Il partigiano ritrovato


Pasquale Martino
IL PARTIGIANO RITROVATO
Una storia della Resistenza
Manni Editore.

 

Presentazione dell’autore Pasquale Martino

73 anni dopo la tragica fine, avvenuta a Mauthausen nel 1945, la breve vita di Giuseppe Zannini è raccontata nel libro Il partigiano ritrovato (Manni, San Cesario di Lecce, 2018).

Nato a Bari nel 1917, Zannini si laurea in Scienze politiche nel 1940 con 110 e lode, discutendo una tesi in economia politica: relatore Angelo Fraccacreta, notoriamente il più antifascista dei docenti dell’Ateneo barese, pur costretto a piegarsi al regime, già firmatario del manifesto crociano nel 1925 e futuro primo rettore democratico di quella Università. Assunto presso il Credito Italiano, il neolaureato continua a studiare teorie economiche e pubblica un saggio sulla rivista nazionale della FUCI (Federazione universitaria cattolica). Amico di Aldo Moro, Zannini si distacca dalla retorica del fascismo che imperversa nei GUF (gruppi universitari fascisti), e fa proprie le idee cristiano-sociali e democratiche del sociologo trevigiano Giuseppe Toniolo. Nel frattempo si è fidanzato con la studentessa pisana Matilde Camaiori cui lo unisce una profonda affinità ideale e culturale.

Trasferitosi per lavoro nel capoluogo emiliano, con la mamma vedova, dopo l’8 settembre 1943 si dà a una coraggiosa azione di propaganda e di cospirazione contro il nazifascismo. Il sociologo Achille Ardigò riconosce in lui il più dinamico leader giovanile dell’antifascismo cristiano a Bologna, animato da una intensa sensibilità sociale che lo spinge ad agire fra gli operai e nelle periferie. A lui e al gruppo da lui guidato si deve l’impulso alla costituzione della banda partigiana di ispirazione cattolica che, dopo l’arresto di Zannini, prenderà il nome di 6.a Brigata Giacomo e verrà inserita dal CLN bolognese nella organizzazione unitaria della Resistenza.

Finché, a maggio del ’45, Giuseppe e Matilde (che lo ha raggiunto nella Città Dotta) vengono catturati dai tedeschi nel corso di una retata in grande stile: bersaglio è il convento di S. Maria dei Servi, ai cui frati si imputa di assistere i partigiani e di nascondere esplosivo per un imminente attentato.

La vera finalità è di soffocare sul nascere, attraverso un suo leader, l’antifascismo cattolico che sta convergendo unitariamente nel CLN e nella lotta partigiana. I religiosi e la ragazza vengono poi rilasciati; Giuseppe è deportato nei campi di transito, a Fossoli e a Bolzano, con destinazione finale Mauthausen-Gusen. Il suo calvario nel Lager è attestato da antifascisti milanesi che lo ebbero accanto nei tormenti comuni: fra gli altri, don Paolo Liggeri, l’architetto Barbiano di Belgiojoso, il giovane grafico Germano Facetti.

Zannini muore per sfinimento pochi giorni dopo la liberazione del campo da parte delle truppe americane (maggio 1945). La certezza della sua morte però arriva soltanto otto mesi dopo, nel gennaio 1946, grazie a testimonianze convergenti dei sopravvissuti, raccolte dal ministero Assistenza Post-bellica. La madre Adele Lubrano partecipa alla cerimonia funebre con la DC e con l’ANPI a Bologna.

L’orazione funebre è affidata al giovanissimo Ardigò, amico e compagno nella Resistenza. La città delle Due Torri non dimentica: fra le migliaia di schede nominative contenute nel dizionario degli antifascisti del Bolognese si legge una breve ma sostanziosa nota biografica intitolata a Zannini. A Bari, il 31 marzo 1946 la tragica vicenda è suggellata da un commosso necrologio pubblicato nella «Gazzetta del Mezzogiorno» a cura degli amici e dei colleghi del Credito Italiano.

È quasi certo che a commemorare l’amico e compagno della FUCI sia Aldo Moro in persona, che proprio il 31 marzo ’46, quando appare il necrologio sulla «Gazzetta», pronuncia un discorso nel teatro Piccinni sui compiti della Costituente che sarà eletta fra pochi mesi: l’assemblea di rifondazione civile che il sacrificio di Zannini, unito a quello di tanti protagonisti della lotta partigiana, ha contribuito a rendere possibile.

La successiva vicenda contraddistinta da una memoria mancata resta tuttavia un caso a suo modo esemplare. Mentre a Bologna l’azione del giovane barese ha lasciato traccia nei libri, al contrario nella città natale dove non vi sono più parenti di primo grado nessuno prende l’iniziativa di dedicargli un testo commemorativo, una ricerca biografica e storica; la toponomastica lo ignora. Un prezioso contributo per la ricostruzione della vita di Zannini è offerto nel 1995 da Matilde Camaiori, che ne parla in un memoriale inedito, conservato presso l’Istituto storico della Resistenza in Toscana.


Un bellissimo saggio questo di Pasquale Martino con il quale ho avuto l’occasione di avere scambi di email. Un libro che, oltre a parlare di Zannini, fotografa molto bene la società del periodo.

Zannini è stato un eroe dimenticato come molti italiani che hanno fatto una scelta, il motto di questo blog è di togliere la polvere e fare ricordare attivamente le storie di tutte queste persone che credettero in un’Italia migliore, diversa, e questo libro sposa la mia idea.

Zannini è un esempio di queste persone, purtroppo dimenticato.

Consiglio vivamente la lettura soprattutto ai giovani in questo triste momento storico che sembra voglia cancellare gli ideali, le conquiste, le idee di queste persone che si immolarono.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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