Milano, i primi 70 identificati per la parata nera al cimitero Maggiore: c’è anche il leader di CasaPound


Iannone tra i riconosciuti grazie alle immagini della Digos: un migliaio i militanti di estrema destra che sabato hanno partecipato alla commemorazione dei caduti della Rsi come “rivincita” sui divieti del 25 aprile di MASSIMO PISA

I primi settanta nomi. A cominciare da quello del leader di CasaPound Italia Gianluca Iannone, il cui riconoscibilissimo profilo (testa rasata e lunga barba grigia) è stato isolato nelle immagini del raduno-beffa del migliaio di militanti neofascisti a Musocco di sabato scorso.

È il nome più riconoscibile in calce alla prima comunicazione di reato firmata dagli investigatori della Digos, guidati dal dirigente Claudio Ciccimarra, che questa mattina arriverà sul tavolo dell’aggiunto Alberto Nobili, coordinatore del quarto dipartimento “Terrorismo e attività eversive” della Procura. Insieme al nome di Iannone ci sono, appunto, quelli di una settantina di militanti di estrema destra (quasi tutti di CasaPound e Lealtà Azione, milanesi ma non solo) che, insieme a un migliaio di “camerati”, si erano concessi una rivincita dei divieti del 25 aprile: commemorazione in schieramento paramilitare al Campo 10, quello dei caduti della Rsi, senza nessun preavviso né sentore da parte di questura comando provinciale dei carabinieri, prima di esibirsi in un bis del “presente” con saluto romano in memoria di Carlo Borsani, Enrico Pedenovi e Sergio Ramelli, illuminato dalle fiaccole in viale Argonne.

Una sfida, un affronto, e la promessa di una risposta immediata da parte del prefetto Luciana Lamorgese e del questore Marcello Cardona. Gli specialisti della Digos hanno lavorato di gran corsa sulle immagini postate sui social network dai militanti neofascisti, incrociandole con quelle filmate anche dai colleghi della Scientifica tra viale Argonne e via Paladini durante la deposizione delle corone a Ramelli, il concerto della Compagnia dell’anello e la parata finale. Saranno poi i magistrati a valutare il titolo di reato con cui intitolare il fascicolo: l’ipotesi più concreta è quella di apologia di fascismo (le braccia tese sfacciatamente esibite su Facebook) e manifestazione non autorizzata a carico dei settanta. Cui poi si aggiungeranno altri militanti di estrema destra, man mano che altri filmati e altre foto arriveranno sui tavoli di Digos e Nucleo informativo dei carabinieri.

Risposta in tempi rapidissimi, sollecitati anche da Palazzo Marino e con toni duri. “Su quanto è accaduto io vorrei capire il ruolo di prefettura e questura – polemizzava ieri in Consiglio Basilio Rizzo, di Milano in Comune – se la questura è stata tollerante è un fatto grave.

Ma è più grave se mille persone si radunano al cimitero Maggiore senza che nessuno sappia niente. Vorrei sapere se le istituzioni sono incapaci e se sanno farsi rispettare. Il sindaco chieda chiarimenti, chi è responsabile ne tragga le conseguenze”. Da destra, invece, il leader della Lega Matteo Salvini formula auspici opposti: “Io cancellerei i reati di opinione: è la storia che ha processato e condannato alcune idee, non deve essere un giudice”.

Fonte: repubblica.it

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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