Gemma Beltrame (Nome di battaglia Pemma)


Nasce l’8 marzo 1920 a Mortegliano (UD). Domestica. Milita nel 4° battaglione Pinardi della 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi ed opera a Bologna e in provincia. Una semplice donna che aderì alla Resistenza come staffetta e come tantissime donne collaborò nell’ombra per vedere realizzato il sogno di una nazione libera dal fascismo. Continua a leggere “Gemma Beltrame (Nome di battaglia Pemma)”

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Campegine (Re): Provocazione fascista


“Boia chi molla” è una di quelle frasi che in Emilia, terra di resistenza e partigiani, si pensa nessuno avrebbe mai il coraggio di pronunciare. Eppure così non è stato a Campegine, in Provincia di Reggio Emilia, dove ieri mattina è stato trovato un adesivo con l’effige di Mussolini che recita appunto “Boia chi molla”, attaccato sopra un monumento dedicato ai partigiani. Il gesto di stampo fascista, fa ancora più rumore proprio perché accaduto in una zona dove la memoria della resistenza è parte sacra della cultura cittadina.
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26 aprile


1945

La guerra non è ancora finita, l’Italia del nord si solleva per liberarsi dalle truppe tedesche e dagli ultimi Repubblichini per consegnare agli alleati che stanno avanzando le città già liberate.
Sono gli ultimi terribili giorni di vendette e di stragi assurde e si continua a morire.

Narzole (CN)
La divisione nazista “Brandeburg” è in piena ritirata: per puro desiderio di vendetta e per la feroce rabbia della sconfitta subita, passando per il paese di Narzole compie un ultimo tremendo misfatto. Molte case vengono incendiate e 66 persone, tra cui molte donne, vecchi e bambini, sono massacrate.

Cuneo
Sei ebrei arrestati fra il marzo e l’aprile 1945 tra Cervasca e Demonte e rinchiusi nel carcere di Cuneo due austriaci, due polacchi, un francese e un lussemburghese, giunti da St.-Martin quindici mesi prima. “Consegnati ai militi della Brigata Nera il 25.4.1945”, come riporta il registro delle carceri, vennero fucilati dai repubblichini presso il viadotto Soleri lo stesso giorno, quando ormai le forze partigiane preparavano la liberazione della città: “L’ultimo eccidio di ebrei sul territorio liberato d’Europa, perpetrato da fascisti italiani”.

Milano
Minelli Paolo Luca nasce il 22/12/1914 a Bologna. Milita nella 3a brg Marat della 10a div Matteotti e combatte a Milano. Il 26/4/1945, mentre partecipa all’assalto contro la caserma della brigate nere in via Cadamosto (MI), viene colpito a morte. Sul suo corpo sono contati 36 fori di proiettili.

Fiorioli Mario conseguita la maturità scientifica nel 1938, entra alla Scuola Allievi Ufficiali di Bassano del Grappa, promosso ufficiale l’anno seguente, presta servizio nel 3° Reggimento Alpini, a cui apparteneva allo scoppiar della guerra. Combatte sul fronte occidentale e su quello orientale. L’8 settembre 1943 si trova in Savoia; pur avendo la possibilità di riparare, in Svizzera, non vuole abbandonare i propri alpini e condivide la loro sorte nei campi di Polonia e di Germania. Dopo 19 mesi di prigionia, riusce a evadere ed a ritornare in patria, profittando della situazione caotica del momento. Giunto a Torino nelle giornate dell’insurrezione e sente il dovere di riprendere a combattere contro i nazifascisti.
Il 26 aprile 1945, ferito in Piazza Baldiserra colpito da una scarica di mitra sparatagli a tradimento, mentre, deposte le armi, sta trattando la resa di un gruppo nemico. Muore il 27 aprile all’Astanteria Martini.

Porretta Terme (BO)
Pancaldi Paolino nasce il 25/8/1920 a Monteveglio. Presta servizio militare in artiglieria in Grecia e in Francia. Combatte nella 63ª brg Bolero Garibaldi con funzione di caponucleo e opera sull’Appennino tosco-emiliano. Il 20/4/45, in uno scontro con le retroguardie tedesche, resta ferito a Calcara (Crespellano). Trasportato all’ospedale civile di Porretta Terme, muore il 26/4/1945.

Gusen
Stanghellini Athos nasce il 9/1/1925 a Castello d’Argile. Milita nel btg Tampellini della 2a brg Paolo Garibaldi e combatte a S. Giorgio di Piano. Il 6/12/44 viene arrestato con il padre e incarcerato a S. Giovanni in Monte (Bologna), sino al 22/12. Sempre con il padre viene deportato prima nel campo di concentramento di Bolzano e poi, dal 6/1/45, in quello di Mauthausen (Austria) . Il 7/2 fu trasferito nel campo di Gusen e qui muore presumibilmente il 26/4/1945. Il padre, che si fa ricoverare in infermeria per stare accanto al figlio ammalato, ha così descritto i suoi ultimi giorni: «Restammo due o tre giorni assieme e poi, una notte, un guardiano lo venne a chiamare. Io ero preoccupato, sapendo il posto in cui mi trovavo e vedendo che il tempo passava e mio figlio non si vedeva tornare. Verso mattina vidi un’ombra avvicinarsi brancolando, mi feci avanti e vidi che era Athos: aveva il collo più grosso della testa, il viso tutto sformato. Io ne fui sconvolto (e questa impressione mi rimarrà per tutta la vita). Con gran fatica riuscì a spiegarmi che quando fu chiamato si sentì arrivare una forte bastonata dietro alla nuca, svenne, si svegliò al mattino, nudo, in mezzo a una distesa di cadaveri, si rialzò e carponi tornò di nascosto in baracca. Passò il giorno e quando arrivammo a sera di nuovo lo chiamarono e mai più lo rividi».

14 aprile


1945
Imola

Muore in combattimanto Cavina Anacleto nato il 2/11/1895 a Mordano. Antifascista, durante il regime, fu perseguitato, incarcerato e confinato. Nel 1925, viene licenziato dalle ferrovie dello stato e costretto ad emigrare in Francia.

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Pozzo Becca – Imola


12 aprile 1945
A poche ore dalla liberazione della città (il 14 aprile), la notte tra il 12 e il 13 aprile 1945 si svolge l’ultimo efferato eccidio da parte dei fascisti. Nel carcere della Rocca erano rimasti 16 prigionieri politici. Ma ciò che restava della banda di Gentilini e Ravaioli (una parte col suo capo era partita su automezzo il 5 aprile) li aveva già sottoposti a sevizie e a torture, riducendoli a uno stato compassionevole. Apprestandosi ora a fuggire dalla città, volle lasciare l’ultima traccia di sé.

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