Bologna 9 luglio 1942 Sciopero all’ACMA


Il 9 luglio gli operai dell’ACMA si astengono dal lavoro. E’ uno dei primi scioperi in Italia durante la guerra. Nove operai tra i 15 e i 18 anni, ritenuti i promotori della manifestazione, subiranno condanne penali.

Nei ricordi di Athos Druidi, Renato Baldisserri e Ardes Sgalari il ricordo dello sciopero.

Athos Druidi 

A Bologna, il 9 luglio, sedici operai su diciotto del turno di notte dell’officina ACMA scioperano dalle 20 alle 20,30, in protesta per la pesantezza della loro mansione poi, mentre alle 23,30 sette riprendono il lavoro, gli altri nove proseguono l’astensione per la durata di tutto il turno. I primi sono ammoniti, mentre i secondi, all’indomani, sono fermati e poi, a sera, senza aver mangiato, sono costretti a lavorare, quindi sono denunciati e processati. La pretura di Bologna li condanna « per aver abbandonato il lavoro a scopo di protesta » a trecento lire di multa ciascuno, più trentacinque lire di spese (il compenso mensile è di duecentocinquanta lire). L’agitazione ha tuttavia successo, poiché dalla settimana successiva, gli operai che hanno dato vita alla protesta sono ammessi ai turni di giorno 24.

Renato Baldisserri

All’ACMA lavorava come operaio Gianni Masi che, per quanto giovanissimo, era un dirigente molto attivo del movimento antifascista. Dagli operai dell’officina, Gianni era stato nominato fiduciario di fabbrica quando i comunisti decisero di entrare nel sindacato fascista dei metallurgici per svolgere meglio la loro attività politica dall’interno. Uno sciopero era già stato effettuato all’ACMA la sera del 9 luglio 1942 da un gruppetto di giovani operai che poi furono denunciati e processati. L’ambiente operaio quindi era maturo e l’organizzazione piuttosto efficiente. La stampa clandestina entrava nella fabbrica ed aveva una buona diffusione.

Ardes Sgalari

Il 9 luglio 1942 io mi trovai a partecipare a uno sciopero organizzato da 16 operai del turno di notte dell’ACMA, allora proprietà del comm. Gaetano Barbieri. Io credo che questo sia stato il primo sciopero operaio svolto durante il fascismo e la guerra, sciopero che precede di un anno e più la caduta del fascismo e di circa otto mesi quegli scioperi nelle fabbriche del nord che contribuirono alla caduta della dittatura. Il nostro fu veramente uno sciopero speciale e ricordo che nacque così. Da parecchi mesi (10 per me) si lavorava continuamente di notte. A nulla valevano le nostre richieste di fare il giorno per un po’ di tempo. Con ciò che si mangiava a quell’epoca noi ragazzi in pieno sviluppo soffrivamo particolarmente. Così ci trovammo d’accordo in 16 su 18 del turno di non recarsi al lavoro la sera del 9 luglio e di incontrarci alle 20 nei pressi della officina. Verso le 21 invece di entrare in fabbrica andammo al cinema, con la borsa del mangiare. Verso le 23,30, all’uscita, ci salutammo con l’impegno di non andare in officina nemmeno a quell’ora. Senonchè sette operai si presentarono prima della mezzanotte e trovarono i carabinieri che li aspettavano. Se la cavarono con una paternale e un po’ di spavento. Non così fu per noi nove che eravamo stati ai patti. Alle 7 del mattino seguente i carabinieri vennero a casa nostra, ci prelevarono e ci portarono nella caserma di via Cignani dove ci trattennero tutto il giorno senza mangiare, mentre a mezzogiorno i carabinieri mangiarono davanti a noi un risotto che ci fece davvero venire l’acquolina in bocca.

Alla sera, verso le 20, ci accompagnarono tutti e nove all’ingresso dell’officina e poi rimasero tutta la notte di guardia per accertarsi che non ci allontanassimo. E anche quella sera non si mangiò. Poi fummo denunciati e restammo in attesa del processo.

Però qualcosa avevamo ottenuto poiché dall’inizio della settimana successiva fummo tutti ammessi ai turni di giorno. La Pretura di Bologna ci condannò per avere abbandonato il lavoro a scopo di protesta  a 300 lire di multa ciascuno, più 35 lire di spese, una cifra molto alta perchè allora guadagnavamo 250 lire al mese. Con me furono condannati gli operai Athos Druidi (18 anni), Alessandro Passerini (18 anni), Giuseppe Morelli (16 anni), Felice Maldotti (20 anni), Ariano Bacilieri (16 anni), Enrico Fini (15 anni), Eles Ziosi (16 anni) e Tattini Giacomo (18 anni).

Ho accennato a questo episodio anche per un doveroso ringraziamento a Gianni Masi che nella sua veste di fiduciario della officina, si adoperò affinchè la pena non fosse più grave, quale ce la prospettavano i carabinieri.

Fonti

Luciano Bergonzoni – La Resistenza a Bologna – Testimonianze e documenti – Vol. III – Istituto per la Storia di Bologna 1970

Luigi Arbizzani – Azione operaia, contadina, di massa – De Donato

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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