Augusta Ludäscher e Ida Roser


Nell’aprile del 1944 grazie a due donne Augusta Ludäscher e Ida Roser una strage annunciata fu evitata nel paese di Gombio.

La storia
Il 3 aprile 1944 inizia il rastrellamento di Gombio condotto da militari tedeschi della divisione Hermann Göring accompagnati da due compagnie della Guardia nazionale repubblicana di Reggio. I tedeschi erano gli stessi che avevano effettuato, due settimane prima, il rastrellamento e la strage di Cervarolo. Proseguendo il rastrellamento della montagna alla ricerca delle formazioni partigiane, erano giunti a Gombio, oggi frazione di Castelnovo ne’ Monti, allora di Ciano d’Enza. Tedeschi e fascisti, provenendo da Felina, Castellaro di Vetto, Leguigno e Trinità, chiusero il paese in una morsa di ferro, arrestando tutti gli uomini e concentrandoli in due aie.Una ripetuta azione di spionaggio aveva segnalato in zona la presenza di almeno un centinaio di partigiani e di alcuni ex prigionieri alleati fuggiti dopo l’8 settembre 1943 dai campi di concentramento di Fossoli e Montechiarugolo. Nella borgata gombiese di Casa Ferrari sul finire di marzo 1944 si era costituito, al suo comando, il distaccamento partigiano “Don Pasquino” e in zona si erano rifugiati due piloti, uno americano e uno inglese. L’episodio di una rapina effettuata da sedicenti partigiani ai danni della giovane maestra del luogo, la cui famiglia risiedeva presso la Casa del Mutilato di Reggio, aveva fatto credere alle autorità nazifasciste che Gombio fosse davvero un covo di ribelli.La mattina del rastrellamente i nazifascisti avevano ucciso un ragazzo che, di mezzo a un bosco, li osservava incuriosito. In località Casa Ferrari i tedeschi catturarono cinque uomini: i fratelli Ettore e Ulievo Ferrari, Mario Ferrari, Nello Maroni e Giovanni Albertini.
Caricatili ciascuno di circa un quintale di cibarie, rubate alle loro case (poi incendiate), li sospinsero con le baionette fin sulla vetta del soprastante monte della Battuta. Qui, alle tre del pomeriggio, finsero di lasciarli andare, poi spararono alcune mitragliate alle loro spalle. Nello Maroni cadde all’istante; Mario Ferrari, poiché si lamentava, fu ucciso con un “colpo di grazia”; Ettore Ferrari, poco più in basso, rimase sul terreno gravemente ferito agonizzando per oltre quattro ore; Ulievo Ferrari e Giovanni Albertini, feriti più leggermente, riuscirono a mettersi in salvo.
Ettore venne recuperato alla sera da quattro uomini della parrocchia di Villaberza, il cui parroco – don Battista Zini – tentò inutilmente di curarlo nella propria canonica. Per questo fu arrestato dai tedeschi e sottoposto per tre giorni a durissimi interrogatori. Prese su di sé tutte le responsabilità affinché i suoi parrocchiani non corressero rischi e si difese affermando che era suo dovere di parroco soccorrere i feriti e assisterli in punto di morte.
Dall’altra parte, in centro a Gombio, una cinquantina di uomini, arrestati e messi al muro in due aie, con il parroco e altri due sacerdoti, proprio come a Cervarolo, stavano per essere trucidati quando intervennero due anziane signore tedesche, sposate a due gombiesi, Augusta Ludäscher appostrofò un ufficiale tedesco che era entrato in casa sua con la frase “Haben dich deine Eltern soerzoghen?”. “È così che ti hanno insegnato l’educazione?” e Ida Roser. Esse affrontarono senza tentennamenti i loro connazionali della Divisione Göring convincendoli che a Gombio non c’erano partigiani e che, perciò, stavano per commettere una tragica ingiustizia. Le loro affermazioni trovarono diretta conferma dall’interrogatorio subito da don Guido Riva, in quei giorni a Gombio per aiutare il parroco infermo e, insieme a lui, arrestato e condotto su un’aia.

      Ida Rose

  Augusta Ludäscher

 

 

 

 

 

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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