Essere antifascisti oggi


Le parole di Marinella Mandelli, figlia del comandante Ferruccio. Una testimonianza preziosa

Stasera dirò qualche parola su Nando Mandelli, partigiano. Comandante del 6° distaccamento della 105° Brigata Garibaldi di Brugherio con il nome di battaglia “Ferruccio”, nome che ora porta mio fratello. Nel 1943, quando fece le sue prime azioni di antifascista, era giovanissimo: aveva 17 anni. In questi giorni cadrebbe il suo compleanno, perché era nato il 7 marzo. Nando Mandelli era mio padre. Vi racconterò qualche fatto della lotta di Resistenza di allora attraverso le sue stesse parole, leggendo alcuni brani dei rapporti che mandava al Comitato di Liberazione Nazionale di Milano.
È il 25 luglio 1943. In tutta Italia si è diffusa la notizia della caduta del governo di Mussolini. Ecco cosa succede il giorno stesso a Brugherio, secondo il rapporto di Nando: «Unitamente ad altri cittadini entriamo nella sede del Fascio, triste luogo di viltà e di prepotenza. I ritratti di Mussolini e le insegne del suo regime sono gettati sulla via dove il popolo li darà alle fiamme. I manganelli e i nervi di bue usati per vent’anni dai gerarchi locali contro inermi cittadini verranno conservati come testimonianza del tragico passato. Nella sede si trovano anche cartocci e sacchetti di farina sequestrati dai bravacci in camicia nera a gente affamata che tornava dai mulini con la speranza di farsi una polente. Sulla via il fabbro sta demolendo con la fiamma ossidrica le ultime insegne del fascismo tra gli applausi della folla».
Questi giovani, che si sono spontaneamente ribellati alla «viltà» e alla «prepotenza», sono senz’altro delusi dal fatto che il governo Badoglio, come se niente fosse, proclami che «la guerra continua» al fianco dei tedeschi. Così si arriva all’8 settembre, alla proclamazione dell’armistizio, allo sbando dell’esercito lasciato senza direttive, all’occupazione del territorio da parte dei tedeschi, al ritorno in auge dei fascisti. Questo gruppo di giovani brugheresi non ha dubbi, sa subito cosa deve fare. Combattere, e quindi procurarsi le armi. Scriverà Nando nel suo rapporto: «Nelle scuole del bivio Cimitero troviamo numerosi moschetti e pistole abbandonati dai nostri soldati che vi erano accasermati. Di notte riusciamo a impossessarci di acune casse di munizioni e di munizioni… In un successiv0o tentativo di recuperare il grosso delle armi sistemate nel sottostante scantinato, veniamo scoperti da un guardiano che dà l’allarme e denuncerà il fatto ai tedeschi. Il segretario comunale fascista aiuterà i tedeschi a individuare i responsabili. Di notte la ghestapo guidata da una spia locale con una azione di sorpresa riesce a catturare nel sonno due dei nostri… Essendo gli altri sfuggiti alla cattuta, le SS procederanno all’aresto dei genitori, applicando così il brutale metodo della rappresaglia. Per gli altri non rimane altro che la via della lotta armata…».
Nando Mandelli e alcuni altri raggiungono il Monte San Martino, altri ancora si danno alla macchia. Ma «ci ritroveremo» continua nel suo resoconto Nando Mandelli «in un cascinale vicino a Baraggia nei primi del 1944 dove verrà costituito il 6° distaccamento Garibaldi». Così, in un cascinale, Nando Mandelli diventa “Ferruccio”: a 18 anni non ancora compiuti, è il più giovane comandante partigiano d’Italia (lo afferma uno studioso che ben conosciamo, Luigi Borgomaneri). La Resistenza non aveva paura dei giovani, perché era costituita in gran parte di loro. D’altra parte, i partigiani non erano degli eroi, ma delle persone comuni. Le loro doti erano la generosità d’animo e l’insofferenza verso l’ingiustizia.
Le squadre di azione patriottica, le SAP, come il 106° distaccamento di Brugherio, non agivano in montagna, ma in un territorio di pianura fatto di paesi, campagne, cascinali, fabbriche, strade… Vivevano in mezzo alla popolazione civile. C’erano presìdi tedeschi forti di centinaia di uomini e militi repubblichini che li appoggiavano.
Non voglio ora raccontare tutta la storia della Resistenza a Brugherio. Dai rapporti scritti dal comandante Ferruccio, sappiamo che i patrioti fanno sabotaggi ai tralicci dell’alta tensione, spargono chiodi a tre punte (fabbricati appositamente dagli operai di fabbriche della zona) sulle strade dove passano gli automezzi nemici, tendono agguati a fascisti e repubblichini e si procurano armi. Leggo solo un esempio, fra i vari: «24 luglio 1944. Oggi pomeriggio sull’autostrada Milano-Bergamo, all’altezza della frazione Offelera, due nostri gappisti, armati di mitra, dopo aver disarmato due militi repubblichini, hanno attaccato un automezzo carico di brigatisti neri, sopraggiunti in aiuto dei primi. Nello scontro, protrattosi per diverso tempo, sono stati colpiti due nemici. L’automezzo, centrato dalle raffiche di mitra e dalle bombe a mano, è stato reso inservibile. Bottino: un moschetto, due pistole automatiche tipo Beretta e due bombe a mano tedesche».
Fanno anche azioni che servono alla gente del paese nella sua vita quotidiana: ad esempio, scovano in casa di un esponente fascista della merce alimentare nascosta e la distribuiscono alla popolazione. I patriotti erano protetti dalla gran parte del popolo, ma c’erano sono anche delle spie, che portarono a degli arresti, che finirono in sevizie e torture. Ma il comandante Ferruccio, scrive: «16 marzo 1945. Oggi la nostra pattuglia volante ha giustiziato in via Silvio Pellico a Monza un maresciallo nazista tristemente noto per la sua crudeltà verso i patrioti rinchiusi nelle carceri di .via Volturno e di Villa Reale». Così si sta avvicinando la Liberazione. Il 25 aprile il comando generale ordina al distaccamento di Brugherio di attaccare le colonne di automezzi e blindati tedeschi che si dirigono verso il Nord. Nando Mandelli descrive una dì queste azioni: «25 aprile, mattino. Nel buio della notte è stato impossibile valutare le perdite nemiche. Da parte nostra un caduto. Il partigiano Luigi Teruzzi di 20 anni». Il drappello partigiano, quindi, ha un caduto proprio all’alba della Liberazione. Un giovane ventenne. Ma ricordiamo che chi scriveva quella nota del rapporto aveva appena compiuto 19 anni.
Dopo il 25 aprile Nando Mandelli continuò la sua militanza nel Partito Comunista. Ma non diventò mai un burocrate, un carrierista. Per molti anni diresse la sezione Anpi di Brugherio. Ma nulla era più lontano da lui della ripetizione retorica della Resistenza come rito. E seppe cogliere man mano i segni dei tempi. Quando, negli anni Settanta, scoppiarono i movimenti di contestazione di studenti e operai, che sicuramente fuoriuscivano dalle abitudini della militanza tradizionale, Nando Mandelli seppe riconoscere, in condizioni diverse, lo stesso spirito che aveva animato lui da giovane. Non ebbe diffidenze. E parlò di “Nuova Resistenza”. Organizzò a Brugherio un incontro con la madre di Roberto Franceschi, lo studente ucciso dalla polizia nel 1973.
Se Nando Mandelli vivesse ancora oggi, saprebbe riconoscere la continuazione dello spirito partigiano nell’antifascismo militante di oggi. Io sono convinta che se fosse ancora fra noi oggi risponderebbe positivamente all’appello lanciato dall’Osservatorio Democratico affinché si saldi l’azione dell’Anpi con quella dei tanti giovani e movimenti impegnati contro il razzismo, la xenofobia, il ritorno del fascismo. Oggi che le istituzioni che dovrebbero rappresentare la democrazia stanno cambiando la carta costituzionale per cui aveva lottato mettendo in gioco la vita.
Prima ho letto dei brani dai suoi rapporti. Ora leggo un brano dell’appello uscito pochi giorni fa:
«L’esigenza di un nuovo movimento antifascista è più che matura. Un movimento necessariamente plurale, aperto alle nuove generazioni, privo di steccati e istituzionalismi fuori tempo, in grado di relazionarsi con il presente e i pericoli rappresentati dagli attuali movimenti razzisti e neofascisti. La stessa capacità di trasmettere la memoria della Resistenza non può che partire da qui, per non ridursi a vuota retorica».
Io sono sicura che Nando Mandelli, diventato comandante partigiano a 18 anni, oggi approverebbe questo appello.

Fonte: osservatoriodemocratico.org

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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