6 luglio 1921 gli Arditi del Popolo manifestano a Roma


Il fatto di rispondere alla violenza organizzata e scientifica delle squadre fasciste, scendendo sullo stesso terreno, viene letto dalle classi lavoratrici più come una necessità che come una teorizzazione di principio.

Le masse proletarie, stanche dei crimini fascisti, vedono concretizzarsi nella nuova organizzazione che dichiara di opporsi militarmente alle formazioni agrario-padronali, quella volontà di riscossa che trae origine – soprattutto negli strati meno politicizzati della classe – dal semplice istinto di sopravvivenza.

La comparsa degli Arditi del popolo – come è stato notato da più parti – rappresenta per il proletariato italiano il fatto nuovo dell’estate del 1921. Un fatto nuovo che il movimento operaio organizzato non può non prendere in considerazione e che “potrebbe sconvolgere un quadro di ge-nerale avvilimento della capacità di resistenza delle masse”.

La giornata del 6 luglio, a Roma, vide uscire allo scoperto gli Arditi del popolo in occasione del grande raduno antifascista che si tenne all’Orto botanico, quando furono acclamati mentre sfilavano, armati alla meglio e inquadrati per “centurie” dietro ai loro vessilli neri.

«Numerose erano le bandiere rosse e nere», aveva relazionato un agente della Questura, impressionato dalle diverse decine di migliaia di lavoratori che avevano risposto alla convocazione del Comitato di difesa proletaria, da poco formatosi su iniziativa del Nucleo libertario tipografico con le adesioni delle due Camere del lavoro, dei repubblicani e degli anarchici (Nelle settimane precedenti, a Roma si erano tenute diverse riunioni sul problema della difesa antifascista. Di queste, la più importante pare essere stata quella che ebbe luogo il 12 giugno, in piazza Fontana di Trevi, nella sede del Nucleo libertario tipografico, alla presenza di un’ottantina di rappresentanti di organizzazioni proletarie, tra i quali Olindo Vemocchi per i socialisti, Giuseppe D’Amato per il PCd’l e Giovanni Masseroni per l’UAI. L’assemblea aveva approvato un ordine del giorno che auspicava «un’immediata azione di difesa proletaria, che fronteggi in tutta Italia l’azione repressiva e perturbatrice della follia borghese e monarchica, realizzando un patto di fraterna solidarietà, e al di sopra di tutte le tendenze e scissure che separano le forze vive del proletariato».)

Al comizio, aperto da un tipografo, si erano succeduti gli interventi di tutte le organizzazioni di sinistra (Intervennero l’anarchico Varagnoli a nome del Comitato di difesa proletaria, il comunista D’Amato per la Camera del lavoro confederale, Caramitti per quella sindacalista, Conti per il partito repubblicano, Monici per il PSI, Bombacci per il PCd’I e Forbicini per la Federazione comunista-anarchica (cfr. M. Grispigni, Gli Arditi del popolo a Roma. Due aspetti particolari della loro storia, «Storia contemporanea», a. 17, n. 5, ottobre-novembre 1986).

Il numero dei partecipanti alla manifestazione (15.000 per la Questura) varia secondo i diversi giornali dell’epoca: 30.000 per «Umanità nova» e «La Stampa», 70.000 per «Il Seme», giornale anarchico livornese; 50.000 per «La Voce repubblicana» e «l’Emancipazione», settimanale socialista.

“L’Ordine Nuovo” ne fa un dettagliato resoconto:

Secondo le istruzioni impartite dal Comitato di difesa proletaria, costituito dai rappresentanti delle due Camere del Lavoro della capitale: quella confederale e quella sindacale, e dai rappresentanti dei 4 partiti politici sovversivi: comunista, socialista, repubblicano e libertario, l’intera massa operaia ha sospeso il lavoro nel pomeriggio, per prendere parte alla mani-festazione contro le violenze fasciste e la reazione statale. […] Roma era come in istato d’assedio. […] Squadroni di cavalleria manovravano per tenere sgombro il piazzale intorno al Colosseo. Tutti gli sbocchi adiacenti erano sbarrati da fitti cordoni di guardie, dietro le quali stavano di immediato rincalzo altri cordoni di agenti. I centri strategici romani sono stati pur essi fortemente presidiati. La truppa tutta consegnata. Gli ufficiali sono rimasti in caserma ai loro posti di comando. […] La radunata è stata imponente, indimenticabile: un monito veramente solenne al Governo e ai suoi complici. Prima ancora dell’ora fissata per il comizio, numerosi gruppi di operai affollano la sede della Camera del Lavoro e le vie adiacenti. Altri proletari attendono numerosi stesi sotto gli alberi dell’Orto Botanico. […]

Intanto giungono nuovi operai, cosicché il verde dei prati scompare sotto una massa bruna illuminata dal sole che fa risaltare i drappi rossi. Ad un tratto scoppia un grande entusiastico applauso con grida di evviva. Sono gli arditi del popolo, militarmente inquadrati al comando di Argo Secondari, che giungono al comizio. È impossibile dire quanti essi siano. Certo superano il migliaio e la loro apparizione produce non poca impressione. Gli arditi del popolo marciano al passo militarmente, agli ordini dei capicenturia. Gli arditi proletari portano a spalla nodosi randelli e vere clave di legno grossolanamente foggiate. Questi arditi sono uomini di tutte le età, vi sono giovani imberbi e vecchi coi capelli bianchi: tutti visi risoluti. I comizianti assistono alla sfilata e alla manovra dei plotoni, plaudendo e acclamando “Viva gli arditi del popolo!”.

La cronaca più faziosa della giornata fu ovviamente quella de «Il Popolo d’Italia» del 7 luglio (La rentrée di Cagoia. Il fallimento del comizio antifascista di Roma)’. «Si è tenuto un comizio al quale hanno partecipato quegli stessi socialisti che sembrano vogliosi di pace. In questo comizio hanno debuttato i falsi Arditi del popolo che sono in realtà gli autentici Arditi dell’immondo Cagoia […]. Alle 17 si è tenuto un comizio all’Orto Botanico. Mentre si pronunziavano gli sproloqui, la nuova milizia rossa, composta di 500 giovani, capitanati dal noto ex tenente Argo Secondari, si è esibita muovendosi da un capo all’altro dell’Orto Botanico e riscuotendo larga messe di applausi».

Questa la cronaca dal settimanale socialista «L’Emancipazione» del 10 luglio:

A Roma durante la grandiosa manifestazione di difesa proletaria “contro le violenze fasciste” alla quale hanno aderito anche i repubblicani ed hanno preso parte più di cinquantamila persone con più di 100 vessilli rossi, hanno fatto la loro prima comparsa ammiratissimi ed applauditissimi gli Arditi del popolo divisi in 3 battaglioni di 1.000 uomini cadauno con i loro gagliardetti ed al comando dell’ex tenente degli Arditi Argo Secondari. Scopo di questa organizzazione è la difesa proletaria contro le violenze fasciste e la grandiosa manifestazione ha destato enorme impressione nella cittadinanza e tra gli stessi fascisti che avevano fatto venire a Roma per l’occasione 400 dei loro ma poi non si sono farti vivi.

Al termine della manifestazione, in realtà, si erano verificati scontri e sparatorie a piazza Venezia tra gli Arditi del popolo e le diciannove squadre d’azione mobilitate dal Fascio romano, e non era mancato l’intervento della forza pubblica, anche con cariche di cavalleria (Il bilancio fu di una decina di feriti e di alcuni arresti per porto d’armi. Sulla dinamica degli incidenti del 6 luglio e dei giorni seguenti si veda V. Gentili, La Legione romana…, cit., pp. 44-50.).

Quattro giorni dopo – domenica 10 luglio – l’Associazione fra gli arditi del popolo tenne da sola la sua prima manifestazione in piazza San Marco. Al comizio intervenne anche il segretario generale dell’ANC, accompagnato da un nutrito gruppo di reduci, che plaudì alla nascita del nuovo organismo approvando il discorso pronunciato da Secondari.

Gli Arditi del popolo parteciparono all’iniziativa in formazione militare, organizzati per quartiere e guidati da ex graduati degli arditi, conosciuti dagli organi di polizia come elementi sovversivi L’indomani, 11 luglio, il ministro dell’Interno allertava i prefetti su tutto il territorio nazionale, informandoli della prevedibile «costituzione anche in altre città di squadre di cosiddetti Arditi del popolo come sezioni dell’associazione di tal nome recentemente sorta a Roma tra i più torbidi elementi anarchici socialisti e repubblicani con propositi violenta opposizione all’azione fascista».

Fonte:

Marco Rossi – Arditi non gendarmi! Dalle trincee alle barricate – arditismo di guerra e arditi del popolo 1917-1922 BS Edizioni
Eros Francescangeli – Arditi del popolo – Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917 – 1922) Edizioni Odradek

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

3 thoughts on “6 luglio 1921 gli Arditi del Popolo manifestano a Roma”

    1. sicuramente, ma in quegl’anni fu proprio la sinistra a voltare le spalle agli arditi, i socialisti perchè volevano una soluzione parlamentare i comunisti attraverso le parole di Gramsci perchè la rivoluzione doveva nascere dal popolo e gli arditi invece non rappresentavano il popolo. Comunque questi furono errori che si pagarono a caro prezzo.

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      1. Lottare per la Rivoluzione è giusto. Il Bolscevismo insegna. Lo sai che i fascisti difendevano il privilegio. La sinistra non ha tradito nulla. Il discorso più logico da fare è che le difese antifasciste, rafforzarono la violenza reazionaria.
        Parenti rivoluzionari e partigiani. Buona serata🙂

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