12 settembre 1921 gli squadristi fascisti devastano Ravenna


Il 12 settembre 1921 il Fascismo muove una serie di attacchi squadristi nei confronti del movimento cooperativo, scegliendo Ravenna in quanto culla italiana della cooperazione socialista. Si volle dare una vera e propria prova di forza e additare a tutti i camerati che le cooperative dovevano essere un obiettivo da colpire, all’indomani del biennio rosso e dell’occupazione delle fabbriche.

 Benito Mussolini era stato un dirigente di spicco del Partito socialista e come tale ne conosceva bene l’organizzazione e i punti di forza. Per questo, nel momento in cui il Fascismo volle accreditarsi come forza d’ordine e legalitaria, lanciò una vasta campagna di violenze contro le organizzazioni di massa dei socialisti, ossia contro quella vasta rete di leghe bracciantili, di case del popolo, di organizzazioni sindacali e di imprese cooperative che rappresentavano una cerniera cruciale tra il partito e la società civile. La rottura di questo legame era essenziale per togliere ai socialisti gli strumenti attraverso i quali avevano raccolto un vasto consenso fra i ceti popolari.

La mattina del 10 settembre le  prime camicie nere entrarono nel centro storico di Ravenna; era un’avanguardia di un gruppo ben più numeroso, formato da tremila militanti guidati da Italo Balbo, che occupò la città il 12 settembre. In quella che fu chiamata marcia su Ravenna si fecero le prove generali dei riti paramilitari e delle tattiche squadriste. La camera del lavoro, sede dei sindacati e di numerose organizzazioni cooperative e mutualistiche, fu devastata, ma a fronte di quello spiegamento di forze la violenza fu sostanzialmente contenuta. Più che altro fu un ideale via libera ad attacchi ripetuti e sempre più brutali contro le organizzazioni della Lega, grazie anche all’accondiscendenza delle forze dell’ordine e della magistratura. Le camicie nere assaltano la Camera del lavoro di piazza Marsala e varie sedi di partiti e di cooperative, saccheggiano negozi, bastonano e insultano alcuni sacerdoti (incluso monsignor Celso Costantini, delegato apostolico a Fiume). Oltre a Balbo, i comandanti della spedizione sono Caradonna, Grandi e Misuri.

Lo squadrismo del 1921, quindi,  non fu una fase di cieca violenza contro i ‘rossi’ in genere, ma un’operazione ben definita e ragionata volta a colpire il nemico nei punti nevralgici. Già in precedenza c’erano stati alcuni danneggiamenti di spacci di consumo o minacce proferite all’insegna di presidenti e di consiglieri di alcune società iscritte alla Lega delle cooperative, ma si era trattato di episodi circoscritti e dopotutto di lieve entità. Invece, in questa occasione, si volle dimostrare pubblicamente la forza e le finalità dei camerati.

Fonti:

http://www.memoriecooperative.it/calendario/le-cooperative-obiettivo-dello-squadrismo-fascista/

http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=4dae9b5ccc959

 

 

 

 

 

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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