13 giugno 1944 Eccidio di Forno (MS)


Antefatto

Il 9 giugno 1944, i partigiani della formazione “Luigi Mulargia”, nata nel maggio 1944 e composta da vari gruppi di uomini della Versilia e del Massese, comandata da Marcello Garosi“Tito”, nell’aspettativa erronea di un imminente sbarco alleato fra Viareggio e Marina di Carrara, occuparono Forno, utilizzandolo come avamposto per azioni nella città di Massa.

Il Comitato di Liberazione Nazionale apuano, resosi conto dell’azzardo commesso, ordinò a più riprese che i partigiani abbandonassero Forno, inviandovi suoi esponenti di varie parti politiche; ma ancora l’11 giugno alcuni comandanti partigiani si riunirono con il pisano Olivero Tilgher, comunista, rappresentante militare del Comitato di Liberazione Nazionale toscano, per confermare Marcello Garosi “Tito” come comandante unico delle varie formazioni del Massese e della Versilia. Alla riunione non parteciparono i rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale apuano.

L’eccidio

Il 13 giugno era la festa di S. Antonio, patrono di Forno, e forse ciò può aver ritardato la ritirata dal paese, che era stata ormai decisa. Nella notte tra il 12 e il 13 giugno, provenienti da La Spezia, un battaglione tedesco di circa 300/400 unità risalì da Massa a Forno per la Via Bassa Tambura ed un reparto della X° Mas, composto da 50/100 unità aggirò il paese passando da Colonnata e attraverso i monti (valicando dal Vergheto) colpì il paese ormai non protetto del tutto. Era un colpo a sorpresa, che i restanti partigiani ostacolarono in modo lieve. Era l’alba circa le 7.00-7.30 e il comandante dei partigiani Tito raggruppò i suoi uomini e cercò di uscire dal paese andando verso la Filanda per poter avere via di scampo per il campo agli Alberghi, ma il gruppo si sfaldò e lungo la strada, alle casette del Pizzo, rimasto solo e inseguito dai tedeschi fu ucciso. ( La medaglia d’ oro al valore militare recita che Tito si uccise con l’ultimo colpo della sua pistola, per non rivelare ai tedeschi, una volta catturato l’esatta ubicazione dei suoi uomini e notizie sui comandi partigiani ).

I tedeschi e i fascisti entrarono in paese con violenza inaudita, sparavano per strada, attraverso le finestre delle case, tanto da ferire ed uccidere anche persone inermi. Alle 7.30-8.00 il paese era in mano ai tedeschi e l’intera popolazione fu radunata sulla strada principale. Alcuni terribili episodi produssero nella gente la consapevolezza del dramma che quel giorno si sarebbe compiuto. I giovani furono separati e trattenuti nei pressi della Caserma. Il resto della popolazione, donne bimbi e anziani, furono condotti sulla via che porta al cimitero dove rimasero per tutto il giorno senza muoversi, controllati a vista.

Furono quindi selezionati gli uomini presenti in paese (forse con l’aiuto di una spia che si era infiltrata nei giorni precedenti): 51 di essi, disertori del distretto di Massa, sfollati, abitanti di Forno, furono deportati in Germania.

Gli uomini sospettati di essere partigiani furono invece rinchiusi e fucilati la sera del 13 giugno sulle sponde del fiume Frigido, sotto la chiesetta di S. Anna. 68 furono le vittime: 56 furono fucilate, 2 perirono nel rogo della caserma, 10 negli scontri e nel rastrellamento (fra di esse una donna, colpita all’interno della propria abitazione, ed un bambino di 9 anni).

Fra i giustiziati vi fu anche il comandante della caserma dei carabinieri Ciro Siciliano: nato a Portici nel 1908, aveva sposato Anna Pegollo, appartenente ad una famiglia di antifascisti e sorella del partigiano “Naldo”. Il 9 giugno 1944 il maresciallo aveva accolto amichevolmente i partigiani che stavano occupando a Forno, e proprio nella caserma dei carabinieri questi avevano installato il loro comando. Il 13 giugno 1944, quando i tedeschi e i militi della X Mas fecero irruzione nel paese, Ciro Siciliano, che era in licenza di convalescenza, non era presente: avrebbe potuto quindi salvarsi, ma decise di tornare a Forno, con l’intenzione di intercedere per i suoi uomini e la popolazione civile rastrellata. Accusato di non essersi opposto all’occupazione del paese da parte dei partigiani e di avere fraternizzato con loro, fu messo anch’egli nel gruppo dei prigionieri da fucilare.

Anche il parroco del paese, don Vittorio Tonarelli, fu preso e a lui il tenente Bertozzi, comandante della X° Mas, dette il compito di andare alla Filanda (cotonificio Ligure ) in 20 minuti e portare in salvo tutti i bimbi dell’asilo, perché avrebbero fatto saltare in aria l’edificio se avesse ritardato sarebbero state fucilate molte persone in più e se fosse fuggito avrebbero ucciso 500 civili.

Riuscì anche a far curare da un ufficiale medico della X Mas un bambino rimasto ferito. Non riuscì invece a salvare un partigiano ferito ai margini dell’abitato: mentre il sacerdote gli prestava aiuto, l’uomo fu scorto dai tedeschi, che lo finirono a colpi di mitra.

Approfondimenti

http://memoria.comune.massa.ms.it/71it

http://www.comune.massa.ms.it/system/files/orazionePezzinoForno.pdf

http://fornoms.net/resistenza/medaglia/page/2/default.htm

 

 

 

 

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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