Montanari Secondo


Nasce il 3 febbraio 1901 a Bologna. Iscritto al Partito Comunista Italiano dal 1921. Il 22 aprile 1927 fu arrestato con l’accusa organizzazione comunista e il 25 maggio assegnato al confino per 3 anni a Lipari (TP).

Il 10 dicembre 1927, con altri 45 confinati, viene arrestato e accusato di complotto, di ricostituzione del partito comunista, di tenere riunioni nelle biblioteche e nelle mense, di tenere rapporti con il centro estero del partito e raccogliere somme per il Soccorso rosso.

Trasferito nel carcere di Siracusa e deferito al Tribunale speciale, il 17 ottobre 1928 viene assolto e rispedito a Lipari. Il 16 gennaio 1930 a seguito di un condono viene liberato.

Torna a Bologna e viene classificato dalla polizia politica persona di «3a categoria», quella delle persone politicamente più pericolose. Il 10 luglio 1938 viene radiato dallʼelenco dei sovversivi, ma iscritto a quello dei sovversivi comuni.

Lʼ8 settembre 1943, quando è proclamato l’armistizio, si trovava sfollato con la famiglia a Granaglione. Con Adler Asmara ed Emilio Buini è uno dei primi organizzatori della brigata Toni Matteotti Montagna, nella quale milita per tutta la Resistenza.

Ai primi di ottobre 1944, quando la brigata libera Porretta Terme e vaste zone dellʼAlta Valle del Reno, riceve lʼincarico dal comandante Antonio Giuriolo, di andare incontro alle truppe americane che avanzavano da sud.

Prende contatto con le avanguardie americane a Biagioni (Granaglione) e le guida sino a Porretta Terme. Il 23 febbraio 1945 – quando già si trova nella zona liberata dellʼAppennino – la polizia di Bologna lo ricerca, ma invano.

I suoi ricordi

La mia resistenza comincia da lontano, dall’adesione al partito comunista fin dalla sua fondazione e da tutto ciò che comportava la vita di un comunista: persecuzioni, confino, carcere. L’8 settembre 1943 le basi partigiane costituite nella zona di Porretta Terme, da Donatello, da Asmara, dal dott. Buini, da me, da Poliana Grazia e da altri, erano già pronte all’azione.

Il 9 settembre disarmai il corpo di guardia della Madonnina, a Porretta, impossessandomi della scorta di bombe a mano ed un altro compagno prese dei fucili. Asmara ed io invitammo i carabinieri di Porretta a consegnarci le armi, ma queste furono solo nascoste, come da accordi, e dopo passarono nelle nostre mani.

Così si cominciò. Poi venne l’azione che portò a rafforzare la Matteotti di montagna con ventidue giovanissimi soldati sovietici che già per conto loro erano passati all’attacco. Un mattino il dott. Ferrari mi mandò una staffetta, il compagno Pertini di Pistoia, con un’urgente comunicazione. I soldati sovietici, dopo aver disarmato il corpo di guardia tedesco che li scortava per portarli al fronte toscano, erano fuggiti verso la montagna in cerca dei partigiani. Il dott. Ferrari mi pregò di cercarli e di condurli in brigata: io potevo farlo avendo il collegamento in quella zona con le basi e i punti d’appoggio della brigata Matteotti.

Subito con Pertini mi indirizzai dove poteva essere più facile nascondersi. Intanto i posti di blocco della zona Venturina – Granaglione – Capanne – Molino del Pallone – Porretta erano saturi di SS e di soldati tedeschi in allarme per quanto era successo.

Scrutando un sentiero nascosto da sterpaglia avemmo l’impressione di sentire un fruscio; ci trovammo subito di fronte a due pistole e a un soldato in divisa tedesca: un attimo di pausa e poi, senza esitare oltre, dissi: «Ruski?». Sorrisero. A gesti chiesi se erano ventidue e loro, sempre a gesti, mi fecero capire che erano ventuno e poi seppi che uno si era disperso nella notte. Io dissi: «Partigiani», e allora uscirono gli altri, vestiti tutti con divise tedesche e armatissimi. Di nuovo io e Pertini pensammo al pericolo di una imboscata e, vista la nostra paura, uno mi allungò un mitra e con gioia disse: «Oh! Partigiani!».

Con cautela Pertini ritornò al Ponte della Venturina dove l’aspettava un compito molto importante. Io, sempre con la paura nelle gambe, portai i russi in una altra posizione sicura, e cioè in un casone vicino a Lustrala. Mandai una staffetta dal capitano Toni che ben presto mi ordinò di non muovermi da lì e di essere cauto.

Mia madre, mio figlio Carlo ed un’altra staffetta della zona portarono subito da mangiare. I russi immediatamente si erano messi in allarme distribuendo sentinelle; anch’io in quella notte montai di guardia con loro. Solo un russo diceva qualche parola in cattivo italiano.

Il capitano Toni, il mattino seguente, mi mandò a dire che li avrebbe accettati in brigata solo se disarmati. Lo dissi al sergente Michele che subito parlò con gli altri. Risero tutti poi dissero: «Sì». Rimandai la staffetta al comando e dopo un po’ di tempo vennero diversi partigiani a prelevarli con l’ordine di lasciare loro le armi perché già godevano della nostra stima.

Il sergente Michele aveva una rubrichetta e segnò il mio nome. In brigata si incontrarono con un ufficiale sovietico, un professore, anche lui scappato dalla prigione tedesca.

La loro prima azione i russi la svolsero nella zona Molino del Pallone-Biagioni. Non potendo sparare su una colonna di tedeschi, assalirono all’arma bianca il convoglio e gettarono un grosso camion di munizioni giù per la scarpata. Diversi furono i morti tedeschi e anche un russo morì e i compagni se lo portarono in montagna per non lasciarlo in mano al nemico. Fu sepolto al cimitero di Camugnano.

Nel frattempo, in quella zona sembrava che i tedeschi e le bande nere pensassero di più a noi che non ad andare al fronte. Ebbi notizia da un confidente che nella nottata era rientrato a Granaglione un brigadiere fascista. Abitava a cento metri circa dal comando della polizia italiana e tedesca. Era necessario metterlo in condizione di non nuocerci, essendo uno dei pochi rimasti, molto pratico della zona.

Non potevo avvisare nessuno in brigata e così decisi di fare qualcosa da solo. Con mio figlio Carlo, e armato solo di una pistola, decisi di far visita al brigadiere. Per vie traverse mi avviai e prima di entrare in azione incontrai l’ex podestà di Granaglione, dimissionario da molto tempo, che già dall’8 settembre ci forniva il furgone e dei muli per l’approvvigionamento ai partigiani.

Entrai di sorpresa in casa del brigadiere, lo invitai, se voleva salva la vita, a darmi le armi in dotazione, dicendogli che la casa era circondata. Mi disse che le armi erano nascoste sotto delle fascine, in un angolo della cucina. Difatti trovai due moschetti e delle munizioni. Gli intimai di darmi le bombe a mano dicendo che sapevo che ne aveva quattro in dotazione.

Mi indicò un cassetto e le presi. Di nuovo dissi di tacere e che se avesse dato l’allarme avrei detto che lui mi aveva mandato a chiamare per consegnarmi le bombe. Consegnai i moschetti a mio figlio, che era in piedi sulla porta, e tutto il resto lo tenni io. Con cautela ci avviammo per un viottolo interno che fiancheggiava la sottostante strada e ad un tratto mi accorsi che Carlo era sparito, come d’incanto.

Allarmatomi, nascosi subito quanto avevo nell’involto di sacco dietro un cespuglio e nella curva vidi dei tedeschi, in fila indiana, con mitragliatrici. Mi diedero l’alt, mi perquisirono, mostrai un permesso di convalescenza rilasciatomi da un ufficiale austriaco, più italiano che tedesco, dopo di che mi intimarono di rincasare al più presto.

Intanto Carlo si era nascosto nell’incavo di un grande macigno. Giù nella stradaavevano già appostato una mitragliatrice lasciandovi cinque tedeschi. Nella notte Carlo potè fuggire e portò i fucili in brigata dove avevamo già ricevuto le bombe tramite una staffetta, Romano Bigoni, da me avvisata.

La seconda azione alla quale i russi presero parte fu la conquista di Castelluccio, avvenuta alla fine di settembre, sotto !a guida del capitano Toni. Si cominciò con una puntata notturna alla periferia di Lizzano e al ritorno a Castelluccio trovammo Armando con uomini della 7a «Modena».

All’alba le nostre sentinelle fecero prigionieri tre tedeschi con moto e sidecar, armati di parabello, con bombe e cannocchiali. Si distinse un partigiano chiamato Picchiettone. Portati a  Castelluccio furono interrogati dal capitano Toni, e consegnati a me per portarli da Donatelle. Si decise poi di mandarli nelle retrovie ed io, con un altro partigiano, li portai a Lustrala.

Ritornai a Castelluccio durante un primo attacco tedesco a colpi di mortaio sparati da Lizzano. I partigiani di Armando a quelli della «Matteotti» si allinearono a difesa, intanto il capitano Toni, il commissario Nino e il dott. Buini riuniti ad altri, pensarono di mandare, attraverso la terra di nessuno, un messaggio alle truppe alleate che si pensava fossero sulle colline pistoiesi.

Ebbi il messaggio e, con un altro partigiano di cui non ricordo il nome, mi avviai in cerca di qualche pattuglia alleata. Arrivati ai Biagioni incontrammo la prima pattuglia. Mostrammo le credenziali del Comitato di liberazione della zona e dissi loro le posizioni che avevamo già conquistato.

Vi era un capitano con una decina di soldati e poco distante seguiva il grosso della truppa. Subito feci da guida e al Ponte della Venturina ci  congiungemmo con altre truppe; con cautela entrammo a Porretta e portai sempre la pattuglia avanzata sino alla Villa Daldi, dove le SS avevano il comando.

Qui il fronte si fermò e gli alleati ramificarono tutte le truppe nelle zone da noi occupate. Seppi subito che i russi, con due italiani, avevano fatto l’ultima azione per lo sgombero di Porretta, prima del nostro arrivo.

I guastatori rimasti a Porretta furono presi di sorpresa, uno dei nostri morì ed il sergente Michele, ferito da una pallottola alla testa, fu immediatamente inviato all’Ospedale di Pistoia e curato da un chirurgo che gli operò la trapanazione del cranio e fu salvato in extremis.

Fonti:

Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri – Dizionario biografico M – Q – Bologna, 1995

Luciano Bergonzoni – La Resistenza a Bologna Testimonianze e Documenti Volume V – Istituto per la Storia di Bologna – 1980

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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