13 dicembre 1944 Rastrellamento alla Casa buia (BO)


Testimonianza di SALVATORE MASI
Partigiano nella Brigata Irma Bandiera

La notte del 13 dicembre, anche Corticella fu messa sottosopra in conseguenza del cedimento di ex partigiani che non avevano resistito alle torture dei nemici.
Verso le 5 di mattina del 13 dicembre 1944 la brigata nera piombò alle fornaci della Casa Buia, provenendo da Sant’Anna. Avevano circondato l’abitato e io fui arrestato assieme a tutti i civili che erano nelle fornaci. Fra gli arrestati c’era anche la Pemma e un romagnolo fuggito dalle SS italiane e che dal mese di luglio combatteva coi partigiani della zona. Arrestarono anche altre persone che dormivano con noi nel forno della fornace.

Ci portarono nella casa denominata Casa buia da cui prende il nome tutto il caseggiato. Lì vi era anche Tarozzi. Appena entrati, la spia Amadori, che era in mezzo ai fascisti indicò la Pemma come partigiana. L’afferrarono torcendole le mani e le tagliuzzarono i capelli, poi gridarono “parla, parla, se no ti tagliamo i capelli”.

Lei faceva l’indifferente, tanto i capelli crescono da soli. Visto che non parlava la denudarono poi cominciarono a scudisciarla coprendole il corpo di lividi.
Quando non ne potè più la Pemma gridò: “Sì parlo, datemi da bere”. Dopo bevuto, disse che non sapeva niente, perché lei non era del luogo e conosceva solo le persone di vista.

Allora i “neri” del capitano Pifferi ripresero a torturala. Uno la teneva ferma per il seno mentre gli altri la scudisciavano e per due o tre volte si ripeteva la scena mentre io assistevo impotente alle violenze che stava subendo la ragazza che io amavo.

Fuori cominciarono a sparare: i fratelli Pinardi caddero assassinati insieme a Tarozzi. Pifferi gridò alla Pemma: “Parla, se non vuoi essere ammazzata anche te”. La Pemma rispose: “Ma io non ho voglia di morire, oh bella!” Anche i “neri” gridarono in coro: “oh bella”. Mentre uno teneva la Pemma per il seno il capitano Pifferi faceva sobbalzare davanti a me una pallottona da mitra.

Mentre i militi della brigata nera si divertivano a toccare il corpo della Pemma tutte le finestre della casa furono aperte. Le brigate nere e tutti quelli che erano all’esterno potevano vedere la scena.
Nella notte fui portato con gli altri all’Ingegneria e qui cominciarono giorni di tortura e poi fui inviato ai cosiddetti “campi di rieducazione” nella zona di Brescia da dove scappai e alla vigilia della liberazione ero a Bologna.

Le Vittime

Tarozzi Alfredo (Nome di battaglia Fieschi). Nato il 29/5/1922 a Bologna. Militò nel btg Pinardi della la brg Irma Bandiera Garibaldi con funzione di vice comandante di compagnia e operò a Bologna.

Pinardi Bruno (Nome di battaglia Camoscio). Nato il 21/3/1921 a Granarolo Emilia. Prestò servizio militare nei carristi a Parma e a Civitavecchia (Roma), dall’ll/2/42 all’8/9/43 con il grado di sergente. Militò nella 1ª brg Irma Bandiera Garibaldi con funzione di commissario politico di
plotone e operò a Corticella (Bologna).

Pinardi Vanes (Nome di battaglia Topo). Nato il 7/8/1923 a Granarolo Emilia. Prestò servizio militare nei granatieri dal 14/1 all’8/9/43. Richiamato alle armi dalla RSI, si arruolò per disertare poco dopo ed entrare a far parte della 1ª brg Irma Bandiera Garibaldi con funzione di ispettore organizzativo di btg. Operò a Corticella (Bologna).

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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