FOTOCRONACA COMPLETA DEL PROCESSO TARTAROTTI


condannalo a morte mediante fucilazione alla schiena dalla Corte d’Assise Straordinaria di Bologna
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La strage del 4 luglio 1944 a Castelnuovo dei Sabbioni


La mattina del 4 luglio 1944, il paese fu vittima di un sanguinoso eccidio nazista in cui molti civili innocenti furono barbaramente trucidati, ricordato come Strage di Cavriglia.

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Alfìo Sacchetti


Nasce il 9 giugno 1920 a S.Giovanni in Persiceto. Presta servizio militare in artiglieria a Padova dal 5 gennaio 1941 allʼ8 setembre 1943 con il grado di caporal maggiore. Rientrato a S. Giovanni in Persiceto, con postumi di pleurite, nella primavera 1944, entrò a far parte del gruppo SAP comandato da Adolfo Boldini che opera nella zona di Zenerigolo in azioni di sabotaggio. Combatte nel battaglione Marzocchi della 63ª brigata Bolero Garibaldi. Continua a leggere “Alfìo Sacchetti”

23 gennaio 1945 I fascisti giustiziano 11 partigiani al Poligono di tiro del Martinello Torino


Il 23 gennaio viene eseguita la condanna a morte per fucilazione di 11 partigiani precedentemente arrestati in diverse occasioni per delazioni o per rastrellamento. La sentenza era stata emessa il giorno precedente dal Tribunale Contro la Guerriglia, alcuni avevano chiesto la grazia che venne respinta. Continua a leggere “23 gennaio 1945 I fascisti giustiziano 11 partigiani al Poligono di tiro del Martinello Torino”

Primo Fenara


Nasce il 6 gennaio 1921 a Monzuno. Presta servizio militare in Croazia in fanteria dal gennaio 1943 all’8 settembre 1943.

Milita nel battaglione Monaldo della 63a brigata Bolero Garibaldi e combatte a Monte S. Pietro. Il 27 agosto 1944, insieme con il fratello Giuseppe vienne catturato durante un massiccio rastrellamento che i nazifasisti effettuano a Monte S. Pietro. Continua a leggere “Primo Fenara”

Gennaio 1945 in montagna


Estratto dal Diario di una formazione garibaldina: il Dist. «G. Bedeschi» (di Guerrino Franzini) Continua a leggere “Gennaio 1945 in montagna”

1 Gennaio 1945 esce L’Ardimento organo della 7.a Gap


L’ARDIMENTO

Organo della 7.a Brigata Garibaldi GAP (Gianni) Bologna

Anno I, n. 1, Gennaio 1945

ARDIMENTO E DISCIPLINA

Ardimento! Questo è il motto della nostra Brigata e a questo motto noi non siamo mai venuti meno.

Anche nei momenti più duri, quando la reazione dei briganti neri ci serrava da vicino mai la nostra bandiera si è abbassata, mai un fremito di debolezza ha percorso le nostre file.

Un anno di storia è un anno di gloria per la nostra formazione che, nata il 3 novembre 1943, si è temprata nella durissima lotta di strada passando di vittoria in vittoria sino al grande successo del 7 novembre 1944, che ha costituito la prova generale della nostra capacità combattiva.

Se oggi la bruciante sconfitta nazifascista ha scatenato contro di noi la più rabbiosa e violenta delle reazioni, noi serriamo i ranghi, pariamo i colpi del nemico e passiamo al contrattacco.

Il segreto del nostro successo sarà la più cosciente e la più ferrea delle discipline.

Se fino ad ora il coraggio che non fosse temerarietà e la prudenza che non fosse paura sono stati requisiti sufficienti per battere continuamente e sanguinosamente l’avversario, in avvenire è necessario aggiungervi la disciplina.

Disciplina che non deve avere nulla di militaresco, di casermistico, di prussiano, che non deve trasformarvi in automi senza volontà e senza iniziativa, ma deve invece essere una disciplina cosciente, che non diminuisce la volontà e che potenzia l’iniziativa, una disciplina spontaneamente accettata dai Volontari della Libertà, dai combattenti per la redenzione della Patria.

Ognuno di voi ha ben chiari gli obiettivi della lotta: la liberazione della Patria e la democrazia progressiva e sa che per raggiungerli è necessario combattere con le unghie e coi denti contro un nemico crudele e disperato che sferra colpi da ogni parte con ferocia belluina.

Molti sono i caduti, molti sono i martiri che, nella lotta durissima, sono passati dalle file della nostra Brigata nella falange purissima degli Eroi sacrificando la loro giovanissima vita quasi che una lunga striscia vermiglia segni il nostro sanguinoso cammino, ed è col nome dei nostri morti e dei nostri martiri nel cuore, nel nome della nostra Patria, per la sua libertà e pel suo riscatto che noi raccogliamo le forze per lanciarci con violenza sempre maggiore contro la belva nazifascista che ancora imperversa e per non lasciarle alcuna via di salvezza.

Ardimento e disciplina sono i due termini inscindibili che debbono essere sempre presenti al vostro spirito perché la nostra guerra possa giungere alla sua fine vittoriosa, perché il domani con la sua difficilissima opera di ricostruzione veda sempre all’avanguardia in ogni campo i gloriosi gappisti della 7.a Brigata Garibaldi.

Avanti dunque, compagni di fede e di lotta, agli ordini del Comando Unico, sotto la guida del Comitato di Liberazione Nazionale, avanti senza esitazioni e senza dubbi, pronti a tutte le battaglie ed a tutte le vittorie.

AMMIRAZIONE E INCITAMENTO ALLEATO PER I GAP BOLOGNESI 

Al Com.te Militare GAP di Bologna

28 dicembre 1944

Mi si è chiesto dal Governo Alleato di esprimere la sua ammirazione e ringraziamenti per il lavoro che le Formazioni GAP di Bologna svolgono a favore della Vittoria Alleata.

Esso sente ammirazione per le Vostre passate imprese, mentre Vi incoraggia a continuare la lotta fino a quando la Vostra Città sia liberata dai Tedeschi.

Continuate i vostri atti di sabotaggio, i Vostri attacchi contro i Tedeschi e la Vostra raccolta di preziose informazioni.

Nel caso che ricevessi ordini speciali o direttive per Voi, non mancherò di inoltrare colla massima possibile sollecitudine.

Saluti cordiali.

L’Ufficiale di collegamento Maggiore Inglese… (II documento originale, firmato: « E. H. Wilcockson, Maggiore inglese » è in realtà indirizzato alle «formazioni SAP», equiparando GAP e SAP. Contiene, inoltre, prima dei saluti, il seguente capoverso: « Ho un certo quantitativo di bombe incendiarie che credo vi saranno di utilità in città. Potreste provvedere per il ritiro? Sarà necessario che un uomo di fiducia venga qui a fare la necessaria pratica sull’uso ». NdR)

L’ILLUSIONE DEL NEMICO 

Sembra strano, ma è natura di certi individui, nei momenti più disperati, quando non v’è per loro più speranza, di crearsi le più strane e pazze illusioni. È ciò che capita, e non a caso, al nostro nemico. Esso è sull’orlo della fossa, diremo più esattamente: col capestro al collo, pure s’illude, vuole illudersi d’essere il vincitore e si sfiata a gridar vittoria! Esso afferma d’averci colpiti mortalmente; d’aver praticamente liquidata l’organizzazione Gappista. Se l’odio contro il nemico, contro il carnefice del nostro popolo e distruttore della nostra Patria non fosse così incommensurabilmente grande, ci verrebbe spontaneo di compiangerlo.

Ma poi, ripensandoci, ci convinciamo che è logico sia così. Il nemico vuole illudersi d’averci liquidati per attenuare lo spavento che lo attanaglia, gli fa soffrir l’insonnia e lo costringe a ricorrere alle sbornie per farsi coraggio. Il nemico vuole illudersi perché quando passa dietro i manifesti delle « fosse » — manifesti che dovevano sollevare la pietà del popolo ma che sono diventati l’ossessione dei traditori e delle spie — vuoi provare di vincere il brivido che lo ghiaccia, il bisogno prepotente d’inghiottire e l’odor di capestro che gli fa venir le vertigini. Egli ha bisogno d’illudersi che non finirà là dentro, à bisogno di credere che la nostra mano giustizierà non potrà colpirlo.

Il nemico s’illude sia sufficiente « liquidarci su gli articoli del sudicio “Resto del Carlino” ». S’illude anche d’attenuare così lo spirito combattivo del fronte patriottico e del popolo il cui odio, la cui forza e sete di giustizia lo terrorizzano.

E solo ad accrescer l’odio e la volontà di giustizia popolare è valso il tentativo di attribuire ai Patrioti i massacri indiscriminati e terroristici da essi compiuti. L’ondata d’esecrazione popolare, il grido di giustizia dei Patrioti per l’assassinio del Prof. Busacchi e d’altri stimati cittadini ha fatto rinnegare all’assassino i suoi delitti. Ma a ricordarglieli, a farglieli duramente scontare, giunge spesso la nostra mano giustizierà. E i nostri colpi si susseguiranno implacabili. Nessuna tregua concediamo e sarà concessa al nemico fino alla sua distruzione, finché la nostra Patria e il mondo intero non siano ripuliti da simile belva sanguinaria e distruttrice.

Pur con le sue perdite dolorose, la nostra 7.a Brigata Garibaldina GAP è uscita vittoriosa da questo cruento periodo di lotta. E il nemico ha pagato e pagherà ben duramente i pochi colpi che è riuscito ad infliggerci coll’ausilio di spie e di traditori infami, che hanno già pagato il fio del loro tradimento. E l’opera di sterminio dei traditori e delle spie  proseguirà implacabile. E in questa lotta avremo più che mai al nostro fianco tutto il popolo. Il popolo vuoi respirare in un’atmosfera purificata, patriottica. Ed esso individuerà, indicandoceli, traditori e spioni, e in istretta collaborazione li annienteremo.

La nostra 7.a Brigata Garibaldina GAP (Gianni) ha iniziato questo nuovo e conclusivo anno di lotta vibrando duri colpi al nemico, più serrata e ferrata nei suoi ranghi, più sicura che mai d’adempiere le sue funzioni di Combattente d’Avanguardia nella lotta per la liberazione e per il riscatto della Patria, per la distruzione del nazifascismo.

EROI GAPPISTI 

Paolo e Giacomo, i due nostri cari compagni di lotta, hanno affrontato insieme, da forti quali erano, l’estremo sacrificio. La loro fierezza di fronte al nemico è stata pari all’ardore col quale lo hanno implacabilmente combattuto. Assommando al loro coraggio fisico quello politico, essi hanno sopportato stoicamente le orrende torture d’un nemico bestiale. I nostri forti compagni hanno dimostrato al nemico di quale tempra siano i Gappisti, quale la loro solidarietà, il loro amor patrio.

Lo spirito di sacrificio, la tenacia, la forza morale, il coraggio fisico e politico caratterizzano il sorgere e lo sviluppo glorioso della nostra 7.a Brigata Garibaldina GAP che trova in questi nostri combattimenti dei continuatori eroici.

La loro citazione all’ordine del giorno ci ha commossi, riempiti d’orgoglio e confermati nell’irremovibile proposito d’essere degni dei nostri caduti, di continuarne e svilupparne la lotta, di far giustizia dei loro carnefici.

La lotta a morte contro i bestiali invasori, contro tutti i traditori e assassini fascisti, le loro spie, contro tutti i traditori non conoscerà tregua, continuerà implacabile fino al loro sterminio e alla liberazione della Patria.

Così onoreremo in modo degno tutti i nostri caduti, tutti gl’innumerevoli Eroi che caddero con nel cuore e nella mente un’Italia onorata, epurata dal fascismo, libera, democratica e progressista.

Così placheremo la sete di giustizia dei loro congiunti, nostra e di tutto il popolo. E così compiremo fino in fondo il nostro dovere verso noi stessi, verso il popolo e la Patria martoriata. Morte agli invasori tedeschi ed ai traditori fascisti!

TEMPRA GAPPISTA 

3 novembre 1943. Questo è il nostro battesimo del fuoco.

Da quel giorno i nostri primi gruppi di Gappisti cominciarono quell’azione armata contro l’invasore tedesco e il traditore fascista che oggi continua implacabile, e non finirà se non quando la nostra Patria sarà libera e il nazi-fascismo distrutto.

L’entusiasmo, la fede, Pamor Patrio e l’audacia erano il nostro grande patrimonio che suppliva l’insufficienza di tutto il resto. Pochi vestiti, pochissimi viveri: un po’ di miele e di condit (Gergo del tempo per indicare salse per condimento. NdR), pane e pasta scarsi, alcune biciclette con copertoni frusti, e, quel che è peggio: pochissime armi. Dovevamo usare le rivoltelle a turno quando si compievano le azioni; quasi nullo l’esplosivo, tentavamo di confezionare le prime bombe; le basi mancavano. Ma a tutto suppliva la consapevolezza che solo coi più tremendi sacrifici ed una tenacia infrangibile avremmo potuto far sorgere e sviluppare quella grande formazione armata che doveva diventare, ed è diventata, l’anima della lotta insurrezionale del popolo bolognese per liberare Bologna e provincia dalle belve nazi-fasciste, delle quali conoscevamo fin d’allora la sete di sangue e di distruzione. E i sacrifici, le lotte e le difficoltà hanno terrprato i nostri nervi, il nostro carattere; hanno fatto di noi dei duri combattenti che non piegano, che mai ammainano la bandiera della Patria sollevata dal fango in cui l’aveva gettata il fascismo, anche quando la situazione sembra disperata, ma anzi vieppiù la innalzano e dimostrano come si debba saper morire per il riscatto, la libertà e la ricostruzione del proprio paese.

Nella lotta d’ogni giorno abbiamo espresso la volontà del popolo, il suo anelito di libertà, l’inflessibile determinazione di liberare il proprio paese fidando soprattutto nelle proprie forze. Ma come dal popolo, dalla sua solidarietà e dal suo aiuto abbiamo dato esempi d’eroismo che lo hanno entusiasmato e spronato alla lotta, abbiam dato eroi che costituiscono il suo orgoglio ed una gloria della lotta di liberazione nazionale. Da « Gianni » che in via Oberdan attacca un gruppo d’ufficiali della milizia e, visto che il fuoco di essi e di altri traditori sopraggiunti mette in pericolo anche i due compagni che lo fiancheggiano, ordina a questi di sottrarsi, ne protegge lo sganciamento, e da solo sostiene fino all’ultima cartuccia, e poi con pezzi di mattoni estratti dalle macerie fra le quali s’era istallato l’impari combattimento che, ferito, ancor scaglia pietre contro i traditori, e colpito a morte grida: « assassini, traditori del popolo italiano, uccidetemi pure ma i miei compagni mi vendicheranno » a « Romagna » che collocata una bomba in una sala ove sono dei fascisti ne attende fuori lo scoppio e ritorna per ricuperare l’ordigno inesploso, per studiarne il difetto; che muore poi da eroe in un combattimento ingaggiato per salvare dei compagni; ai gloriosi caduti nell’epica battaglia del 7 novembre 1944 che costò la vita ad oltre 200 briganti neri e S.S. tedesche; ai 18 Gappisti che il 13 novembre, alla Bolognina, ai 900 nemici che li assediavano con 12 « tigre » cannoni e mitraglie, infliggono 10 morti e vari feriti e, pur subendo la perdita di 5 uomini e un prigioniero, riescono a sgangiarsi compresi 5 feriti; ai nostri « Giacomo » e « Paolo » e a cent’altri episodi che lo spazio non ci consente d’enumerare, è tutta una tradizione d’ardimento, di coraggio fisico e politico, di amor patrio e d’implacabilità nel colpire il nemico, che à formato la nostra tempra Gappista.

E il nemico che ci teme, approfittando della sosta invernale concentra contro di noi tutte le sue forze. Ma i suoi colpi feroci s’infrangono contro la « Tempra Gappista ».

Noi siamo preparati a ben altro. E il nostro nemico se ne è accorto e vieppiù se ne accorgerà. Gli assassini Pagliani, Fabiani, Serrantini (Nell’originale appare, evidentemente per errore: Sorrentino. NdR), Tartarotti, Cosimini, Ambrosi, Torri e compagnia a delinquere che vigliaccamente hanno rinnegato l’assassinio di stimati cittadini e del Prof. Busacchi per il quale avremmo dato la vita per salvarlo, tremino nei loro rifugi ben muniti. Il terrore dell’odio e della giustizia popolare li fa vivere come talpe, ma noi li scoveremo, purificheremo l’atmosfera dalla loro peste, cancelleremo dal nostro suolo la vergogna che essi rappresentano.

Il Gappista 

I GAP CONTRO LA FAME E IL FREDDO

Ovunque il popolo italiano si batte arditamente e unito per trasformare l’inverno di fame, di freddo e di morte al quale il barbaro nemico lo ha condannato, in un inverno infernale per i nazi-fascisti.

Ovunque si lotta con accanimento. Dal Piemonte alla Lombardia, dalla Liguria, all’Emilia, nelle officine, nei luoghi di lavoro e anche sulle piazze le masse lavoratóri e il popolo scioperano a catena, manifestano e strappano con la loro

azione compatta e decisa il pane, la pasta, i grassi, gli indumenti, il carbone, la legna ed anticipi in denaro, che sono indispensabili al nemico per proseguire la sua guerra distruttiva, e che così, alimentano invece il popolo italiano e ne salvano le vite e ne assicurano la continuità della lotta per l’abbattimento del nazifascismo, per la conquista della libertà e della democrazia progressiva. Anche a Bologna e provincia quella lotta deve essere sviluppata. Con azione sempre più intensa e coordinata le masse popolari debbono intraprendere azioni di massa per protestare contro le criminali autorità repubblichine che accaparrano tutto per sé, pei briganti neri ed i banditi tedeschi rubando al popolo. E, soprattutto, il popolo deve andare a rifornirsi agli ammassi e ai magazzini tedesco-fascisti, che traboccano di ogni bene.

In quest’azione il popolo non sarà solo! La sua lotta contro la fame e il freddo trova la nostra piena solidarietà; e quando scenderà sulle piazze o assalterà i magazzini nemici noi saremo alla sua testa, li difenderemo dalle rappresaglie nazi-fasciste e lo aiuteremo a reimpadronirsi di ciò che gli è stato rubato.

Non v’è bisogno e dolore del popolo che non trovi eco profondo nel nostro cuore, non v’è lotta di popolo che non ci trovi alla sua testa.

Avanti dunque o bolognesi. Come in tutta l’Italia difendiamo la nostra vita, quella dei nostri bimbi, delle nostre donne e dei nostri vecchi!

Con la nostra unità e decisione nella lotta noi vinceremo questa dura battaglia invernale e assesteremo ai criminali nazi-fascisti nuovi e duri colpi che, affrettando la loro fine ignominiosa, avvicineremo il giorno della nostra liberazione e della costituzione d’una Italia libera, democratica e progressiva.

Le spie, i traditori e i nemici del popolo italiano saranno annientati. Noi li perseguiteremo implacabilmente e il popolo bolognese è al nostro fianco per individuarli ed aiutarci a sterminarli!