Caro nostalgico


Questo blog è un blog personale, chi lo scrive è al di fuori di qualsiasi associazione, partito o altro. Il mio intento è di portare fuori dagli istituti storici, testi e testimonianze di chi ha fatto la RESISTENZA, subito la violenza fascista e ha avuto il coraggio di scegliere da che parte stare durante la guerra civile che scoppiò in Italia nel periodo 1943/1945.

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Napolitano, da Almirante senso Stato


Ancora oggi rappresenta un esempio

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23 giugno 1944 a Massalombarda una manifestazione di donne fa liberare 40 rastrellati destinati al lavoro in Germania


Il 22 e il 23 giugno 1944 si combatte contro un tentativo di deportazione a Massalombarda. Nella prima giornata, dopo che reparti tedeschi hanno rastrellato un gruppo di quaranta uomini validi al lavoro per trasferirli in Germania, numerose donne manifestano in piazza, rivendicando che siano liberati. I fascisti locali sono costretti ad intervenire presso i tedeschi affinché i rastrellati siano rilasciati. Continua a leggere “23 giugno 1944 a Massalombarda una manifestazione di donne fa liberare 40 rastrellati destinati al lavoro in Germania”

3 marzo 1945 Bologna le donne scendono in piazza


Centinaia di donne – organizzate dai Gruppi di difesa della donna – invadono la sede municipale reclamando sale, grasso, zucchero e pane. Interviene lo stesso podestà Mario Agnoli che tenta di placare gli animi. Le donne escono da Palazzo d’Accursio dirigendosi in corteo verso la manifattura tabacchi. I fascisti arrestano tre donne senza, però, riuscire a fermare la protesta. I lavoratori della Manifattura abbandonano per solidarietà il lavoro.

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La nota di Sandro Ruotolo, aggredito oggi dai fascisti di Casapund a Civita Castellana


Mezz’ora fa un gruppo di fascisti di Casapound ha fatto irruzione nella sala Bruno Buozzi a Civita Castellana dove stavo tenendo un incontro pubblico: mi hanno aggredito verbalmente perché tre giorni fa mi sono rifiutato di stringere la mano al loro candidato presidente di Regione, in solidarietà a Nichi Vendola che dai candidati di Casapound viene insultato e offeso per la sua omosessualità.
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Cassazione, è legittimo definire “picchiatore fascista” chi ha militato nell’estrema destra


E’ legittimo definire ‘picchiatore fascista’ chi ha avuto una militanza nell’estrema destra e ha preso parte a manifestazioni di piazza “non solo per manifestare il proprio pensiero e le proprie idee” ma anche per “manifestare la propria forza fisica”. Lo ha sottolineato la Cassazione in una sentenza della Quinta sezione penale che ha annullato, “perché il fatto non costituisce reato”, una doppia condanna per diffamazione (400 euro di multa) nei confronti di P. G., per avere offeso la reputazione del giornalista S. M., definendolo ‘ex picchiatore fascista’.

Secondo la Suprema Corte, al di là della “connotazione negativa” che sta dietro l’espressione, “appare del tutto ingiustificata la richiesta di intervento punitivo dello Stato in danno di chi, indipendentemente dall’esito dello scontro, lo ha collocato, nel passato, all’interno di uno schieramento che questo tipo di dialettica della violenza, avente precise radici storiche, non ha mai rinnegato”.

L’espressione ‘picchiatore fascista’, come ricostruisce la sentenza 745, era stata estrapolata da una recensione al libro ‘Regime’ di Marco Travaglio e da una intervista che S.M., simpatizzante dell’organizzazione giovanile del Msi ‘Fronte della Gioventù, aveva rilasciato al ‘Venerdì di Repubblica, laddove aveva riferito di essere sceso in piazza negli anni Settanta e di ‘avere fatto a botte’ con persone di opposta parte politica.

S.M. precisava inoltre che “se proprio doveva fare a botte, le prendeva” e che del resto “non aveva il fisico del picchiatore, né aveva mai picchiato nessuno, né si era sentito ‘fascista’”.

L’espressione era stata censurata sia dal Tribunale di Roma (febbraio 2008) che dalla Corte d’appello della capitale (luglio 2011) sulla base del fatto che era stato superato “il requisito della continenza”.

Giudizio ribaltato ora dalla Cassazione che ha accolto il ricorso di P.G. volto a dimostrare che l’espressione era stata inserita “in un preciso periodo del passato nel quale il prefisso ‘ex’ ha avuto l’intenzione di collocarlo” perdendo così la carica di “disvalore sociale”. Piazza Cavour ha accolto la tesi difensiva e ha annullato “perchè il fatto non costituisce reato” la condanna per diffamazione.

In particolare, la Suprema Corte ha rilevato che “i dati storici” riferibili alla militanza di S.M. “conducono necessariamente alla rimozione dell’antigiuridicità della sintetica definizione compiuta” da P.G.. Del resto, annota la Cassazione, lo stesso S.M. “ha riconosciuto di essere andato in piazza da intendere come terreno di confronto tra contrapposte esternazioni, oltre che di idee, di forza fisica, in un comune contesto di primordiale e inattuale modo di intendere la politica”.

Inoltre, “la non smentita circostanza, narrata da S.M., secondo cui egli ha avuto il ruolo di soccombente, non incide – scrivono gli ‘ermellini’ – sulla efficacia della ammissione di avere svolto una specifica militanza poltica e sulla perfetta aderenza alla verità dell’attribuita qualifica di ‘picchiatore’, nel cui significato non è pacificamente compreso il ruolo di vincitore negli episodi di violenza reciproca”.

Infine, la Cassazione ricorda che “la continenza formale non equivale a obbligo di utilizzare un linguaggio grigio e anodino, ma consente il ricorso a parole sferzanti, nella misura in cui siano correlate al livello della polemica, ai fatti narrati e rievocati”.

Fonte: adnkronos.com

Giulio Cesare, gli studenti del liceo contro la presenza dei partigiani


Contestata l’iniziativa anti-fascista della Federazione degli studenti e dell’Anpi per protestare contro i blitz dell’estrema destra. E scoppia il caso
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