Catania, alzabandiera e vecchi inni: la colonia nostalgica dei bimbi di estrema destra


Il soggiorno estivo del gruppo vicino a Forza nuova. “Così li salviamo dalla manipolazione delle menti”
di PAOLO BERIZZI

“È LA bandiera dei tre colori… è sempre stata la più bella… noi vogliamo sempre quella… noi vogliam la libertà!”, cantano i bambini di fronte al drappo italiano. Braccia sui fianchi, piedi allineati tipo Balilla. L’alzabandiera al mattino; a sera l’ammainabandiera. Poi i laboratori di pittura. Per imparare il cromatismo ariano e la “bandiera della tradizione”: bianco, rosso e nero, in questo caso. I colori del nazionalsocialismo e del Reich. Catania, 31 luglio — 5 agosto.

Benvenuti alla colonia estiva ‘Evita Peròn’ organizzata da Forza Nuova per i ‘bambini italiani meno fortunati’. “Un’occasione di svago e formazione civica e religiosa che lascerà nella loro memoria ricordi indimenticabili”: è scritto sulla pagina Fb dell’associazione femminile forzanovista dedicata alla moglie del generale argentino Juan Domingo Peròn. “Ancor di più nell’era del gender e della manipolazione delle piccole menti “, sottolinea la responsabile nazionale Desideria Raggi.

Vediamo dunque — dalle immagini e dai video postati da ‘Evita Peròn’ — come Forza Nuova educa e preserva dalla ‘manipolazione delle menti’ i bambini dagli 8 ai 13 anni. La colonia neofascista ha un rituale fisso. Le educatrici lo chiamano Inno alla bandiera. Più propriamente è “Bandiera tricolore”, o “La bandiera dei tre colori”. Un motivo risorgimentale del 1848 (attribuito a Francesco Dall’Ongaro), poi adottato dai militari fascisti e dalle forze armate. Curiosità: nel suo diario il bersagliere e futuro duce, Benito Mussolini, annovera l’inno nell’elenco dei canti intonati dai soldati durante la Prima guerra mondiale. Per Forza Nuova — che già due sentenze della Cassazione hanno equiparato a una formazione “antisemita” e “nazifascista” — i valori da impartire alle nuove generazioni passano anche da qui. I bambini sono in fila orizzontale nel cortile di un piccolo edificio e cantano il motivetto apprezzato dal duce. “Weee… ma al mare non li portate? Fanno solo l’alzabandiera?”, chiede il 3 agosto l’utente Nicola Ninni che pubblica l’hashtag “NOIUS-SOLI”. Risposta degli organizzatori: “Fanno talmente tante cose che riusciamo a beccarli fermi per due foto solo in questi momenti”.

In effetti i bambini all’Inno alla bandiera preferirebbero — anche per via della temperatura — un bagno in piscina: “Quando ci andiamo?”, fa uno. Ci sono due piscine di plastica. “Tra schizzi e spruzzi è iniziata un’altra giornata”, scrive “Evita Peròn” la mattina del 2 agosto. Giorni di vacanza sì, ma all’insegna della formazione, della sobrietà, della disciplina. Pasti frugali tipo militare. “Ringraziamo Dio Padre per il cibo che ci dona ogni giorno “, è la preghiera che precede la cena di giovedì scorso. Sul tavolo, un panino imbottito per ogni bimbo. Passiamo ora al laboratorio di pittura. Disegni in “libertà”? Macché. Lezione: “Impariamo a conoscere la bandiera della tradizione “.

Non più il tricolore italiano. Ora c’è quello bianco rosso e nero, a strisce orizzontali, del nazionalsocialismo. È la “tavolozza” che colora i drappi del nazismo: dal Reich alla svastica. I bambini nulla sanno delle radici che affondano nell’antichità pagana degli Ariani. Però sono preparati. “Il rosso è il coraggio”, si sente nel video, “il sangue dei guerrieri”, dice un altro. E il bianco? “La purezza”. Il nero invece è il suolo fecondato dal “sudore del lavoro dei contadini”. Pennellate sulle tele, “vi portate a casa come ricordo la vostra ‘bandiera della tradizione!'”.

La notte prima della recita finale ai piccoli viene raccontata la storia di Evita Peròn. “Una delle poche figure femminili del ‘900 che si è ritagliata uno spazio nel mondo identitario di tutta Europa”, sostiene FN. Il 30 luglio una delegazione di donne e di bambine ha deposto una corona di fiori al cimitero Maggiore di Milano sulla tomba che fino al 1974 ha ospitato le spoglie di Evita sotto il falso nome di Maria Maggi de Magistris. Il giorno dopo tutti al mare.

Fonte: repubblica.it

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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