Sergio Bonarelli


Nasce il 16 giugno 1920 a Ozzano Emilia. La sua è una famiglia di antifascisti, il padre di fede socialista era stato capolega dei braccianti. Presta servizio militare nei carristi dallʼagosto 1942 al settembre 1943 col grado di sottotenente. Il 15 aprile 1944 viene arrestato e incarcerato in S. Giovanni in Monte per renitenza alla leva e diserzione. Liberato, entra nella 36ª brg Bianconcini Garibaldi nella quale viene nominato comandante dellʼ8.a compagnia.

I suoi ricordi

Io provengo da famiglia antifascista; mio padre, Alfredo, vecchio militante socialista, era stato capo lega dei braccianti di Ozzano Emilia. Mio fratello maggiore, Ugo, allora impiegato di banca, aveva sempre rifiutato di iscriversi al partito fascista, preferendo lasciare l’impiego. I miei sentimenti erano quindi sempre stati, sin da ragazzo, nettamente antifascisti, e di orientamento marxista, tant’è che anche i miei compagni di scuola media mi definivano un comunista, anche se in effetti non lo ero.

I primi contatti con l’antifascismo organizzato li ebbi attraverso alcuni amici di infanzia, quasi tutti operai, e particolarmente con Remo Nicoli, il quale fu poi trucidato dai fascisti nella fossa comune di San Ruffillo, verso la fine della guerra.

Nel febbraio del 1944 fui arrestato, di notte, da carabinieri e fascisti in località Settefonti di Ozzano Emilia, dopo che la casa era stata circondata, e fui incarcerato in San Giovanni in Monte sotto accusa di sobillazione alla renitenza di leva e per diserzione, non essendomi presentato al bando di richiamo, quale ufficiale carrista, diramato dalla Repubblica di Salò.

In carcere fui rinchiuso in cella unitamente a due perseguitati antifascisti, i quali erano stati catturati feriti, dopo uno scontro a fuoco, Si chiamavano Nerio Nannetti e Sonilio Parisini. Entrambi furono liberati dal carcere, dai GAP, il 9 agosto e Nannetti morì in settembre combattendo contro i tedeschi. Furono questi due compagni di prigionia, con l’esempio del loro coraggio e della loro fede, che mi indirizzarono in modo consapevole ed organizzato nella resistenza antifascista attiva ed armata.

Uscito di carcere mi unii ai partigiani sopra Monterenzio, dove comandai un gruppo di circa trenta uomini per oltre un mese, poi raggiunsi con i miei uomini la 36a brigata Garibaldi e qui fui nominato comandante dell’8a compagnia. Partecipammo a molte azioni contro i tedeschi e ricordo che quasi ogni giorno si era in attività. Fu però verso la fine del settembre 1944 che si verificò l’episodio che è rimasto più vivo nel mio ricordo. Non solo per l’atto di guerra, ma anche per la morte di un amico e compagno.

Erano appunto gli ultimi giorni del mese di settembre 1944 e la mia compagnia, unitamente ad alcune altre della 36a brigata, era dislocata attorno a monte Battaglia. Eravamo già praticamente nella zona del fronte, anzi in prima linea, tant’è che da una parte ricevevamo continuamente cannonate dagli americani, e dall’altra subivamo continui attacchi di pattuglie tedesche, che venivano a prendere posizione contro gli americani stessi.

Quella mattina, verso le quattro, preavvisati da una staffetta del comando, ci spostammo, in una decina di uomini, verso il crinale di monte Carnevale, per fronteggiare una infiltrazione di pattuglie tedesche, Era ancora buio e sotto una pioggia intensa, con le sole armi e munizioni, ci avviammo in gran fretta verso la zona fissata. Sembrava di camminare in un mondo irreale, nel fango profondo, bagnati fino alle ossa, e fra le nuvole che erano talmente basse da creare dei banchi neri fittissimi ed impenetrabili allo sguardo.

Finalmente, dopo un’ora e più, arrivammo, quasi a tentoni, nel luogo dell’attacco. Mi disposi con cinque uomini nel Mulino di Caspa, che era una casa abbandonata dai montanari, piazzando un fucile mitragliatore ad una finestra, e lasciai gli altri in avanscoperta su di un cucuzzolo poco distante dalla casa. Continuava a piovere e ancora non si vedeva; noi, in casa, eravamo tutti intenti a pulire le armi ed i caricatori sporchi di fango e di acqua, quando, improvvisamente, si aprì la porta ed uno degli uomini in avanscoperta entrò, gridando: « Sergio, ci sono i tedeschi ».

Non facemmo nemmeno in tempo ad avvicinarci alla porta che una raffica di mitra crepitò, sparata a pochi passi da noi, subito al di fuori della porta, e con un urlo lacerante Gigi si rivoltò su se stesso, cadendo bocconi sul pianato. I tedeschi erano nel cortile della casa, pochi metri fuori della porta, e da pochi passi avevano falciato Gigi, che era stato il primo ad affacciarsi alla porta. Contemporaneamente, due potenti esplosioni scuotevano la casa, mentre polvere e calcinacci cadevano sopra di noi. I tedeschi avevano lanciato due bombe a mano contro la finestra dalla quale il nostro fucile mitragliatore aveva cominciato a sparare, e con raffiche di mitra ci sparavano dentro le finestre. Ci sparpagliammo subito, uno per stanza, ognuno ad una finestra o porta, ed iniziammo un violento fuoco in direzione delle voci che ci pervenivano e delle fiammate che uscivano dalle canne dei mitra dei tedeschi.

La nostra violenta reazione allontanò i tedeschi, i quali, seppure continuando a sparare di tanto in tanto, si dileguarono tra le montagne e nel bosco. Un altro compagno era stato colpito ad una spalla, ma in modo non grave.

Ci avviammo intanto da Gigi: io lo rialzai a sedere, appoggiandolo al muro, e ricorderò sempre il suo giovane viso di buon ragazzo, ormai finito, tutto sporco di sangue. Una raffica di mitra lo aveva colpito al ventre ed era già in agonia.

Non potrò mai dimenticare quando, guardando me e gli altri compagni, prima di spirare, con un ultimo sforzo disse, in dialetto bolognese: «Uccidetemi, uccidetemi, per carità, datemi una fucilata».

Fonti

LUCIANO BERGONZINI – LA RESISTENZA A BOLOGNA TESTIMONIANZE E DOCUMENTI  – VOLUME V –  Istituto per la Storia di Bologna –  1980

Dizionario biografico A –C  – Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri – Bologna, 1985

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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