Prove di militarizzazione, la nuova realtà del neofascismo


La parata del 29 ha mostrato un salto di qualità della “galassia nera”, coreografico e di sostanza
Saverio Ferrari  –  Il manifesto  –  12/05/2014

Più che mani­fe­sta­zioni, sfi­late di tipo para­mi­li­tare con i par­te­ci­panti dispo­sti non per file, ma inco­lon­nati e in movi­mento al passo dei tam­buri. Nes­suno ai lati. Tutti in divisa: magliette o felpe nere, pan­ta­loni dello stesso colore, anfibi ai piedi. Mol­tis­sime le fiac­cole. Davanti, ad aprire il cor­teo, un nugolo di ban­diere con la croce cel­tica. Così la mani­fe­sta­zione neo­fa­sci­sta di Milano lo scorso 29 aprile, pre­senti tutte le sigle dell’estrema destra, orga­niz­zata per com­me­mo­rare oltre ai caduti mis­sini degli anni Set­tanta, Ser­gio Ramelli ed Enrico Pede­novi, Carlo Bor­sani, un gerarca fasci­sta, fir­ma­ta­rio del Mani­fe­sto sulla razza, non­ché col­la­bo­ra­tore dei nazi­sti, fuci­lato dai par­ti­giani alla libe­ra­zione della città.

Un colpo d’occhio inquie­tante: quasi un migliaio di per­sone, giunte anche da altre loca­lità lom­barde, saluti romani con il «pre­sente» gri­dato davanti alle lapidi (abu­siva quella per Bor­sani), a comando, nel silen­zio gene­rale, dopo l’«attenti». Quasi una piazza d’armi.

Tra marzo e aprile, sem­pre a Milano, rap­pre­sen­ta­zioni simili si erano già svolte tra i via­letti del cimi­tero Monu­men­tale e di quello Mag­giore, il 23 marzo per ono­rare «i mar­tiri della Rivo­lu­zione fasci­sta», ovvero gli squa­dri­sti degli anni Venti caduti «in ser­vi­zio», alcuni dei quali tumu­lati in una cripta posta sotto un monu­mento fatto eri­gere da Benito Mus­so­lini nel 1925, e il 25 aprile al Campo X dove sono rac­colti i resti di quasi un migliaio di repub­bli­chini, periti tra il 1943 e il 1945, tra loro Ales­san­dro Pavo­lini, il coman­dante delle Bri­gate nere, Fran­ce­sco Colombo, il fon­da­tore della Legione Muti, diversi gerar­chi fuci­lati a Dongo, alcuni sgherri della banda Kock, nume­rosi militi della Decima Mas e una decina di SS ita­liane. Anche qui la stessa sce­no­gra­fia: colonne in nero, alcuni con tuta mime­tica, a passo di mar­cia, tra i fre­quen­ta­tori sbi­got­titi dei due cam­po­santi. Incre­di­bile l’assenza di rispo­ste isti­tu­zio­nali, anche da parte dell’assessore com­pe­tente dei cimiteri.

Siamo di fronte a un fatto nuovo, a un salto di qua­lità non solo nelle coreo­gra­fie ma di sostanza, con l’introduzione di evi­denti atteg­gia­menti e pose mili­ta­re­sche, con una pro­gres­siva tra­sfor­ma­zione della stessa vita interna delle orga­niz­za­zioni neo­fa­sci­ste mila­nesi. Un’autentica muta­zione. Molti i segnali: adde­stra­menti alla mar­cia, rispetto asso­luto della disci­plina, gerar­chie dise­gnate sulla base della forza fisica, una sorta di «non­ni­smo» (ai più gio­vani le incom­benza manuali, attac­chi­naggi com­presi), «puni­zioni» anche fisi­che per i mili­tanti che sgar­rano, magari rom­pendo le righe anzi tempo. Pugni e calci. Peg­gio della caserma.

Ciò che sta acca­dendo non va sot­to­va­lu­tato. La ripresa d’iniziativa di que­sti anni da parte del varie­gato uni­verso neo­fa­sci­sta sta assu­mendo a Milano carat­te­ri­sti­che pre­oc­cu­panti. Un modello quasi unico nel pano­rama nazio­nale. Non si tratta solo dell’apertura di nuove sedi, della pre­senza di ban­chetti o gazebi di pro­pa­ganda. Si tratta del ten­ta­tivo di occu­pare spazi riven­di­can­doli con la forza. La pro­spet­tiva è quella dello scon­tro. Que­sto il senso delle mani­fe­sta­zioni recenti, a par­tire dal 29 aprile, vere e pro­prie esi­bi­zioni musco­lari a mar­care una piazza alter­na­tiva al 25 aprile. Alcune delle stesse for­ma­zioni pro­mo­trici degli eventi ricor­dati si stanno signi­fi­ca­ti­va­mente strut­tu­rando. Lealtà azione, nata da una costola degli Ham­mer­skin, si muove ormai, per sua stessa ammis­sione, ispi­ran­dosi alla vita dei lupi (uno degli emblemi adot­tati), riu­niti in branco, fedeli e sot­to­messi a un capo asso­luto, pronti a «sbranare».

Si riten­gono evi­den­te­mente maturi i tempi e favo­re­voli le con­di­zioni di fronte a isti­tu­zioni locali, sin­daco Pisa­pia e giunta com­presi, capaci il più delle volte solo di fle­bili sus­surri, alla bene­vo­lenza della que­stura, una garan­zia per lo svol­gi­mento senza grandi intoppi delle ini­zia­tive, e ai limiti di un anti­fa­sci­smo che non ha ancora colto fino in fondo la par­tita che si sta giocando.

Fonte: osservatoriodemocratico.org

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

1 thought on “Prove di militarizzazione, la nuova realtà del neofascismo”

  1. Da Patrizia Cordone
    Milano: al neofascismo in auge adeguata risposta composta.

    Segnalazione del 30 aprile 2015, tratta dal
    Corriere della Sera milano

    allerta sicurezza

    Estrema destra in piazza per Ramelli
    E il contro-presidio della sinistra

    I militanti di destra si sono dati appuntamento di fronte alla chiesa di Nereo e Achilleo per la commemorazione. Intanto gli antifascisti hanno sfilato fino in piazzale Dateo
    di Redazione Milano online

    Milano blindata, mercoledì sera, per i due cortei contemporanei di estrema destra e antifascisti. Sulle strade un vasto schieramento di forze di polizia, per evitare qualsiasi contatto tra i due gruppi. I militanti di destra si sono dati appuntamento di fronte alla chiesa di Nereo e Achilleo per rendere omaggio a Sergio Ramelli, Carlo Borsani ed Enrico Pedenovi, prima con una messa e poi con una kermesse in piazza, nella zona di viale Argonne, a Milano, a pochi metri da via Paladini, dove venne ucciso il giovane militante del Fronte della gioventù. Due-trecento esponenti di varie anime della Destra hanno allestito un palco dove, dopo la messa di suffragio, si è tenuto un concerto e un reading. Sul posto un ampio schieramento di polizia e carabinieri.

    La contromanifestazione
    Nei giorni scorsi, il questore Luigi Savina aveva deciso di vietare sia il corteo per Ramelli (da sempre contestato dalla sinistra come «parata fascista che offende Milano»), sia il contro-corteo della rete antifascista, che doveva tenersi in piazzale Susa. Quindi ufficialmente il presidio dell’estrema sinistra è stato richiesto per onorare la memoria dello studente-operaio Gaetano Amoroso, aggredito il 30 aprile del 1976 in via Goldoni da alcuni militanti di destra. In piazza del Tricolore si sono radunati circa 200 manifestanti, tra cui il segretario cittadino di Cgil Graziano Gorla, appartenenti a centri sociali, associazioni e gruppi studenteschi, oltre che singoli cittadini. Il corteo si è mosso verso piazzale Dateo dietro uno striscione con lo slogan «Milano 29 aprile: nazisti no grazie» e con cartelli richiedenti l’applicazione della legge contro l’apologia del fascismo. In corteo per lo più ragazzi con bandiere rosse, che hanno intonato cori in ricordo del 25 aprile e della Resistenza. Tra i militanti anche alcuni stranieri, ad esempio tedeschi e francesi. Imponenti le misure di sicurezza: schierati tra polizia e carabinieri circa un centinaio di uomini con caschi, scudi e manganelli. Almeno 15 le camionette di polizia e carabinieri parcheggiate sui lati del viale, mentre un elicottero ha sorvolato la piazza. Il corteo si è poi ricomposto ed è tornato in piazza Tricolore, sempre scortato dalle forze dell’ordine.

    29 aprile 2015 | 20:18
    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Fonte: http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_aprile_29/estrema-destra-corteo-ramelli-contro-presidio-sinistra-71bfb9dc-ee9a-11e4-b322-fe8a05b45a01.shtml

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