Adelaide Romagnoli (Nome di battaglia Carla) Staffetta


Nasce il 20 giugno 1925 a Budrio. Ha militato nel distaccamento di Castenaso della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi e a Medicina con funzione di staffetta.

È tra le promotrici dei Gruppi di Difesa della Donna nella zona di Castenaso e addetta alla distribuzione della stampa clandestina nel comune e al trasporto delle armi per il distaccamento. Congedata con il grado di tenente.

Adelaide qualche tempo fa mi concesse una intervista che trovate qui

I suoi ricordi

All’inizio del 1944 venni avvicinata dal partigiano Luigi Broccoli, il quale mi invitò ad una riunione in casa del colono Armando Bentivogli. In questa riunione venne deciso di formare anche nella zona di Quarto Superiore di Bologna i «Gruppi di difesa della donna . Eravamo presenti in cinque e tutte quante fummo ben liete di far parte di questa organizzazione e di poter dare il nostro contributo. A me venne affidato il compito della diffusione della stampa, cosa che feci fino a quando i partigiani della zona decisero di affidarmi il compito di staffetta del distaccamento di Castenaso della 7a brigata GAP.

Nel frattempo mio padre era venuto a conoscenza che io e mio fratello eravamo entrati a far parte delle brigate partigiane; allora pensò bene di parlarci a tutti e due. Non aveva nulla da rimproverarci, ma ritenne opportuno darci alcuni consigli e suggerimenti che penso siano stati molto preziosi. Uno di questi consigli l’ho avuto sempre presente: «ricordatevi che qualunque cosa vi accada, arresto o tortura, mai dovete rivelare i nomi dei vostri compagni; piuttosto la morte».

Ai primi di gennaio del 1945 il comandante della base mi diede l’ordine di andare a prendere delle armi e munizioni allo stabilimento «Barbieri e Burzi»; bisognava però andarci al mattino presto, prima che arrivassero nella fabbrica i tedeschi. Fu deciso che, assieme a me, doveva esserci il partigiano Giorgio Grotti, il quale era già conosciuto dal custode. Il custode ci accompagnò in fabbrica, prelevammo le armi e le munizioni dai tombini e forni sotterranei.

Io misi le bombe a mano e le pallottole da rivoltella dentro ad una sporta e coprii il tutto con un giornale e una tuta da meccanico; Grotti prese le rivoltelle e ci incamminammo verso l’uscita e, mentre uscivamo dal cancello principale, incontrammo i tedeschi i quali, vedendoci parlare con il custode, non sospettarono minimamente dell’accaduto.

Prendemmo le biciclette e ci avviammo verso la base che si trovata a San Giovanni in Triario.

Tutto andò bene fino a Granarolo, dove giungemmo verso le 7 del mattino.

Mentre stavamo per entrare in paese scorgemmo una pattuglia di tedeschi e allora il partigiano Grotti mi consigliò di rallentare e di distanziarmi da lui perché, se l’avessero fermato, avrebbe sparato. Non intendeva farsi prendere vivo. Così feci.

Mi distanziai da lui fingendo di non conoscerlo. Grotti incontrò la pattuglia e non lo fermarono, mentre io, quando fui all’altezza della pattuglia, mi sentii intimare l’alt. In quel momento mi tornarono alla mente le parole di mio padre. Risposi con prontezza e le frottole che raccontai le seppi dire così bene che le presero per verità.

Per prima cosa mi dissero di mostrare il permesso necessario per poter girare con la bicicletta; risposi che non avevo nessun permesso perché il maresciallo tedesco che si trovava in casa mia mi aveva detto che potevo benissimo girare senza.

I tedeschi mi risposero che in quella zona avevano bisogno di biciclette, perciò me l’avrebbero requisita; di rimando dissi che me la potevano prendere, ma che poi me l’avrebbero anche dovuta restituire. Intanto uno della pattuglia schiacciava con le dita il cartoccio di pallottole che si trovava dentro la sporta, sopra alle tredici bombe a mano. Fortunatamente non riuscì a capire cosa c’era dentro al cartoccio.

Intanto le domande continuavano. Vollero sapere dove andavo e cosa facevo in giro. Risposi che andavo a prendere uova e latte per il maresciallo tedesco; dissi che in città non si trovava nulla e perciò andavo in campagna.

Ad un certo momento uno della pattuglia mi disse: «Tu avere parlato sempre maresciallo tedesco: essere tuo grande amore?» — Gli risposi di sì e a questa mia risposta mi batte una mano sulla spalla dicendomi: «Va, va, tu dire maresciallo fare passaporto per bicicletta, altra volta noi prendere!».

Quanto tempo fosse trascorso non lo so. So soltanto che per quanto pedalassi forte non riuscii a raggiungere il partigiano Grotti, il quale si era allontanato dal paese velocemente andando ad avvisare gli altri partigiani.

Quando giunsi in base grande fu la gioia di tutti. La mia naturalmente fu ancora più grande, perché ero riuscita a fargliela in barba e anche perché pensavo che dentro alla «Barbieri e Burzi» i tedeschi presidiavano, senza saperlo, un nostro deposito di armi.

Fonti biografiche

Dizionario biografico R – Z di Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri – Bologna, 1998

LUCIANO BERGONZINI – LA RESISTENZA A BOLOGNA – TESTIMONIANZE E DOCUMENTI  – VOLUME V

Istituto per la Storia di Bologna 1980

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

2 thoughts on “Adelaide Romagnoli (Nome di battaglia Carla) Staffetta”

  1. Buona sera,gradirei essere espulso dalla Vostra rubrica,in quanto mi ritengo Nazionalsocialista sino al midollo,ho eseguito l’iscrizione alla Vostra Agenda di antifascisti,credendovi obbiettivi,ma siete solo dei settari e comici comunisti da quattro denari.Heil Hitler. ________________________________

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