Le destre populiste e radicali in Europa e in Italia


Un quadro generale di Saverio Ferrari  –  L’ antifascista  –  21/07/2014

Mai come ora stanno riaffiorando spinte xenofobe e razziste in tutto il continente europeo. Antiche ossessioni che pensavamo di esserci lasciati alle spalle sulla “purezza” del “sangue” e della “razza” sembrano tornare a galla. Con esse movimenti neofascisti e neonazisti. Fenomeni e tendenze che sono emerse con forza anche nelle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, con la crescita di tutte le destre populiste e radicali. In alcuni casi l’esplosione dei consensi, come in Francia e in Gran Bretagna, a vantaggio di movimenti con più di una impronta razzista, è stata clamorosa, collocando addirittura queste formazioni al primo posto.

CERCHI CONCENTRICI

Se si dovesse tentare di rappresentare le destre europee nel loro insieme si potrebbe ricorrere all’immagine dei cerchi concentrici. Da un primo cerchio più largo, con formazioni collegate al Partito popolare europeo (da tempo sbilanciatosi fortemente verso destra), come il Fidesz ungherese (di impronta illiberale accusato da più parti anche per il suo malcelato antisemitismo), Nuova democrazia, partito ultraconservatore greco, ma anche Forza Italia, si scalerebbe a un secondo girone composto da soggetti quali lo United kingdom indipendence party inglese (Ukip) e Alternativa per la Germania (Afd), schieratisi entrambi, mischiando perbenismo, nazionalismo e xenofobia, contro l’Unione europea, per scendere, poi, alla cosiddetta Alleanza europea per la libertà (Eaf), comprendente il Front national francese, il Partito per la libertà olandese (Pvv), il Partito della libertà austriaco (Fpo), il Vlaams belang belga (Interesse fiammingo) e la nostra Lega nord.
Un aggregato di soggetti con programmi, impostazioni e storie assai diverse. Chi ipernazionalista e chi secessionista. Chi con un passato neofascista, come il Front national (nato sulle ceneri di Ordre nouveau) o il Fpo (in origine il ricettacolo dei neonazisti austriaci), e chi, costituitosi più recentemente, come il Pvv olandese, con connotazioni avanzate sul piano civile (tra l’altro a favore del matrimonio omosessuale, del ricorso all’eutanasia e della liberalizzazione delle droghe), o la Lega nord in Italia, nata alla fine degli anni Ottanta, senza riferimenti nel fascismo. Per tutti, come comune denominatore, il rifiuto della società multiculturale e multietnica. Un collante in grado di accorparli a prescindere dalle fortissime differenze. Da qui all’ultimo cerchio, quello nero delle formazioni esplicitamente neonaziste, il passo è breve, da Jobbik in Ungheria, oltre il 20% nelle ultime elezioni politiche (al 14,7% alle europee), in assoluto la realtà più rilevante del panorama dell’estrema destra europea, formazione nostalgica delle Croci frecciate (movimento collaborazionista dei nazisti durante il secondo conflitto mondiale) ad Alba dorata in Grecia, ancora al 9% nelle elezioni europee, nonostante la carcerazione di buona parte del gruppo dirigente per attività criminali, fino all’Npd (Partito nazionaldemocratico tedesco), capace di portare pur con solo l’1% un proprio rappresentante a Strasburgo.
Poco oltre i confini della Ue, come in Ucraina, assistiamo a derive ancora peggiori, con coalizioni di governo, prima delle recenti elezioni, con ministri neonazisti (del partito di Svoboda, nato nel 1991 come Partito nazionalsocialista dell’Ucraina, definito dal Centro Simon Wiesenthal: «Uno dei cinque partiti più antisemiti del pianeta») e squadre paramilitari animate dal cosiddetto Settore destro (Pravyi sektor), neonazisti con il mito dei volontari ucraini nella divisione SS Galizien.

LA LEGA: LA NUOVA CASA DELL’ESTREMA DESTRA ITALIANA?

In Italia il voto è stato diverso. Le destre classiche, da Forza Italia al Nuovo centro destra, o sono arretrate o non hanno sfondato. Altre, come i Fratelli d’Italia, nostalgici di Alleanza nazionale e dell’Msi, non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento del 4%, mentre le sigle più rappresentative del neofascismo, come Casa Pound e Forza nuova, non sono state nemmeno in grado di presentarsi. Chi, in compenso, ha ottenuto un risultato più che significativo (il 6,16%) è stata la Lega nord, divenuta nei fatti il riferimento, grazie alle sue ultime torsioni estremiste e sorprendentemente “nazionaliste”, di settori anche di estrema destra che hanno fatto esplicitamente convergere su di essa, e su alcuni candidati in particolare, il proprio voto. È il caso di Mario Borghezio, poco meno di sei mila preferenze conquistate nel collegio dell’Italia centrale, in buona parte nella capitale, grazie proprio a Casa Pound che lo ha apertamente sostenuto. Sembrerebbe farsi strada nella Lega una nuova linea, a imitazione del Front national, verso la formazione di un “partito nazionale”, pronto a incamerare l’elettorato della “destra sociale”, in libera uscita a seguito della diaspora post-missina e di Alleanza nazionale. Da qui l’offensiva in questa campagna elettorale, con iniziative e comizi fuori dai confini della cosiddetta Padania, lasciando in sordina temi quali la secessione, con parole d’ordine come “Basta euro, basta immigrati, prima gli italiani!”, Quasi duecentomila i voti raccolti nel centro, al sud e nelle isole. Un risultato non da poco considerando che complessivamente l’incremento dei voti alla Lega, rispetto alle politiche dello scorso anno, è stato di trecentomila schede. Un dato politico nuovo che andrà riverificato nei prossimi mesi. Di certo, nel frattempo, lo smottamento di militanti e dirigenti di Forza nuova (specialmente al Nord) proprio verso ambienti leghisti, nonché la disponibilità di Casa Pound a proseguire nell’interlocuzione.

LA SPERANZA DEL “TRACOLLO”

Il neofascismo in Italia si muove, dunque, con prospettive diverse, presentandosi ancora in forma magmatica e composita, non in grado di dar vita autonomamente, come in altri paesi, a partiti stabili capaci di intercettare ampi consensi. Una dimensione nondimeno pericolosa. Si sono formati nell’ultimo quindicennio gruppi nazionali e locali che ormai si muovono sempre più sul piano inclinato del ricorso alla violenza, professando apertamente ideologie neofasciste se non neonaziste. Il parametro del consenso elettorale non può rappresentare l’unico metro di valutazione. Queste formazioni, a imitazione di altre in Europa, come Jobbik o Alba dorata, puntano a trovare spazio nella crisi, non solo economica e sociale, ma anche politica e ideale, soprattutto fra le nuove generazioni. Vivono nella speranza di un “tracollo” della nostra società. È il caso in particolare di Casa Pound che tenta di connotarsi non alla stregua di un’organizzazione classicamente di destra, ma in versione antisistema, con accenti pseudorivoluzionari e iniziative trasgressive, mescolando con disinvoltura suggestioni culturali opposte, da Ezra Pound a Robert Brasillach, fino a Che Guevara. Il modello ancora una volta è preso dal passato, dal primo movimento fascista del 1919-1920 con la sua carica apparentemente “antiborghese”. In assonanza con esso la convinzione che “minoranze attive” possano determinare grandi avvenimenti, forzando il corso della storia anche con la violenza, il disprezzo per la democrazia parlamentare, i partiti e i sindacati di massa, facendosi portatori di una sorta di “rivoluzione generazionale”. L’obiettivo in primis sarebbe quello di dar vita a un movimento giovanile di massa di estrema destra, un fatto mai realizzatosi in questo secondo dopoguerra.
Il legame mai spezzatosi fra tutte le destre in Italia, da Forza Italia alla Lega, passando per i Fratelli d’Italia e il Nuovo centro destra, fino agli spezzoni organizzati del neofascismo, continua rappresentare il cuore del problema.

Fonte: osservatoriodemocratico.org

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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