La vergogna di Monza


Grottesca manifestazione fascio-monarchica in onore del re pluriassassino Umberto I alla presenza di autorità civili e militari. Il silenzio del sindaco 

È preannunciata per sabato 19 luglio a Monza la «celebrazione del 114° anniversario del regicidio Umberto I», avvenuto il 29 luglio 1900 a opera dell’anarchico Gaetano Bresci, con corteo da piazza del Duomo alla cappella espiatoria e la «deposizione delle corone al monumento di re Vittorio Emanuele II alla presenza delle autorità civili e militari». Nel programma ufficiale si esplicita anche che verrà eseguita la «marcia reale» oltre che «l’inno sardo». La messa in suffragio di Umberto I sarà celebrata da un cappellano Militare. Poi alle 13 tutti a mangiare al Salone Reale dell’Hotel de la Ville.

Qualcuno crede si tratti di uno scherzo. Ma non è così. Questa grottesca manifestazione viene infatti tenuta a Monza da molti anni in onore di un re sanguinario e pluriassassino e quel che è peggio con la partecipazione davvero delle autorità civili e militari. La provincia di Monza invia da sempre i propri rappresentanti con tanto di fascia e il proprio gonfalone, così la provincia di Milano e la regione Lombardia. Come se non vivessimo in una Repubblica, offendendo con questo gesto l’Italia intera. Ovviamente la presenza fascista non manca mai. L’occasione di sfilare, pur a fianco dei “traditori” monarchici, ma per ricordare i “bei tempi” dei tiranni, è troppo ghiotta.

Umberto I fu il responsabile della sanguinosa repressione che nel maggio 1898 imperversò in diverse città italiane nei confronti della popolazione che chiedeva la riduzione del prezzo del pane e protestava contro l’arruolamento forzato nell’esercito dei giovani inviati a reprimere gli insorti nelle altre città.

A Milano, dove i cortei popolari furono presi a cannonate dalle truppe del generale Bava Beccaris, i morti furono oltre cento, centinaia i feriti, migliaia gli arresti, sciolte le associazioni repubblicane e socialiste. Per questo massacro Umberto I insignì Bava Beccaris della Gran croce dell’ordine militare dei Savoia e gli attribuì un seggio al Senato, di allora nomina regia Anche a Monza il 7 maggio 1898 davanti alla caserma S. Paolo, i carabinieri agli ordini del col. Cocito fecero fuoco sulla folla uccidendo sette manifestanti. Questi i loro nomi: Teresa Meroni, 42 anni, casalinga; Carlo Piatti, 20 anni, fonditore; Pasquale Vergani, 29 anni, cappellaio; Carlo Villa, 18 anni, cappellaio; Antonio Sala, 14 anni, commesso; Gerardo Assi, 27 anni, imbianchino; Giacomo Castoldi, 44 anni, fornaio. Diciotto furono i feriti, decine gli arresti.

La Camera del Lavoro di Monza fece erigere nel decimo anniversario della strage un monumento che venne poi abbattuto nel 1932 sotto il regime fascista. La città sarà dunque ancora una volta attraversata da una manifestazione con il ritratto di Umberto I e i vessilli sabuadi. Ma a Monza il sindaco e la giunta di centro-sinistra non hanno proprio nulla da dire?

Fonte: osservatoriodemocratico.org

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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