervento dei tedeschi, che poco dopo arrivarono sul posto piazzando, assieme ai militi fascisti, le mitragliatrici alle porte e alle finestre e ponendosi a guardia dei punti più importanti coi « mitra ». Circa alle ore 10 arrivarono il commissario di P.S. col comandante tedesco e assieme al direttore dello stabilimento incominciarono a girare per i reparti, invitando gli operai a riprendere il lavoro; ma anche le minacce di sanzioni non valsero a ciò. In un reparto, quando è entrato il commissario con il suo seguito intimando di riprendere il lavoro, le donne gli si sono scagliate contro con furore gridando a tutta voce: « vogliamo i generi alimentari, vogliamo la fucilazione dell’assassino che ha sparato e ucciso una donna e che venga fatta giustizia nel posto dove è stato commesso il delitto ». In un altro reparto le donne si gettarono a fermare le macchine di alcuni incoscienti che avevano ripreso il lavoro. Alla fine il commissario, visto che non c’era nulla da fare, disse che chi voleva lavorare lavorasse e chi non voleva restasse fermo al suo posto; ma nessuno lavorò fintanto che una commissione provvisoria, nominata dagli operai, non ottenne assicurazione dalla direzione che le loro rivendicazioni erano riconosciute. Dopo mezzogiorno è venuto il questore di Bologna e ha fatto un giro nei reparti, soffermandosi a parlare con gli operai e operaie, ma tutti hanno chiesto la fucilazione in piazza dell’assassino di quelle donne. Le donne erano molto agitate gridando ad alta voce vendetta. E così i caporioni fascisti si sono resi ben conto dell’odio che per essi nutre l’operaio ».

Un operaio della Cogne

 

Ecco invece quanto ci giunge dall’Orsa:

« Anche la nostra piccola officina non ha voluto, in questo giorno che simboleggia la solidarietà proletaria, essere da meno degli altri stabilimenti cittadini.

Giovani e anziani, uomini e donne, con il cuore gonfio di odio per le jene fasciste che rispondono col piombo alle giuste rivendicazioni delle nostre madri e delle nostre sorelle, hanno boicottato compatti il lavoro per tutta la mattinata e per buona parte del pomeriggio. Alle 7 e 3/4, poche sono le macchine che iniziano il lavoro. L’ingegnere, vista la brutta piega che assumono le cose, raduna gli operai e con belle parole li invita al lavoro. Pochi sono quelli che si lasciano influenzare e dopo circa mezz’ora l’ingegnere stesso da ordine di lasciare in moto le macchine pur restando senza lavorare. Entrano in officina alcuni carabinieri i quali, udendo le macchine in moto, si credono che tutto vada bene e se ne vanno tranquilli. Alle 9 solo il reparto degli aggiustatori, causa l’imposizione del capo (un burbero aguzzino) svolge ancora qualche attività.

Ma la pressione degli altri operai aumenta e alle 9,30 anche gli aggiustatori sono fermi. Al pomeriggio nessuno lavora e si sta seduti sui banchi e sulle macchine discutendo e fumando. Allora l’ingegnere convoca la commissione; invano alcuni operai chiedono di partecipare anch’essi alla riunione; egli si rifiuta. Dopo una laboriosa seduta gli operai vengono resi edotti dei risultati. Il commissario prefettizio ha garantito che soddisferà le seguenti loro rivendicazioni:

1) Mensa aziendale tutelata dagli operai

2) Distribuzione regolare dei generi razionati

4) Abolizione del coprifuoco

5) Giustizia e vendetta per gli assassini delle donne.

Paghi per il momento, gli operai riprendono il lavoro, ben decisi però, qualora le promesse non fossero mantenute, a riprendere di nuovo le manifestazioni. Forti della nostra volontà di abbattere per sempre lo schiavismo del regime fascista-borghese, siamo pronti ad ogni istante a scendere in campo per la vittoria del proletariato italiano ».

Un compagno dell’Orsa

Un fornaciaio ci invia:

«Imola, non dimentica del suo passato prettamente rivoluzionario, ha commemorato oggi i martiri e i compagni operai che in quel lontano 1° Maggio, per la prima volta nel mondo, coscienti della loro forza e del loro valore, rivendicarono i loro diritti. I lavoratori tutti di Imola in questo giorno si sono assentati, nonostante le baionette nazi-fasciste minaccianti ormai le solite rappresaglie, dal lavoro. Solo quando i datori di lavoro hanno assicurato che considerano seriamente e in modo concreto le loro rivendicazioni, essi hanno ripreso il lavoro. Le fornaci locali sono tre ed hanno risposto in pieno. È con entusiasmo e con consapevolezza che abbiamo incrociato le braccia per ottenere quei diritti che solo a chi lavora e produce spettano. 1° Maggio: data che nessuno potrà mai obliare perché rappresenta il primo tentativo della massa consapevole della sua forza gigantesca contro lo sfruttatore capitalista. Ecco con che sentimento si è commemorato il 1° Maggio a Imola».

Un fornaciaio

Ecco un battagliero messaggio proveniente da una giovane steno-dattilografa.

Ragazze, leggete e meditate!

« 1° Maggio 1944! Questa data è una squilla di libertà, un risveglio delle giovani forze nascoste, una promessa del domani. Quelle stesse forze indomite che sotto il tallone fascista fremevano di libertà per quell’ideale puro e sacro, oggi più che mai sono rinate dal sangue di tanti martiri italiani. Esse saranno il simbolo della giustizia e cancelleranno venti anni di infamia, di disonore, di sofferenze. Noi donne dovremo contribuire a questa rinascita con quello slancio che una vera fede può dare, aiutare con la parola, con il lavoro, con l’intelligenza e soprattutto con la volontà il germogliare di quei semi che i nostri padri hanno seminato durante il ventennio più nero della storia d’Italia. Ricordate e non dimenticate che uomini non degni di essere chiamati italiani hanno soffocato e martoriato un popolo. La loro politica ambigua e ipocrita contro ogni principio di civiltà ha corroso economicamente e socialmente la vita di una nazione e nelle condizioni spaventose in cui ci troviamo ora ci hanno condotto loro, ciechi nei loro egoismi e nelle loro losche speculazioni. Ma ora basta! La diana del domani suona a distesa, tutti dobbiamo unirci, dobbiamo essere compatti per distruggere moralmente e materialmente i pochi relitti che ancora sono rimasti tra noi, nella nostra Italia! Riscattiamo questa libertà in nome dei nostri giovani eroi che ogni giorno, ogni ora, cadono sotto il piombo della mano assassina fascista. Vendichiamoli! ».

Una steno-dattilografa

 

(*) Fonte:

LUCIANO BERGONZINI – LUIGI ARBIZZANI
LA RESISTENZA A BOLOGNA – TESTIMONIANZE E DOCUMENTI – VOLUME II
LA STAMPA PERIODICA CLANDESTINA
Istituto per la Storia di Bologna
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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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