Renato Morandi (nome di battaglia Carletto)


Nasce il 05 agosto 1923 a Secugnago. La sua è una famiglia antifascista. Appassionato di ciclismo nel 1942 – a soli 19 anni – conquista il titolo italiano di velocità e, subito dopo al Vigorelli di Milano vince il campionato della gioventù europea nella stessa specialità e in quella dell’inseguimento a  squadre. Frequenta giovanissimo gli ambienti dell’antifascismo varesino si iscrive al partito comunista italiano.

“Il 25 Luglio, alla caduta del fascismo raduna molti antifascisti varesini e con un corteo in bicicletta arriva davanti alla Questura per inneggiare all’Italia libera”.

Dopo l’8 settembre Morandi diventa protagonista della lotta antifascista e riesce a sottrarre al Cinema centrale di Varese (il cosiddetto “Pidocchietto”) la pellicola del film franchista “Carmen fra i Rossi”, che poi viene bruciata in un giardinetto di Biumo Inferiore.

Sempre nell’ottobre del 1943 insieme a Franco Giannantoni, Antonio Pedroni che funse da battistrada con altri protagonisti della Resistenza italiana, Dionisio Gambaruto (“Nicola”), studente in medicina di Asti, poi comandante in Valtellina del Raggruppamento “Garibaldi” e Mario Di Lella (“Galli”) partigiano in Val d’Ossola, in bicicletta il gruppo aveva come traguardo una zona fra Induno Olona e Arcisate, sede di un polveriera militare. Lì, con l’accordo preventivo del custode, il maresciallo dell’ex Regio Esercito Colucci, in contatto con Di Lella, l’esperto di esplosivi, il commando partigiano avrebbe dovuto caricare a bordo tutto quanto era possibile, considerato il poco tempo a disposizione e il rischio di un possibile allarme.

Pedroni, uno studente di Sant’Ambrogio, cugino di Gisella Floreanini, il futuro ministro dell’Assistenza nel Governo della Libera Repubblica dell’Ossola, precedette il camioncino lungo un percorso battuto dai mezzi nazifascisti. Induno Olona si trovava lungo la direttrice Varese-Porto Ceresio sul lago omonimo, a un passo dal confine. Pedroni faceva da staffetta. Si fosse presentato un pericolo ci avrebbe avvisato in tempo tornando sui suoi passi e noi avremmo assunto le precauzioni del caso. Il programma filò via liscio. Entrammo indisturbati nella polveriera e prendemmo il materiale che ritenemmo più utile alla nostra causa. Dinamite, gelatina esplosiva, soprattutto ma anche micce e detonatori. Un paio di quintali di materiale.

Il ritorno a Varese fu regolare. Il bottino venne nascosto in un primo tempo in una casina da caccia sopra Barasso alle pendici del Campo dei Fiori e poi distribuito in varie direzioni. Parte dell’esplosivo fu consegnato al Gruppo 5 Giornate del San Martino che il colonnello Carlo Croce usò per distruggere la caserma di Vallalta e i depositi d’acqua, al termine della disastrosa battaglia del novembre del ’43, un’altra parte a Milano nel deposito dell’Atm in via Messina presso il Cimitero Monumentale e servì ai Gap di Egisto Rubini e poi di Giovanni Pesce; un’altra parte ancora (una trentina di chili) fu trasferita dentro due valige in treno a Lodi da Carla Della Bordella, la moglie di Morandi. Quello che restò lo utilizzammo a Varese per far saltare le centraline elettriche dell’Avio Macchi e i camion della Werhmacht.

In seguito con il fratello Anselmo, Morandi espatria in Svizzera e viene internato in un campo del Canton Soletta, dove fa un incontro decisivo, quello con Pietro Terzi, futuro comandante della piazza militare di Dongo. Parte da Etziken con Terzi nella notte tra il 9-10 giugno 1944, lasciando al giovane fratello (che non porta con sé perché ha promesso alla madre di lasciarlo al sicuro) una lettera.

“Caro Anselmo,

fra qualche ora il treno mi porterà lontano da questo paese che mai avrei voluto conoscere e lontano da te. Ti invio perciò il mio caro fraterno e affettuoso saluto, augurandoci di rivederci presto. Sii sempre coraggioso e onesto. La lealtà e la fraternità guidino e illuminino il tuo cuore sempre tanto buono e umanitario, affinché tutti ti amino e ti stimino. Sappi discernere il male dal bene e la buona dalla cattiva parola. Sii sempre con coloro che m’hanno ascoltato con piacere sia con o contro di me. Solo così ti formerai una coscienza prima di fare il primo passo oltre la triste e nuda soglia della vita. Sii sempre come sei stato fino ad ora onesto, leale e umile. Il tuo motto sia: lavoro e fraternità (doveri primi), comprensione e dignità (diritti). Fa’ tuo il precetto “ama il prossimo tuo come te stesso””; educa fin dove puoi; lasciati guidare dall’esperienza degli anziani della vita negli ardui passi di essa. Ti consiglio Landini e compagni e Grugni. Sii calmo: solo chiedo che un’umile preghiera salga dal tuo labbro e dal tuo cuore sinceri, affinché mi accompagni nel mio cammino.

Non pensare che avrei potuto restare: faresti male a me. Sai che questo esilio è stato per me un tradimento alla mia causa: sai che tradii la causa per non tradire la mamma. Ora son certo che parto con la sua benedizione.

Ascoltami. Ti chiedo ora un grande favore. Nessuno oltre il confine sappia che io non sono più qui. Ora un altro favore: scusami se troppo ti disturbo. Tutto ciò che ha qualche utilità che io e Terzi abbiamo lasciato (un paletò, qualche libro, scarponi e qualche cosa d’altro che ti potrà servire direttamente) ritiralo e portalo con te quando ritorni. Lascia ciò che è di inutile ingombro (roba militare). Se vedi gravoso e voluminoso il tutto spedisci a: XY. Fino a 5 kg non avrai spese.

Non accendere discussioni e preparati in silenzio. Con me è partito anche Renzo. Prendi la mia posta e rispondimi. Anselmone. Ti accompagni nell’ancor, spero breve, esilio il mio augurio più caro. Saluta tutti quelli del campo e un particolare saluto a Rico.

Un fraterno abbraccio, Renato.

Sii forte!”

A Guanzate (Como), con l’apporto di Luigi Canali (il Capitano Neri) dà vita al primo nucleo della 52a Brigata Garibaldi. Si scontra con la Brigata Nera Cesare Rodini di Como, in una lotta che diventa ogni giorno più dura. Morandi si sposta poi in Brianza e viene costretto a curarsi un problema renale nascondendosi a Casciago. Riuscirà tuttavia a partecipare all’insurrezione finale. Come sottolinea Giannantoni, un ruolo importante lo ebbe anche la moglie di Morandi, Carla Della Bordella, valorosa partigiana che partecipò alla Resistenza con grande sprezzo del pericolo.

Fonti:

http://ferrari.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/04/25/%E2%80%A6-sii-sempre-coraggioso-e-onesto-1944-il-partigiano-renato-morandi-al-fratello/

http://www.varesereport.it/2015/09/03/addio-carletto-scomparso-il-partigiano-renato-morandi/

http://www.rmfonline.it/?p=6205

 

 

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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