Antonio Marzocchi (Nome di battaglia Toni, Mas)


Nasce il 16 luglio 1920 a S. Giovanni in Persiceto. Presta servizio militare in aeronautica, con il grado di sottotenente, ad Aviano (UD) e Viterbo, dal 2 febbraio 1940 allʼ8 settembre 1943. Dopo avere militato in una formazione partigiana sul monte Falterona a Forlì, nella primavera 1944 entra a far parte del battaglione Sergio della 63a brigata Bolero Garibaldi operante tra S. Giovanni in Persiceto, Anzola Emilia e Calderara di Reno.

Partecipa a numerose rischiose azioni, compresa la liberazione del partigiano Rinaldo Veronesi ferito e tenuto prigioniero dai nazifascisti. Ai primi di settembre assume il comando del battaglione, dopo la morte del comandante Nerio Nannetti (nome di battaglia Sergio).

Verso la metà di ottobre 1944 riceve dal CUMER lʼordine di raggiungere Bologna con il suo battaglione e di acquartierarsi tra le rovine dellʼex ospedale Maggiore, in via Riva Reno, in previsione di quella che si riteneva lʼimminente liberazione di Bologna.

La sera del 17 ottobre, alla testa di un centinaio di uomini, con armi e munizioni, inizia la marcia di avvicinamento, lungo i binari della linea ferroviaria Bologna-Verona. In località Bargellino di Tavernelle (Calderara di Reno) la colonna cade in unʼimboscata tedesca. Essendo alla testa della colonna, viene colpito per primo. Il giorno dopo il suo cadavere è impiccato a un albero del viale di circonvallazione a S. Giovanni in Persiceto e sfregiato dai nazifascisti, nella bottega del barbiere dei signori qualcuno manifesta la speranza che faccia la stessa fine il fratello Armando.

Dalla testimonianza di Dina Morisi (che si trova in  . A. Belletti, Dai monti alle risaie (63′ Brigata Garibaldi «Bolero»), Bologna, 1984)

Mentre si consuma questo scempio sul corpo di «Toni», la madre Angjolina è chiamata alla Casa del fascio; i fascisti ed i tedeschi le mostrano il portafoglio di Antonio e la informano che le hanno impiccato il figlio. Quella donna forte ed asciutta pensa che sia un tranello per farla parlare e per sapere dove si trova il suo «Toni» e non crede alle loro parole. I tedeschi la giudicano una mamma crudele, perché non piange a quella notizia.

Mamma Marzocchi, uscita dalla casa del fascio si dirige in bicicletta verso casa, al suo fianco procede in bicicletta, con lei la ex insegnante di suo figlio. Le due donne passano nei pressi del luogo dove è stato impiccato «Toni»; per fortuna mamma Marzocchi non vede. Strada facendo a mamma Angiolina viene il dubbio atroce che quanto le hanno detto sia vero. Piangendo, e sempre seguita dalla professoressa Morisi, sale alla stazione ferroviaria di S.Giacomo del Martignone e cammina a lungo per la ferrovia cercando il suo «Toni». «Poi la convinsi a tornare a casa», racconta la professoressa Morisi. Il giorno dopo la dura verità porta al suo cuore di madre lo strazio e la disperazione.

E’ stato dedicato in sua memoria un battaglione della 63a brigata Bolero Garibaldi.

Gli è stata conferita la medaglia di bronzo al valore militare con la seguente motivazione:

«Sottotenente dellʼAeronautica Militare, animoso partigiano, partecipava attivamente alla Resistenza, assumendo, nelle locali formazioni, compiti di sagace organizzatore e comandante. Distinguendosi per iniziativa, coraggio ed eccezionale perizia, prendeva parte a numerose e rischiose azioni di guerriglia, conseguendo notevoli risultati operativi. Cadeva nel combattimento della notte tra il 17 e il 18 ottobre 1944, immolando ai suoi ideali la giovane e promettente esistenza».

S. Giovanni in Persiceto, 18 luglio -18 ottobre 1944.

 

Biografia tratta da: Dizionario biografico Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri – Bologna, 1998

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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