Papà Gildo tra i Giusti: salvò ebrei a Fanano


Riconoscimento agli Andreoni, che tra il ’43 e il ’44 accolsero in casa una famiglia in fuga di CATERINA GIUSBERTI

Lo sapeva tutta Fanano che in casa Gioiello si nascondeva una famiglia di ebrei bolognesi. Ma nessuno, per tutto l’anno che i Valabrega rimasero lì, tra il ‘43 e il ‘44, “fece la spiata”. E’ per questo che ci sarà una medaglia di Giusto tra le Nazioni, consegnata oggi dall’ambasciata israeliana in Italia per mano di Dan Haezrachy, alla famiglia Andreoni, che in quella casa viveva. Gioiello Andreoni la dividerà così col fratello Riccardo, in nome del padre Gildo, ma pure con tutta la frazione di Ospitale. Sua moglie Lidia ha apparecchiato una tavolata per sessanta. “Mio padre lo diceva sempre – fa Gioiello, oggi pensionato 65enne – che fu merito di tutti se quella famiglia si salvò”.

Gildo, nel ‘43, era appena tornato dalla campagna di Russia. Diciassette mesi di guerra gli avevano lasciato mani e fronte congelate e la ferma decisione di non imbracciare più un fucile. “Disertò – dice Gioiello -, tornò a vivere a casa, insieme alla mamma e alla sorella. Diceva che aveva sparato anche troppo”. Forse anche per quello non se la sentì di dire no, quando si vide comparire davanti una famiglia di sconosciuti con una bimba di un anno, quell’uomo figlio di minatori, il cui padre era sepolto in Belgio e che aveva messo piede per la prima volta in miniera a undici anni. Loro erano Cesare Valabrega, musicista e musicologo, nonché collaboratore dell’Eiar, sua moglie Carla Basilea, anche lei musicista, e le loro due figlie Benedetta ed Emma, la più piccola.

Quando i fascisti l’arrestarono per diserzione, Gildo si consegnò in giardino, per non fargli vedere chi c’era in casa. Scappò dal carcere di Bologna durante i bombardamenti, e aspettò la fine della guerra dall’altra parte della linea Gotica, a Pistoia. I Valabrega scapparono poco dopo, il 2 novembre del 1944, attraverso le montagne, seguendo una guida di nome Gianni. Emma, la più piccola, a 18 anni partì per Israele, dove si sposò. E’ stata lei, Mimì, come la chiama affettuosamente Gioiello, a ritrovarli da Israele, e rimettere insieme i pezzi di questa storia. “Non ci siamo più sentiti per sessant’anni – ricorda lui –, l’ultima volta era all’inizio degli anni ‘50, dopo la guerra, io ero piccolo, lei era già una ragazzina”.

Ci sarà anche Mimì, oggi 73enne, alla cerimonia al centro tematico Monti della Riva di Trignano-Fanano, insieme al nipote Marco Valabrega e il pronipote Daniele, che hanno seguito la tradizione di famiglia. Suoneranno le musiche del nonno, davanti al sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli, al presidente della regione Stefano Bonaccini, al prefetto di Modena Michele Di Bari, e a diversi altri famigliari e amici che vivono tra Norvegia, Svezia, Stati Uniti, Roma e Israele. “Questa storia mio padre non l’ha mai sbandierata – tira le somme Gioiello – ma penso che, coi problemi di accoglienza che abbiamo oggi, questa medaglia sia attuale. Perché se adesso accogliere è difficile, allora il rischio era che ti bruciassero la casa e ti fucilassero sul posto. Eppure qualcuno lo fece”.

Fonte: repubblica.it

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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