6 dicembre 1921 i fascisti assaltano la sede delle Leghe a Castel San Pietro


Un centinaio di fascisti – provenienti da Bologna – assaltano e devastano la sede delle Leghe e il municipio, da dove asportano bandiere e quadri. Due lavoratori sono bastonati a sangue. anche le sedi della Camera del lavoro e della Cooperativa birocciai saranno distrutte dalla violenza fascista.

L’evento nei ricordi di Andrea Marabini 

Quando il pericolo dell’azione fascista si avvicinava alla città, vi era l’ordine di suonare il campanone del Municipio, a stormo, ed era questo l’allarme di imminente pericolo. Ad ogni squadra era stato fissato il luogo di concentramento dei suoi componenti, in caso di attacco ad Imola. Per le squadre provenienti dalla montagna (Sassoleone, Giugnola, Castel del Rio, Casal Fiumanese, ecc), il punto di concentramento era fissato in una strada traversale, dietro le mura del Convento dei Cappuccini, abbastanza nascosta. Le squadre provenienti da Mordano, Bubano, San Prospero, Zello e Selva avevano il loro punto di ritrovo alla fornace Scheda, nella strada del Lume; quelle provenienti da Sasso Morelli e Sesto Imolese, Ponte Santo (allora Ponte Rosso), ecc, si concentravano presso la fornace Galloni. Una parte del concentramento era stato fissato anche nel Molino di porta Bologna e nei pressi della Croce Coperta, in direzione della Villa delia. Era questo il punto di concentramento delle squadre anarchiche, stabilito d’accordo.

Tale disposizione organizzativa fu osservata con precisione nel primo tentativo, escogitato dai fascisti bolognesi, di invadere Imola, onde prestare man forte ai pochi e demoralizzati fascisti locali. La disposizione organizzativa di difesa contro il fascismo fu  disciplinatamente osservata nel primo tentativo di incursione dei fascisti contro Imola, tentativo che fu compiuto, dopo quello di Castel S. Pietro del 6 dicembre 1921, dove i fascisti, capeggiati da un certo Alvisi, del luogo, commisero inauditi atti di barbarie.

Arrivarono a Castel S. Pietro da Bologna, alle ore 16, su tre camions e tre automobili. Erano un centinaio, tutti armati. Invasero e devastarono la sede della Camera del Lavoro, della Cooperativa birocciai, della lega coloni ecc. Rubarono quanto denaro trovarono. Aggredirono e bastonarono a sangue diversi contadini e gli operai della fabbrica Mazzanti e Grandi. Invasero anche il Municipio. Spalancarono i portoni che erano stati chiusi dagli impiegati. Furono distrutte macchine da scrivere e registri. Cercarono il sindaco, che, per fortuna, ebbe salva la vita, perché assente. Al piano superiore del municipio erano le scuole: vi entrarono. Neppure le urla dei bambini spaventati, alla vista di quei brutti ceffi in camicia nera, armati e urlanti, li fermarono. Erano ubriachi di vino e di odio.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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