Mario Anderlini (Nome di battaglia Franco)


Nasce il 10 ottobre 1916 a Bazzano. Presta servizio militare in artiglieria sul fronte albanese dal 1937 allʼ8 settembre 1943. Nel gennaio 1944 è fra gli organizzatori di uno sciopero alla Ducati di Bazzano. Continua a leggere “Mario Anderlini (Nome di battaglia Franco)”

Intervista con il dott. Marco Passega “Spig” (2 aprile 2005)


Da Uomini contro. Storie di uomini nella Resistenza bresciana, Quaderni della biblioteca comunale don Lorenzo Milani di Cazzago San Martino, 2006
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Martelli Vincenzo (Nome di battaglia Cito)


 

Nasce il 29 marzo 1926 a Imola, nella primavera 1944 è tra gli organizzatori dello sciopero che si tenne nella fabbrica, dove si producono proiettili e cannoncini anche Continua a leggere “Martelli Vincenzo (Nome di battaglia Cito)”

Renato Morandi (nome di battaglia Carletto)


Nasce il 05 agosto 1923 a Secugnago. La sua è una famiglia antifascista. Appassionato di ciclismo nel 1942 – a soli 19 anni – conquista il titolo italiano di velocità e, subito dopo al Vigorelli di Milano vince il campionato della gioventù europea nella stessa specialità e in quella dell’inseguimento a  squadre. Frequenta giovanissimo gli ambienti dell’antifascismo varesino si iscrive al partito comunista italiano.

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Gino Borghi la sua storia


Diario del figlio di uno schedato politico dagli anni 20 in poi. Ha combattuto nella 63.a brigata Bolero Garibaldi.

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Napoli combatte 28 settembre 1943


L’uomo senza memoria non saprebbe niente e non sarebbe niente
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Si è spenta un altra voce, ma le sue parole rimangono


Era di cenere il cielo sopra Auschwitz. Lo ricordava bene Elvia Bergamasco. Lo ha ricordato fino ai suoi ultimi giorni, fino a quando domenica mattina, alla Quiete di Udine, nel giorno del suo 88esimo compleanno, se n’è andata via per sempre.

Aveva 17 anni quando fu deportata. Lei, giovane staffetta partigiana originaria di Manzano è arrestata nell’estate del 1944 da un comando delle Ss nella polveriera vicino a Gorizia dove lavorava.

A tradirla è stata una donna. Le dicono che andrà a lavorare in Germania. Ma il vagone piombato dentro cui sale stipata con decine di donne torturate la porta a Birkenau.

«Ovunque – scrisse nel suo libro “Cielo di cenere” – odore di morte». È buio quando arriva nel frastuono assordante dell’abbaiare dei cani. Non è più una persona, è solo il numero 88653.
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