Concerto nazi-rock di Lealtà azione all’insegna del razzismo antislavo


L’associazione dei profughi giuliani e istriani ormai in mano ai neonazisti di Lealtà azione.

Per sabato 28 febbraio prossimo è in programma l’ennesimo concerto neofascista organizzato da Lealtà azione e dalla sua gemella Lorien, l’associazione della “musica non conforme” legata a Guido Giraudo. Secondo il copione ormai solito, contando sul tacito assenso di questura e prefettura, il luogo dell’evento non sarà rivelato in anticipo, mettendosi al riparo da eventuali contestazioni antifasciste. Il titolo questa volta è «Concerto del ricordo» e la terza sigla organizzatrice è A.D.ES., ossia l’Associazione degli Amici e Discendenti degli Esuli Giuliani, Istriani, Fiumani e Dalmati. Un’associazione che lancia slogan come «Voglio tornare a casa mia. Né Slovenia né Croazia», in nome della «millenaria cultura italiana dell’Adriatico Orientale».

Siamo sull’onda della Giornata del Ricordo del 10 febbraio, della commemorazione dei “martiri delle Foibe”, come recita la convocazione, «decine di migliaia di civili costretti, a guerra finita, a fuggire dalla loro patria e dalle loro case per scampare all’eccidio perpetrato dalla polizia jugoslava e dai partigiani titini ai danni di ogni persona di etnia italica». Insomma, l’«olocausto italiano» di cui sempre si declama in casa neofascista. Di questo tenore, quindi, saranno i gruppi che si esibiranno.

Prima di tutto la Compagnia dell’Anello, la band più longeva del settore, essendo stata fondata nel 1977 e tuttora attiva dopo essere passata attraverso le esperienze dei Campi Hobbit (non per nulla il suo nome viene da una lettura di destra di Tolkien). Sicuramente canteranno “La foiba di San Giuliano”: «Tito, Tito, maresciallo assassino / Quanti fratelli hai infoibato? / Quanti innocenti hai assassinato? / I tuoi gendarmi hanno massacrato / Chi italiano era nato, chi italiano era nato!», per concludere: «La gioventù europea il rosso brucerà». E poi “Di là dall’acqua: «Perché in Istria non ti sembri strano: anche le pietre parlano italiano!/ In Italia non dimentichiamo quanto sta soffrendo il popolo istriano!».

Si esibirà poi Skoll, cantante di “rock identitario”, grande ammiratore di Yukio Mishima, ma anche con un repertorio adatto all’occasione, come “Nostro esodo”: «Straccioni armati schiacciano le nostre vite, il loro ghigno è sale sulle mie ferite / Uguali alla mia gente attaccata e ferita, uguali a quest’Italia che da qui è sparita!». DDT, altro gruppo della serata, trae il suo nome, polemicamente, dalla sigla di Dodicesima Disposizione Transitoria, ossia quella disposizione (che in realtà la Corte Costituzionale precisò non essere «transitoria», ma «finale») che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del Partito fascista. La sua canzone più conosciuta è “R.S.I” («Vecchio partigiano non potrai cancellare seicento giorni di Repubblica Sociale!». Poi ci saranno i Bullets, cresciuti nell’ambiente della Skinhouse milanese, che sono gli autori dell’inno di Lealtà azione: «Un gladio con il lupo, vessillo di guerra ed amore / Un branco di fratelli in questi tempi non troppo belli… / Lealtà azione, vessillo di guerra ed amore! / I valori che cerchiamo, noi li troviamo in Corneliu Zelea Codreanu».

Lealtà azione di recente è anche stata dietro al tentativo di organizzare all’Università Statale, il 18 febbraio scorso, un convegno intitolato «La memoria storica delle foibe e dell’esodo degli italiani». Lo firmava ufficialmente il Fronte Universitario, il gruppo studentesco nato nel 2013 in occasione delle elezioni di ateneo. Una sigla che riecheggia il missino FUAN, sciolto nel 1996. A chi li intervistava chiedendo se fossero fascisti, rispondevano un po’ evasivamente che si rifanno «a valori millenari risalenti all’Antica Roma, quindi non solo dal ventennio fascista». Il fascismo perenne, insomma. Il permesso di tenere questo evento aveva però suscitato l’indignazione di molti altri studenti, visto che il rettore Vago e il prefetto avevano chiuso l’Università tre giorni «per motivi di sicurezza», dal 16 al 18 gennaio, quando si voleva parlare di NO EXPO. Così, con lo slogan «L’Università Statale è antifascista e antirazzista», la mattina dell’evento centinaia di studenti presidiavano l’ateneo. E i neofascisti? All’ultimo momento era stata loro concessa un’aula in una sede staccata di Via Noto. Così una sessantina di loro era arrivata in corteo, fra inni e bandiere e avevano svolto la loro conferenza. «Il Ricordo e la Storia conquistano la Statale», titolava con sprezzo della realtà il 21 febbraio «Il Giornale d’Italia» di Francesco Storace.

No, nessuna conquista: ma la ripetizione della solita solfa. A Milano i neofascisti devono comunque, in una maniera o nell’altra, con la complicità di molte istituzioni, avere il diritto di parola. Sono gli “avversari”, gli “antagonisti”, ossia i democratici e gli antifascisti, a dover essere tenuti a bada, “per motivi di sicurezza”.

Fonte: osservatoriodemocatico.org

 

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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