Roccastrada 24 luglio 1921 strage squadrista


Dai giornali di allora

“L’uccisione dello squadrista grossetano Ivo Saletti, per un colpo esploso da dietro una siepe al termine di una spedizione punitiva a Roccastrada, scatena ritorsioni generalizzate, con l’assassinio a sangue freddo di una decina di contadini e l’incendio di abitazioni e fienili. I primi a cadere sono il sessantenne Tommaso Bartaletti e suo figlio Guido, incontrati dai fascisti nei pressi del paese; al rumore degli spari i cittadini si chiudono in casa, inseguiti dagli squadristi che uccidono a rivoltellate e a pugnalate Angiolo Barni, Vincenzo Tacconi, Francesco Minocchieri, Luigi Nativi, Tizio Checcucci, Giuseppe Regoli, Giovanni Gori e il sessantottenne pastore Antonio Fabbri (la figlia del quale è ferita gravemente). Vengono bruciate 17 case .”

Così Ilario Rosati, nel suo libro “Roccastrada – Roccatederighi nella storia d’Italia 1898 – 1915 – 1921”, racconta i fatti di quel drammatico 24 luglio del 1921.

“Settanta uomini, suddivisi su due camion e guidati dal segretario del fascio di Grosseto, Dino Castellani, arrivano di domenica mattina sulla piazza del paese, cantando Giovinezza. Devastano alcuni negozi, visitano le abitazioni del sindaco socialista Bastiani e di alcuni assessori, bruciano le masserizie nelle strade. L’incubo dura un paio d’ore, poi la spedizione si allontana, diretta verso Sassofortino. Ma non è finita. I fascisti tornano di lì a poco: subito dopo l’uscita dal paese una fucilata ha colpito a morte uno di loro – tal Ivo Saletti . La vendetta si abbatte su Roccastrada con una furia incontenibile. Non si cercano i responsabili, non si colpiscono gli avversari politici, ma si devasta e si uccide a caso, sfondando le porte delle case, sparando alla gente. I morti sono dieci e la gravità dell’accaduto si ripercuote con ampia risonanza sulla stampa dell’epoca”.

La squadra di fascisti di Grosseto, guidata da Dino Castellani, irruppe a Roccastrada. Secondo le cronache erano appena le quattro del mattino, la maggior parte della gente ancora dormiva, pochi si stavano recando a lavoro. Gli uomini del fascio cominciarono a devastare negozi ed edifici. Ma a scatenare la loro furia omicida fu l’imboscata, in cui caddero mentre ormai si dirigevano verso Sassofortino, e dove rimase ucciso un camerata. La rappresaglia fu terribile.

La spedizione punitiva della squadraccia fascista, pare sia stata ispirata da Dino Perrone Compagni, segretario politico dei fasci italiani di combattimento della Toscana, che scrisse, in una lettera, datata 6 aprile 1921, all’allora sindaco di Roccastrada Natale Bastiani:

“Dato che l’Italia deve essere degli italiani e non può, quindi, essere amministrata da individui come voi, facendomi interprete dei vostri amministrati e dei cittadini di qua, vi consiglio a dare, entro domenica, 17 aprile, le dimissioni da sindaco, assumendovi voi, in caso contrario, ogni responsabilità di cose e di persone. E se ricorrerete alle autorità per questo mio pio, gentile ed umano consiglio, il termine suddetto vi sarà ridotto a mercoledì 13, che porta fortuna”.

All’epoca la strage di Roccastrada ha una vastissima risonanza in Italia e in Europa. Il drammatico evento appare come un ulteriore e più tragico episodio di una violenza fascista divenuta sistematica e di cui si sottolineano la disumanità e il cinismo. Provoca dolore, allarme e lo stesso Lenin lo ricorda all’inaugurazione della Terza Internazionale a Mosca.
Gli squadristi fascisti, autori della strage di Roccastrada, prima protetti dalle forze dell’ordine e, probabilmente, anche dal Ministero dell’Interno, furono in seguito processati, i dibattimenti durano fino al 1946. Non si arrivò mai al pronunciamento di una sentenza. La strage di Roccastrada è rimasta impunita.

Fonti:

cinquantamila.it

nove firenze.it

 

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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