La battaglia di Pianoro 17-21 Aprile 1945


Dopo mesi di inattività finalmente il fronte comincia a muoversi, nel lungo inverno il fronte era diventato un dialogo continuo di cannoneggiamenti e bombardamenti, dopo la conquista di Livergnano, Pianoro era stata evacuata e la popolazione sfollata a Bologna.

Tutto il territorio portava già le ferite dovute alle bombe e il paese di Pianoro giorno dopo giorno perdeva case e monumenti tanto che alla fine solo pochi edifici erano rimasti in piedi.

Tra queste macerie la retrovia della prima linea dove truppe tedesche e della Repubblica Sociale si riposavano prima di tornare in prima linea, ma già il 17 aprile 1945 gli alleati insieme al Corpo Italiano di Liberazione cominciarono a sferrare l’attacco che porterà alla liberazione di Pianoro e Bologna.

 

Il Resto del Carlino del 19/20 Aprile 1945 riporta:

A sud di Pianoro si sono sviluppati violenti combattimenti che, iniziatisi all’alba del 17 aprile, hanno investito tutta la zona della strada della Futa fino a Monte Adone, importantissimo caposaldo in nostre mani.

Ma la fanteria americana si è trovata di fronte alla fanatica difesa del nostri legionari.

Essi, nonostante combattessero su posizioni controllate dagli obici e dai mortai americani, non hanno ceduto di un passo, difendendo ogni palmo di terreno con ferrea decisione. Ed il nemico, frenato nel suo sforzo offensivo, ha dovuto desistere. Per ben tre volte la fanteria americana ha attaccato tra Monte Adone e Pianoro e per tre volte gli arditi della Guardia hanno vittoriosamente rigettato l’invasore nel tentativo di buttarsi giù per la strada della Futa con le sue masse corazzate. Quasi tutti gli arditi della Guardia sono stati decorati della croce di ferro di seconda classe. Fra i più notevoli episodi risalta quello di un mitragliere che, rimasto solo all’arma, ha tenuto testa per tutta la giornata ai reiterati attacchi.

Ma la resistenza nazifascista alla fine viene spezzata e come riportato nei rapporti militari repubblichini è inevitabile il ripiegamento dei battaglioni dal fronte:

In attesa del rientro al Deposito di Bologna, dopo la battaglia di Zula, i Legionari si raggrupparono a Pianoro sotto la guida dell’Ufficiale di collegamento Seibold. E, mentre il resto della 65.ID arretrava su Bologna (Colli di Paderno), presero parte ad azioni di retroguardia sostenute dal GrenRgt 145: il 19 aprile, con il I Big (cap. Krieger), al primo tornante della «Futa», presso il Cimitero di Pianoro, ove cadde il ten. Linden che li comandava: il 20 con il II Btg. del cap. Schildheurer, che fu colpito a morte nel difendere la strada Guzzano-Pianoro.

Entro la notte sul 21, con un autocarro distaccato dal Deposito, potè essere raggiunta Via Risorgimento, a Bologna. Il Reparto e l’intero Comando abbandonarono la loro città insieme ad una colonna che comprendeva anche altre Formazioni RSI e affiancava la 65. ID verso S. Giovanni in Persicelo.

Nella battaglia di viene gravemente ferito il sergente dei Bersaglieri Luigi Sbaiz nato Muzzana del Turgnano, 1918.

La sua biografia

Fu richiamato alle armi il 5 aprile 1939 presso il 3º Reggimento bersaglieri. Nel 1940 partecipò alla Battaglia delle Alpi Occidentali contro la Francia, mentre nell’aprile dell’anno successivo venne impiegato nell’Invasione della Jugoslavia. Rimpatriato poco tempo dopo, venne integrato nel Corpo di spedizione italiano in Russia. Si distinse nella battaglia ma nel 1942 venne rimpatriato a causa di un congelamento ai piedi. Trasferito nel LXXV battaglione bersaglieri Ciclisti di stanza in Sardegna, tornò sul continente dopo l’armistizio per unirsi, col grado di sergente, al Battaglione bersaglieri Goito del Corpo Italiano di Liberazione, la forza armata italiana che combatteva a fianco degli alleati. Il 19 aprile 1945 a Poggio Scanno, presso Bologna, mentre guidava un’unità di Arditi, venne ferito gravemente a una gamba. Nonostante la gravità della situazione chiese a un compagno di amputargli l’arto ferito e contemporaneamente agitava il piumetto incitando i suoi. Il 21 aprile, mentre i suoi commilitoni bersaglieri entravano per primi nella Bologna appena liberata, Luigi Sbaiz spirava all’ospedale da campo.

Medaglia d’oro al Valor Militare alla Memoria

«All’inizio di un attacco contro una munita posizione nemica, rimaneva ferito ad una gamba. Con sereno stoicismo, mentre cercava di riordinare la sua squadra, estraeva il pugnale, e dopo averlo tentato egli stesso, ordinava ad un bersagliere, accorsogli vicino, di recidergli l’arto maciullato. Sfuggito a chi lo voleva soccorrere, strisciando sul terreno sotto il rinnovantesi tiro di artiglieria, ricuperava il proprio piumetto e, dopo averlo baciato, lo agitava rincuorando con nobili e serene parole i bersaglieri di altri reparti che stavano per scattare anch’essi all’attacco. Sfinito per la perdita del sangue, consentiva di essere trasportato al posto di medicazione solo dopo aver raccomandato i propri uomini al comandante di battaglione. Il gesto leggendario, compiuto in un momento in cui la strage prodotta dal fuoco nemico era stata fulminea, è stato per tutti i bersaglieri il fulcro della leva che permise e rese brillante il proseguimento dell’azione. Prossimo a morire, perfettamente cosciente del proprio stato, dopo avere sopportato due successivi atti operatori con stoica fierezza, tanto da suscitare l’ammirazione dei sanitari, chiedeva di non essere separato dal suo piumetto, simbolo per lui, di tutta la sua nobile vita di soldato.»
Poggio Scanno (Valle Idice), 20 aprile 1945

All’eroico bersagliere sono stati intitolati una piazza ed una scuola elementare nel suo paese natale ed una via ad Udine, una caserma a Visco (ud) (battaglione logistico Pozzuolo del Friuli)

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Sbaiz

ACTA dell’Istituto Storico della Repubblica Sociale Italiana

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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