Brigate nere


Il 21.6.1944 Mussolini firmò il decreto n.446 (uscito sulla “Gazzetta ufficiale” n.180 del 3.8.44) che ordinava la militarizzazione del Partito Fascista Repubblicano. Nasceva così il Corpo ausiliario delle squadre d’azione di camicie nere, che sarà chiamato le Brigate nere.

Decreto Legislativo del Duce
30 giugno 1944 – XXII n.446

Il Duce della Repubblica Sociale Italiana, visto il Decreto Legislativo n.38 del 23 gennaio 1944 relativo al riconoscimento giuridico del PFR, sentito il Consiglio dei Ministri, d’intesa col Segretario del Partito Fascista Repubblicano, Ministro Segretario di Stato, coi Ministri delle Forze Armate, dell’Interno, delle Finanze e col Comandante Generale della GNR

Decreta

Art. 1 La struttura politico militare del Partito si trasforma in organismo di tipo militare e costituisce il Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere.

Art. 2 Il Comando del Corpo è costituito dalla trasformazione dell’attuale Direzione del Partito in Ufficio di Stato Maggiore del Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere. Il Ministro Segretario del Partito assume la carica di Comandante del Corpo.

Art. 3 Le Federazioni assumono il nome di “Brigate Nere” del Corpo Ausiliario ed i Commissari Federali la carica di Comandante di Brigata.

Art. 4 Il Corpo sarà sottoposto alla Disciplina Militare e al Codice Penale Militare del tempo di guerra.

Art. 5 Gli iscritti al PFR, di età compresa fra i 18 e i 60 anni e non appartenenti alle altre Forze Armate della Repubblica, entreranno in seguito a domanda volontaria a far parte del Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere che a secondo della loro idoneità fisica provvederà al loro impiego.

Art. 6 Gli appartenenti alle formazioni ausiliarie provenienti dalle Squadre d’Azione e passati alle FF.AA.RR., alla GNR e alla Polizia Repubblicana, iscritti regolarmente al PFR, possono a domanda essere trasferiti nel Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere.

Art. 7 Compito del Corpo è quello del combattimento per la difesa dell’ordine della Repubblica Sociale Italiana, per la lotta contro i banditi e i fuori legge e per la liquidazione di eventuali nuclei di paracadutisti nemici. Il corpo non sarà impiegato per compiti di requisizione, arresti od altri compiti di Polizia. L’impiego delle Brigate Nere nell’ambito provinciale viene ordinato dai Capi delle Provincie. Iniziative ed atti arbitrari compiuti da parte dei singoli e che comunque possano screditare il Partito saranno puniti secondo il Codice Militare del tempo di Guerra.

Art. 8 Ciascuna Brigata Nera porterà il nome di un Caduto per la Causa del Fascismo Repubblicano.

Art. 9 Il servizio prestato nel Corpo è considerato a tutti gli effetti come servizio militare. Al personale del Corpo Ausiliario saranno estesi in diritto tutti i benefici in vigore per il trattamento di quiescenza e le provvidenze per i feriti, i mutilati e i deceduti in combattimento o comunque in servizio.

Art. 10 Il Ministro delle Finanze è autorizzato ad apportare le variazioni di Bilancio necessarie per l’attuazione del presente Decreto.

Art. 11 Il Comandante del Corpo d’intesa con il Ministro delle Finanze e con gli altri Ministri interessati, con successivi decreti emanerà le norme di attuazione del presente decreto fissando gli organici, i trattamenti e le disposizioni regolamentari ed esecutive per il funzionamento del Corpo.

Art. 12 Il Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere si avvarrà per i servizi sussidiari del Servizio Ausiliario Femminile secondo le norme del Decreto 18 aprile 1944 XXII e del Regolamento esecutivo.

Art. 13 Il presente Decreto che entrerà in vigore dal 1° luglio 1944 XXII sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale D’Italia e, munito del sigillo dello Stato inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei Decreti.

Dal Quartier generale 30 giugno 1944 – XXII

Pertanto tutti gli iscritti dai 18 ai 60 anni furono armati e organizzati in brigate a carattere provinciale. Fu una formazione ausiliaria – priva di poteri di polizia giudiziaria, come la Guardia Nazionale Repubblicana – voluta espressamente da Mussolini per la repressione antipartigiana.
Il comandante Alessandro Pavolini – quale segretario nazionale del PFR – nella circolare inviata il 25.6.1944 ai segretari federali precisò: «Nelle azioni antiribelli, le squadre non fanno prigionieri». Le brigate nere dipendevano non dal governo della Repubblica Sociale Italiana, ma da Karl Wolff, comandante delle SS in Italia. La Squadra d’azione era l’unità di base. Tre squadre formavano una compagnia, 3 compagnie un btg e tre btgg una brg. Almeno teoricamente ogni provincia ebbe una brg.

A Bologna operò la 23a brigata nera, intestata a Eugenio Facchini, il federale giustiziato dai partigiani il 26.1.1944. Primo comandante fu Pietro Torri, sostituito da Giovanni Cerchiari nel gennaio 1945. Non si conoscono dati precisi sulla sua consistenza. Nel settembre 1944 sarebbero state mille le domande dei fascisti, 411 dei quali ricevettero le armi.
Numerose le formazioni minori delle brigate nere che operarono a Bologna, al servizio di questo o quel gerarca fascista. Una delle principali fu la III brigata nera mobile “Attilio Pappalardo” comandata da Franz Pagliani.

Franz Pagliani fu protagonista di un evento unico nella storia della seconda guerra mondiale: la brigata infatti fu cacciata da Bologna dal comandante della 14 Armata tedesca Frido von Senger und Etterlin perché accusata di essere troppo violenta e composta da delinquenti!
Lo stesso comandante convocò il 21 dicembre i vertici del fascismo bolognese, rinfacciando alle brigate nere di operare al di fuori di qualsiasi legalità.

Il generale Frido von Senger und Etterlin nel libro Combattere senza paura e senza speranza, ha scritto: «Nostro comune avversario erano le brigate nere» [..]. «Autentico flagello della popolazione, queste erano altrettanto odiate dai cittadini, come dalle autorità e da me» […] «erano capaci di assassinare chiunque, di compiere qualsiasi nefandezza quando si trattava di eliminare un avversario politico».

In La guerra in Europa (Longanesi & C, Milano, 2002.) scrive: « Autentico flagello della popolazione, […] le brigate nere erano composte dai seguaci più fanatici del partito. […] gli uomini di queste formazioni erano capaci di assassinare chiunque, di compiere qualsiasi nefandezza quando si trattava di eliminare un avversario politico. […] L’anima “nera” delle brigate nere di Bologna era [Franz Pagliani] un professore della Facoltà di medicina dell’Università. […] Ogni tentativo di indurlo a un franco scambio di idee si rivelò inutile. L’uomo si trincerava dietro il federale, capo delle brigate nere, a sua volta un tipo intrattabile. […] Nonostante tutti i dubbi decisi infine di agire contro il professore. Questi e il federale vennero espulsi da Bologna. A entrambi spiegai nel corso di un colloquio che il territorio di Bologna era zona di operazioni e che perciò era indispensabile creare un fronte unico tra gli italiani per puntellare l’autorità degli organi governativi. Poiché loro due si opponevano alla creazione di questo fronte unico, io ero costretto ad allontanarli.

Anche il superiore dei Domenicani padre Acerbi, in contatto con i dirigenti della Resistenza, sollecita in un colloquio con Mussolini a Gargnano l’intervento diretto del Duce per far cessare il terrore a Bologna. Il 28 gennaio successivo vengono allontanati Franz Pagliani, organizzatore della brigata Pappalardo, considerato “l’anima nera” della città, il federale Torri e il questore. Il capitano Tartarotti, capo della Compagnia autonoma speciale, aveva già lasciato Bologna da alcune settimane.

Il luogo deputato agli interrogatori dei partigiani o presunti tali a Bologna fu la sede di Ingegneria, le celle di Ingegneria si riempirono nel novembre 1944, dopo gli sbandamenti seguiti
alle battaglie di Porta Lame e della Bolognina, poi durante l’inverno, durissimo per la
Resistenza e la popolazione, in seguito a delazioni o a cedimenti sotto tortura di patrioti
arrestati. Finirono nelle celle di Ingegneria partigiani, o sospetti tali, che dopo giorni di
interrogatori quasi sempre violenti furono poi inviati a S. Giovanni in Monte sotto l’autorità
SS. Da qui molti detenuti uscirono per essere fucilati a Paderno o a S. Ruffillo, o per
essere deportati in Germania. Altri dalla Facoltà furono inviati in caserme del nord Italia
dove, per “rieducarli”, furono inquadrati in reparti raccogliticci da cui molti disertarono.
Scarsa era però la fiducia che i repubblichini nutrivano per questi reparti: li facevano sfilare
in armi, ma non consegnarono le munizioni. Furono portati dentro a Ingegneria anche
semplici rastrellati, o persone prelevate dalla strada per non avere indossata la camicia
nera o avere fatto un gesto di disprezzo al passaggio di qualche milite.

Nell’autunno 1944 la CAS lasciò Bologna e si recò a Trieste. La caserma principale delle brigate nere era in via Magarotti (oggi via dei Bersaglieri). Le brigate nere di Bologna si resero responsabili di tali e tanti delitti che il prefetto Dino Fantozzi, il 23.12.1944, scrisse al ministro dell’Interno: «Chiedo che mi si sostituisca come capo di questa provincia se non interviene l’allontanamento del professore Franz Pagliani e di Pietro Torri».

Il 20.4.1945, quando i tedeschi abbandonarono Bologna nella notte, le brigate nere – come la GNR – si accodarono ai reparti in ritirata e si dissolsero, senza tentare di contrastare l’avanzata delle truppe alleate e la prevedibile insurrezione dei partigiani la mattina del 21.4.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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